Vigilia di Natale

NEI QUADERNI DEL PRIMO NOVECENTO I TEMI SCOLASTICI SUL NATALE in una vecchia cantina, in mezzo all’arcana polvere dei secoli, ho ritrovato una pila di antichi quaderni. Il loro contenuto è estremamente allettante: cronache e componimenti scritti quasi un secolo addietro, opera di buone giovinette d’allora.
Sono testimonianze che oggi, all’alba del nuovo millennio, si leggono d’un fiato.
Vedrete che i pedagoghi d’inizio secolo avevano una sfrenata fantasia nell’inventare titoli da dettare ai loro scolari.

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Era la vigilia di Natale e Rosa andò a letto contenta pensando ai doni che Gesù
le avrebbe portato. Alla mattina si svegliò e che sorpresa l’aspettava nel vedere l’occorrente per scrivere dei libri, una bambola e dei dolci, Che gioia ebbe, non solo per i dolci e la bambola che le aveva portato Gesù Bambino. ma più di tutto per i libri e l’occorrente per scrivere, Rosa però non si dimenticò della povera Maria che abitava in una soffitta e che in quel giorno di festa era forse in giro per la città a vendere qualche cavolo per poter avere in quel giorno almeno qualcosa colla solita fetta di polenta per lei, i suoi fratellini e per la sua cara mamma. 

 

Rosa che conosceva il misero stato in cui si trovava Maria, chiese alla mamma se le dava il permesso di portare qualche cosa alla sua povera compagna di scuola. La mamma acconsentl volentieri al gentile pensiero della sua bambina e le permise di portare anche qualche cosa di più. 

Allora Rosa prese un poco dei suoi dolci e la mamma aggiunse un vestito smesso dal fratellino della bimba che raggiante di gioia entrò nella stamberga della povera amica. Trovò che essa cullava il proprio fratellino minore mentre la mamma sua faceva una scarsa minestra.
Furono tutti molto meravigliati nel vedere entrare Rosa e questa porgendo il pacchetto disse: “Tienièper te. La colmarono tutti di benedizioni. Maria le diede un bacio e Rosa ritornò a passare il resto della giornata di Natale più felice di prima per averlo ha reso meno triste anche a dei poveri infelici”.

Felicità è far felici gli infelici?…….

Natale si fa più vicino

NEI QUADERNI DEL PRIMO NOVECENTO I TEMI SCOLASTICI SUL NATALE in una vecchia cantina, in mezzo all’arcana polvere dei secoli, ho ritrovato una pila di antichi quaderni. Il loro contenuto è estremamente allettante: cronache e componimenti scritti quasi un secolo addietro, opera di buone giovinette d’allora.
Sono testimonianze che oggi, all’alba del nuovo millennio, si leggono d’un fiato.
Vedrete che i pedagoghi d’inizio secolo avevano una sfrenata fantasia nell’inventare titoli da dettare ai loro scolari.

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Natale si fa sempre più vicino. Ed ecco le giovani scolare del 1911 alle prese con il “pentimento” e la “religione”: devono “formare dei periodi su ciascuna parola”.

“Il pentimento è una cosa bella e degna dell’uomo. Pentendosi del male fatto ad altri e della nostra cattiva condotta, si riesce a poco a poco a diventar migliori ed a riacquistar la stima perduta. Ma quanti, invece di pentirsi dei loro falli, par quasi che se ne glorino; quelle persone diverranno malvagie e non sono quindi degne di frequentare … compagnia dei buoni.

II pentimento non avvilisce ma nobilita e ci fa rialzare dopo la caduta.

E’ utile la Chiesa.
Religione. “La religione è molto utile.Vi è molta gente pagana, immersa nella superstizione e adorano molti dei come facevano gli antichi e sono immersi nella barbarie. E’ con la religione che noi riusciremo a poco a poco ad incivilirli e a procurare loro il bene di una fede e di una speranza cristiana”.
Vien quasi il sospetto che a quei tempi l’Avvento apparisse alle menti dei fedeli come una Quaresima in tono minore: riflessione, pentimento, carità tenevano saldamente in pugno le coscienze.

