Scontro tra Titani… ma quali?!?

Ecco un vero segnale dei tempi che cambiano… che i budget delle pellicole hollywoodiane, per essere definiti stratosferici, ormai devono essere “avatariani”. Scontro Tra Titani è un film che solo 3 anni fa al cinema avrebbe riempito le sale per settimane. Gli ingredienti ci sono tutti: una trama lineare e semplice, effetti speciali a gogo, mostrazzi praticamente in ogni fotogramma ed un protagonista che fa un figurone, a cavallo di un “innovativo” pegaso nero e con la sua spada di luce in pugno.

   

Eppure: sala mezza vuota al sabato sera, gente che non salta dalle sedie e che, osservata durante la visione, non sembra scomporsi di fronte a scorpioni giganti, alle streghe di stigia e al mostruoso Kraken. I motivi sono sicuramente due: il primo sono i videogames, questo film, infatti, sembra il montaggio delle scene animate di un videogioco; il secondo, invece, è avatar, il quale ha ormai settato un livello così alto nelle attese e nelle aspettative di chi guarda questo genere di pellicole (i monster movie da popcorn e applausi finali) che niente sembra più stupirci… al punto che addirittura la visione della pellicola in 3D non regge il confronto con il sopracitato film di James Cameron.

Al di là del problema riscontrato al Movie Planet di Bellinzago, dove erano arrivate soltanto copie del film in 3d (la qual cosa ha praticamente obbligato chi voleva vedere il film a spendersi 10 euro invece dei canonici 7!), va detto che effettivamente il rendering a 3 dimensioni di Scontro tra Titani è davvero pessimo, in alcuni punti quasi ridicolo con i nasoni dei protagonisti che escono dallo schermo ed i loro capelli che sembrano un vago ricordo sfocato appiccicato sullo sfondo, in lontananza. Inoltre la pellicola risulta piuttosto scura (lo scuro da sempre agevola i creatori degli effetti speciali, perchè alla luce si vedono le magane, al buio no) quindi in definitiva ne sconsiglio la visione con gli occhialini. Anzi… mi viene quasi da dire che ne sconsiglio IN TUTTI I SENSI la visione.

Atteso da mesi dagli appassionati di fantasy e di cinema epico, questo Scontro tra Titani lascia un qual retrogusto amarognolo in bocca. Non lo so… devo ancora capire effettivamente cosa non mi abbia convinto del tutto, se Perseo era troppo ”perseoso”, a volare sul suo pegasu nero, o il kraken era troppo “kraken”, o ancora Medusa era troppo “medusa”. Ecco… forse è questo ciò che non ho apprezzato di questo film: che è tutto “troppo”, è eccessivo.

Medusa all'attacco.

Medusa all'attacco

Segnalo, invece, per gli amanti dei creature movie: Medusa, realizzata con estrema cura, anche se avrebbero potuto dare al personaggio un maggiore spessore facendola parlare almeno una volta prima di “perdere la testa per Perseo”, e Caronte, traghettatore infernale, reso fantasticamente. Bruttine, invece, le streghe di stigia, una sorta di commistione tra le parche di Hercules della Disney e i mostri senza volto tratti dal bestiario di Guillermo del Toro (HellBoy 2, il Labirinto del Fauno) e ridicoli i Djinn, gli uomini dalla pelle di legno.

Ma veniamo al vero succo del discorso: il Kraken, in assoluto la creatura più grande mai realizzata. Credevo che dopo Cloverfield nessuno sarebbe riuscito a dare forma ad un mostro tanto grande e spaventoso ed invece la produzione di Scontro tra Titani ha tirato fuori dal “cappellone” un Kraken con i controfiocchi, una bestia così grossa e così potente che… schiatta dopo 30 secondi dal suo arrivo diventando di pietra grazie allo sguardo della medusa di cui sopra! E qui scatta il detto: tantopiù sono grossi, tanto più casino fanno quando cadono!

Un discorso a parte, infine, voglio spenderlo sugli dei, e specialmente su Liam “Zeus” Neeson e su Ralph “Ade” Fiennes (voldemort). Passino le armature luccicanti in stile excalibur, passino gli dei macchietta, passi anche il fatto che li vediamo sempre stare in una stanza circolare quando invece hanno un intero monte da abitare (ma forse costava troppo ricreare l’ Olimpo al computer?), però, scusatemi, ma Zeus che si fa muovere dai sentimenti e prima decide di punire gli uomini e poi si ravvede e li aiuta a salvarsi fa ridere, per non dire pena! Per non parlare di Ade che poco ci manca che abbia ai suoi piedi i due simpatici aiutanti dell’ade disneyano, Pena e Panico.

In definitiva: se volete assistere a due ore di combattimenti e di scontatezze, il tutto condito con rumori assordanti e mostri piuttosto decenti accomodatevi. Io, dal canto mio, rimango in salotto e depenno il blu ray di Scontro tra Titani alla mia wishlist per l’home video. Fate vobis. 