Altro che Natale simbolo del consumismo sfrenato! A scuola i bimbi disegnavano la capanna col bue e l’asinello, non scarabocchiavano certamente abeti onusti di giocattoli e panettoni, né fumettavano le loro esclamazioni di gioia per i doni ricevuti. Nel 1911 i maestri non chiedevano ai loro pupilli “come, avevano trascorso le vacanze di Natale” semmai, con estrema coerenza, desideravano le due paginette di quaderno sul “Natale del ricco e quello del povero”.

Come è bello il Natale del ricco e come è mai misero quello del povero!
Il ricco ha i mezzi per poter stare al caldo e dormire in letti soffici. Fanno delle grandi feste e pranzi, ma la maggior parte di essi non pensano nemmeno ai poverelli che passano la notte in mezzo alla strada ed è costretto a dormire sulle neve; forse dalla mattina digiuni.

La Prima Neve

NEI QUADERNI DEL PRIMO NOVECENTO I TEMI SCOLASTICI SUL NATALE in una vecchia cantina, in mezzo all’arcana polvere dei secoli, ho ritrovato una pila di antichi quaderni. Il loro contenuto è estremamente allettante: cronache e componimenti scritti quasi un secolo addietro, opera di buone giovinette d’allora.
Sono testimonianze che oggi, all’alba del nuovo millennio, si leggono d’un fiato.
Vedrete che i pedagoghi d’inizio secolo avevano una sfrenata fantasia nell’inventare titoli da dettare ai loro scolari.

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TITOLO: ‘Che gioia la neve! Esclamò Mariuccia. Oh peccato nevica! esclamava quasi contemporaneamente la sorella Teresina. Che soggiunse la mamma, che aveva udito il loro discorso.

Mariuccia e Teresina appena alzate si vestirono ed andarono neI salotto dove trovarono la mamma che leggeva.
Bevvero la solita tazza di latte, e si misero guardare le vignette di un libro.

Ad un tratto Mariuccia alzò gli occhi e si mise a battere le mani dicendo: che gioia la neve! Teresa che aveva smesso anch’essa di guardare le figure esclamò quasi contemporaneamente: peccato nevica! Mentre si affacciava alla finestra.

Mariuccia continuava: Che bellezza! guarda tutta la campagna sembra ricoperta di un tappeto bianco! guarda quegli uomini che passano avvolti in ampi e pesanti mantelli, sotto a un grande ombrello! Che bellezza! 

Teresina più gentile disse: Pensa ai poveri passeri che non hanno niente da mangiare, ai poveri spazzacamini scalzi e mal vestiti che son costretti a girare per la città sopra la neve, pensa alla gente che abita in montagna lontana  dal paese! Oh quanto mi fanno compassione! E’ per questo che ho detto: che peccato.

Mariuccia invece continuava distrattamente: Certo la mamma ci permettere di prendere un po’ di neve di mangiarla, di fare dei fantocci: che gioia! che gioia! 

Teresina che aveva bun cuore replicò: La mamma certo ci permetterà di dare qualche abito pesante alla nostra compagna Piera che abita molto lontano e che deve fare molto cammino per venire a scuola. 

La mamma, che aveva udito il discorso delle sue bambine, disse: Tu, Mariuccia hai ragione di essere contenta perchè la neve è il miglior divertimento per i bambini come te. 

Però Teresina ha dimostrato più buon cuore di te pensando ai poverelli.

I Buoni Propositi

NEI QUADERNI DEL PRIMO NOVECENTO I TEMI SCOLASTICI SUL NATALE

In una vecchia cantina, in mezzo all’arcana polvere dei secoli, ho ritrovato una pila di antichi quaderni. Il loro contenuto è estremamente allettante: cronache e componimenti scritti quasi un secolo addietro, opera di buone giovinette d’allora.
Sono testimonianze che oggi, all’alba del nuovo millennio, si leggono d’un fiato.
Vedrete che i pedagoghi d’inizio secolo avevano una sfrenata fantasia nell’inventare titoli da dettare ai loro scolari.

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I buoni propositi facevano capolino già ai primi del mese, quando la maestra dettava alle giovani scolare titoli siffatti:
‘Quando frequento la compagnia di Rosa mi sento migliore’.
Dalle testimonianze rinvenute risulta che Francesca, di nove anni così svolse il tema la mattina del 6 dicembre 1911. 

´A tutti piace la compagnia di Rosa specialmente a me. Rosa ha una personcina slanciata, gli occhi neri e furbi, i capelli ricciuti, con una lunga treccia, e le dà un’aria molto birichina ed allegra; ma più di tutto mi piace perché ha buon cuore. 

Ella è molto intelligente, e frequenta la quarta elementare. Non c’è pericolo che venga a scuola senza sapere la lezione e non aver fatto il compito; riesce in tutto; ma molto più nella grammatica che per me è molta difficile, ed è la prima della classe.
Io ho vergogna quando qualche volta non so la lezione, perché la sua diligenza mi è di rimprovero. 
Se qualche sua compagna è sgridata, o non sa la lezione, rincresce anche a lei e la consola con gentili modi e parole: così si fa sempre voler bene da tutti. 

Ella è molto caritatevole, aiuta le compagne e la mamma nelle faccende di casa: fa molto carità, preferisce stare un giorno senza merenda che negarla ad un poveretto e in quel giorno è contenta ed allegra più del solito. Nelle ore di ricreazione è sempre la più ilare e sembra che nessuno possa fare senza di lei in tutte le cose. 

Fortunati i suoi genitori di aver una così buona bambina perché sarà la loro consolazione in qualunque dispiacere. 

Io procuro sempre di frequentare la sua compagnia perchè quando sono con lei mi pare di diventar migliore. 

Io procurerò di imitarla per potere essere come lei la consolazione dei miei genitori.’

Forse è necessario avvertire che nel testo non vi sono errori di stampa: esso è perfettamente fedele all’originale.

Antonio Costa Barbé

Al Bar Costa - Puntata 13
L’Angelo Pennuto bussa almeno tre volte

E’ questione banale e oziosa continuare a disquisire se le ali degli Angeli siano formate da piume o penne, poiche’ il pennuto del titolino si riferisce sempre alla terza <prova di penna> del Biovàngelo, l’Angelo Biografo ghiotto di café’ macinato (in confezione da bar) che vi ho presentato nelle scorse settimane. Scelta del tutto censurabile la sua, di continuare a scrivere la biografia di me giovanetto; sara’ per il celebre adagio che recita “vuolsi cosi’ cola’ dove si puote”, ecc. ecc. Eccovi dunque la terza puntata delle mie avventure in pergamena.

“AFTER (Sergeant) PEPPER, HERE CAME THE SALT…

Nel febbraio/marzo 1969, a 15 anni appena compiuti, mentre frequentavi la  classe quinta ginnasiale del Liceo Classico, tu Antonio cominciasti a maturare l’idea di formare un gruppo musicale con alcuni compagni di scuola. La scelta del nome fu abbastanza inconsueta: coniasti, alla fine, “I FUOCHI FATUI” (Will o’ the Wisp); quanto al repertorio, cominciasti col gruppo a provare canzoni italiane di sicuro successo, convinto che cosi’ facendo voi avreste potuto inizialmente suonare anche in sale da ballo e locali pubblici, per pagare gli strumenti presi a rate e magari per comprarne dei nuovi.
Verso il mese di giugno il tuo amico Gilberto (che nel complesso suonava il trombone e all’occorrenza il pianoforte, mentre Paolo suonava un organo Farfisa, Enzio un basso Fender, Roberto una batteria usata, ed tu ti dividevi tra voce e pianoforte; la chitarra solista non c’era, perche’ non avevate scovato alcun chitarrista tra i compagni di scuola) il tuo amico Gilberto, dicevo, si reco’ in vacanza per una quindicina di giorni a Londra. Lo pregasti di cercarti nei negozi qualche disco di Wilson Pickett non pubblicato in Italia, ma soprattutto gli chiedesti di raccogliere notizie sui Procol Harum, perche’ avevi completamente perso le tracce del tuo gruppo preferito. Durante il suo soggiorno londinese Gil ti spedì una lunga e bianca cartolina: sul davanti campeggiava una scritta, che degradava in caratteri sempre piu’ piccoli: TOOMUCHSexmakesyoushortsighted (e lui ti faceva notare, laconicamente, che continuava ad avere un’ ottima vista!…..). Sul retro della postcard, verso la fine del suo scritto, ti segnalava entusiasta, uno “sfroguglioso” 45 giri dei Procol, appena uscito nei negozi, che ti avrebbe portato in regalo. Ti emozionasti molto, anche perche’ nel vostro gergo particolare “sfroguglioso” stava a significare un pezzo estremamente valido (oggi, troppo modernamente, lo si potrebbe definire un pezzo “fico”… ehm, scusa lo slang……! ma voi Fuochi Fatui, musicisti in erba, potevate apprezzare una canzone anche se -anzi, sopratutto se- non dava la scalata alle classifiche”.

Antonio Costa Barbé

Al Bar Costa - Puntata 12
Luci(a)ne di Natale

 ……si dice poi che nel giorno di Natale nacque Gesù Bambino, e che la  luce della Stella illumino’ lo scenario.

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Tra i piu’ graditi auguri di Natale quest’anno conservo il biglietto a forma di cd-audio che Suor Alba Marziani mi ha scritto dal convento di Borgo e che mi e’ stato recapitato al bar addirittura a meta’ novembre.

 E’ andata cosi’. La TV di stato aveva appena trasmesso le due puntate della fiction “Papa Luciani, il sorriso di Dio”. La mia cara Madremaestra aveva avuto l’incarico dalla Superiora di videoregistrarle, ma la programmazione del timer le aveva giocato il solito scherzetto, per cui la registrazione era rimasta orribilmente monca: oltre quaranta minuti mancanti alla seconda puntata. Pero’ le consorelle fremevano per vedere la fiction nelle ore dei pomeriggi gia’ stabiliti. Cosi’ suor Alba si era rivolta a me, sperando che io potessi colmare per tempo la lacuna elettromagnetica del nastro: lei sapeva bene che sono da sempre un fan D.O.C di papa Luciani, e sperava che avessi registrato le due puntate senza intoppi.

Il Signore ha esaudito le sue speranze. Ecco cio’ che dopo mi ha scritto:

“Carissimi tutti! Siete proprio amici! Non merito tanto! Mi spiace di non aver visto chi di voi ha portato la videocassetta perche’ avrei comunicato la mia emozione. Ho trovato appeso alla porta della mia camera ‘il sorriso di Dio’ completo! Dio vi sorrida col Suo aiuto. Io prego (non molto) ma spero di supplire con la qualità del mio ricordo. Vi  abbraccio fraternamente (viva Papa Luciani: chissà in paradiso che sorprese).  Buon Natale!”

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Non ricordo piu’ quale famoso personaggio europeo, con la fissazione mentale delle ipotetiche impossibili, ha detto che avrebbe dato un po’ della sua anima per nascere, e morire, Albino Luciani.

…certo che Albino, per la realizzazione del calendario, avrebbe potuto mettere la foto solo sul mese di settembre, risparmiando sulle spese come’era nel suo stile.

Antonio Costa Barbé

Al Bar Costa - Puntata 11
Tutti insieme appassioNATALmente

Capita talvolta che sotto Natale i portaborse e i portalettere si scambino le funzioni, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

I  portaborse posano i loro fardelli e acquisiscono il -per il solito- più leggero carico delle lettere natalizie, anche se queste pesano non poco nell’economia dei trasporti postali dicembrini.

Benché io a mia memoria non abbia mai rivestito alcuna delle qualifiche di cui sopra, quest’anno il Capo, detto anche Chief aka BOSS, mi ha dato incarico  di trasportare una letterina, una sola,  alla redazione, missiva che mi ha fatto recapitare brevi manu dal mio Biovàngelo. Trattasi di lettera aperta e per di più laica; aperta nel vero senso della parola: senza busta. Perciò ho potuto leggerla dipanando la pergamena su cui era scritta (si fa buon uso di vecchie pergamene in tempi che vedono latitanza di gomme e matite…).

Ve la trascrivo in anteprima al bar Costa. La lettera dice così:

“Cari lettori,

siamo un nutrito gruppo di vecchi elementi di spettacolo. Quest’anno abbiamo deciso di riunirci tutti insieme dando vita ad un’associazione senza fini di lucro per offrire a Voi Lettori due grandi show cinematografici natalizi: uno alle ore 18 per i bambini e l’altro alle ore 21, per tutti! Quindi cercateci alla data che preferite, ma negli orari stabiliti: gli spettacoli avranno luogo nel Teatro più luminoso della vostra città. Non  mancate, non dimenticateci! Con un po’ di nostalgia e tanta serenità,

Firmato:  007 Agenti con licenza di decidere; I Fratelli Dinamite; Gli 80 giorni del giro del mondo; Tre Pazzi a zonzo; Lo specchio; Il Pianeta Verde; il Padrino; La Pantera del Bacio Perugina; Sansuan e Da lì e là; I Ragazzi venuti dal Brasile; i Dormiglioni; L’Uovo Invisibile; La Cosa da un altro rondò; L’Uomo di Alcatraz, La Luna di carta; il Mereghetti.”

Che volete che dica di più? Accorrete, accorrete numerosi!

                             

Nota 1 di ACB: avrete notato che anche tra questi vecchi grandi dello spettacolo c’è qualche elemento timido, che si firma nascondendosi dietro ingenui pseudonimi.

Nota 2: scrivetemi quali film dei decenni passati gradireste trovare l’anno prossimo in dotazione alla videoteca del bar, perchè anche le nuove generazioni li possano vedere.

Antonio Costa Barbé

Al Bar Costa - Puntata 10
Il ritorno dell’Angelo Pennuto

E’ questione vieppiù oziosa disquisire qui se le ali degli Angeli siano formate da penne o piume, poiché il pennuto del titolino si riferisce per traslato alla seconda prova di penna dal Biovàngelo, l’Angelo Biografo del bar che vi ho presentato nelle scorse settimane. Scelta del tutto opinabile quella di vergare una biografia di me giovanetto; sarà per il fatto che “vuolsi così cola dove si puote”, eccetera. Eccovi la seconda puntata delle mie avventure in pergamena.

HOMBURG e altre storie. ___Ciao Antonio, se ben mi hanno informato, ascoltasti la canzone Homburg per la prima volta nella versione italiana de I CAMALEONTI ad una festicciola con compagni e compagne di scuola; era l’ottobre 1967, tu avevi 13 anni buoni e frequentavi il primo anno del liceo classico. La voglia di ascoltare la versione originale ti spinse ad acquistare ancora una volta -accompagnato da tua madre nel negozio Olivieri il disco dei veri autori, i Procol Harum. La commessa ti domandò se volevi proprio quella versione del pezzo: rispondesti di sì con malcelato orgoglio! Il tuo destino di cultore  delle opere d’arte originali, e non dei ‘falsi’, era così segnato.  Mi hanno detto che percepisti il sound come leggermente… “sporco”, con qualche distorsione qua e là, ma fosti saldamente affascinato dall’impasto di voce, piano ed organo! Cominciasti a cercare lo spartito del pezzo, nella speranza che riportasse accanto al testo italiano anche quello originale; tu allora a scuola studiavi il tedesco, e non masticavi nemmeno una parola d’inglese.

Ecco a mia memoria le parole italiane: traducile adesso, e fammi vedere come te la cavi!

Ma guarda, il Biovàngelo mi dà i compiti in classe! Accetto la celeste prova.

Da molto tempo questa stanza (The blinds have been closed)  ha le persiane chiuse (In this room for a long time) Non entra piu’ luce qui dentro (No light comes in here any more) il sole e’ uno straniero  (The sun is a foreigner) E’ lei che mi manca (It is she whom I am missing)  e’ lei che non c’e’ piu’… (It is she who is not here)… l’orologio della piazza  (the clock in the square) ha battuto la sua ora  (has struck the hour). E’ tempo di aspettarti (It is time to wait for you) e’ tempo che ritorni ( It is time you were back) ti sento sei vicina….  (I feel that you are near…) e’ l’ora dell’amore  (It is time for love).

STOP: adesso tocca a voi; a margine del giornale scrivete una buona traduzione in italiano.
“The emptiness of life Is as big as the sea. Since she left I haven’t seen her again. It is she whom I am missing  It is she who is not here The clock in the square Has given up hope. As for me, I haven’t given up, I hope you will be back, I feel that you are near… It is time for love! “
Antonio Costa Barbé

Al Bar Costa - Puntata 9
Roundabout (la giostra)

Versando io in sospetta crisi creativa cosiddetta “dello scrivano”, ed subito accortosene uno tra i più collaborativi amici del mio bar, egli mi sfidò, per mero incoraggiamento, a scrivere di botto una riflessione, partendo da una frase raccolta a caso da un atto giuridico.

L’amico aprìla borsa di finta pelle ed estrasse un foglio di verbale nel quale io, puntando il dito a occhi chiusi, pesco la frase “l’immobile insiste sul terreno”.

Accetto l’ordalia, e così comincio:

“…uffa, ma che noia questa insistenza! Tanto più insistente perchè un immobile è immobile, e quindi nessuno lo smuove dall’insistere. Leggendo attentamente l’atto, noto anche che insiste sul terreno: evidentemente l’argomento è davvero terra-terra, senza neanche l’ombra di un qualche volo pindarico, che dall’imo terreno ci levi al celeste. Colore questo tradizionalmente riservato ai panni e pannolini dei maschietti appena nati, mentre per le femminucce si guarda al rosa: peraltro con il Rosa si toccano vette elevate ed innevate, anche se il detto monte non è certo all’altezza del Bianco. Tra il Rosa e il Bianco ci sono ben 174,75 metri circa di differenza quanto a gratta_cielo: però il bianco, se inteso come vino, in qualche modo è gemello all’immobile, perchè come l’immobile può essere fermo; ma può anche esser mosso, perbacco! (fermo e immobile insieme resta invece soltanto l’ immobile da cui origina la presente trattazione). Per concludere, e per indubbie ragioni di prezioso spazio da non sottarre oltre, il fermo-immagine con l’immagine un po’ granulosa e “frizzata” ci immortala tutti: in posa per sempre.”
Antonio Costa Barbé

Al Bar Costa - Puntata 8
La penna dell’Angelo

E’ questione un po’ oziosa disquisire qui se le ali degli Angeli siano formate da penne o piume, poiche’ la penna del titolino si riferisce invero ai vagiti che il Biovàngelo (l’Angelo Biografo che avete conosciuto la settimana scorsa) ha tracciato sull’angelica carta cimentandosi proprio con la mia biografia.
Scelta opinabilissima questa, lo so bene: ma sulla volonta’ celeste e’ impossibile inanellare serie discussioni al bar Costa.
E cosi’ eccovi, in anteprima, quel che io ho cominciato a leggere di me giovane sulla pergamena.

Nel 1967 , oh Antonio, Tu avevi 13 anni, frequentavi l’ultimo anno delle scuole medie inferiori, eri un bravo studente.  Suonavi il pianoforte da quando  avevi 8 anni, cantavi nel coro della chiesa e da qualche tempo eri ospite fisso come cantante  in un gruppo beat della tua citta’ –Novara- chiamato ‘I CUCCIOLI’. Le tue  scoperte musicali erano alimentate  dalle canzoni che venivano maggiormente gettonate nei juke box o ascoltate per radio.
Verso la fine del mese di luglio 1967  un amico ti presto’ un 45 giri che cominciasti ad ascoltare, ed ascoltare, ed ascoltare…  avvertendo  un nuovo, sconosciuto  piacere: la canzone si intitolava “A whiter shade of  pale”, il complesso che la eseguiva si fregiava di uno strano nome semi-latino: Procol Harum.
Ricorderai bene che in quel tempo la terra italiana era abilitata al rifacimento dei brani di maggior successo,  affidati ai gruppi locali piu’ noti, dopo essere stati rivestiti da parole italiane: le prime COVERS.
I Dik-Dik furono il gruppo che ottenne il maggior successo con la cover di AWSoP. Leggesti da qualche parte che la loro versione non fu incisa con un vero organo Hammond; l’Hammond era troppo costoso, ma aveva quel suono stupendo che ti aveva riscaldato l’anima. Dai Dik Dik fu probabilmente utilizzato un organo  Farfisa, e l’effetto Leslie (una sorta di irripetibile effetto Doppler ottenuto facendo ruotare gli altoparlanti dell’amplificatore in modo da fornire al suono una certa spazialità) fu ottenuto MANUALMENTE sventolando dei pannelli posti davanti all’amplificatore dell’organo!
Invece della versione dei Dik-Dik tu preferisti acquistare il 45 giri dei Procol Harum
.”
Antonio Costa Barbé

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