Fabrizio Francato

Avatar

E’ arrivato il giorno fatidico! Finalmente nei cinema di tutto il mondo il 15 gennaio 2010 (Usa esclusi, dove la pellicola è disponibile da circa un mese!) sbarca AVATAR, quella che a detta degli esperti è la pellicola di fantascienza più attesa di sempre. Ebbene, come ogni redazione che si rispetti, abbiamo preso l’aereo durante le vacanze e siamo andati a vederlo in anteprima. Ovviamente non è nostra intenzione rivelare la trama (anche se il trailer ufficiale in pratica poco manca che racconti anche il finale del film!!), ma spendere due parole ed avvisare chi andrà al cinema a vederlo che non si tratta, come inizialmente si poteva immaginare, di una saga fantascientifica, ma di una pellicola che ha molti più aspetti caratteristici del film “fantasy“. Anzi, per dirla tutta potremmo immaginare Avatar come la versione “pandoriana” di Balla coi Lupi, il famoso film con Kevin Costner

Pandora è un pianeta che si trova nel sistema a noi più vicino, Alpha Centauri; ha diverse lune ed orbita intorno alla sua stella primaria e ad un grande pianeta gassoso, Poliphemus, che domina i suoi paesaggi notturni, coprendo gran parte della volta celeste.

http://www.apple.com/trailers/fox/avatar/hd/ a questo link trovate la pagina dei due filmati disponibili in alta definizione di Avatar, tutti rigorosamente in inglese, ma molto affascinanti, specialmente la featurette, in cui la voce narrante illustra la biologia di Pandora, la sua posizione spaziale e ne presenta le creature.

 

Il mondo Pandora, Umani contro Na'Vi

Il mondo di Pandora, Umani contro la natura di un mondo selvaggio in un'immagine del videogame che è il prequel della pellicola cinematografica.

James Cameron ha fatto, con Avatar, il film dei suoi sogni (così ha detto nelle ultime, recenti interviste), il film che da oltre 30 anni sperava di realizzare. Se ce l’ha fatta oppure no, però, spetterà a voi deciderlo… di sciuro posso anticiparvi che Avatar è il film più incredibile che si possa vedere: interamente girato in digitale e con nuovissime telecamere 3d studiate e create appositamente per il film, Avatar è un viaggio allucinante nel mondo psichedelico di un pianeta diverso dal nostro, in cui la specie dominante si è evoluta all’interno del ciclo naturale (non uscendone, come ha fatto l’uomo). Quello che tanti hanno definito il “sogno naturalista di Cameron”, quindi, setta nuovi parametri di qualità per tutti i film a venire e rappresenta, a suo modo, l’ennesimo “step” tecnologico nel mondo del cinema, una pietra di paragone che da oggi in poi tutti i registi che vorranno fare della “buona fantascienza” dovranno prendere in considerazione. Uno step tecnologico come lo sono stati film culto come Titanic, Matrix, Highlander, Il Signore degli Anelli, e 3 Metri sopra il cielo qui da noi.

Fabrizio Francato

Corti ma grandi:
L’Audace Viaggiatore

Ci chiamano “giovani della Generazione X“, siamo milioni in tutto il mondo e siamo cresciuti a cavallo di un’epoca strana: un’epoca di grandi valori e di sogni infranti; di immani speranze e vane illusioni; di grandi passioni e di tristi realtà. E capita spesso ci sentirci, a oltre 30 anni, come bimbi davanti ad una scatola di cioccolatini quando scoviamo una cosa che ancora ha il potere di appassionarci, di farci vibrare il cuore.

Per Marco Paracchini, nostro amico e collaboratore nonchè autore del cortometraggio di cui parliamo oggi, è il cinema la sua scatola di cioccolatini; si sente, quando Marco è dietro alla cinepresa; si percepisce il suo cuore sorridere, e dietro ad un volto serio e riflessivo esplode l’animo appassionato di un giovane con la X, di un ragazzo della generazione X, cresciuto in quel trentennio che separa gli anni Settanta da questo nuovo millennio e che riassume in sè la dicotomia di un’epoca, intesa nei suoi aspetti più positivi. 

Immagine di Alberto Alpozzi

Marco Paracchini si distingue nel panorama cinematografico novarese per la grande tenacia che ha sempre dimostrato, per la sua capacità di condividere; Marco ha creato negli anni rapporti solidi con i suoi collaboratori e le sue fatiche sono state finalmente premiate nel suo nuovo, ultimo cortometraggio, L’Audace Viaggiatore, in cui la maturità sua di regista e dei suoi attori, come protagonisti, viene finalmente rivelata.

L’Audace Viaggiatore dura solo 18 minuti, ma sono minuti di grande intensità narrativa ed interpretativa; minuti che conducono inesorabilmente lo spettacolo verso il climax del finale a sorpresa, che è una delle armi più efficaci dei cortometraggi di questi ultimi anni. Per quei “semplici” 18 minuti ho lavorato dei mesi, ci ha rivelato Marco. Ebbene: dopo aver visto in anteprima il suo nuovo corto possiamo con piacere affermare che è stato tempo speso davvero bene!

Immagine di Alberto Alpozzi

La trama è semplice, ma allo stesso tempo complessa e narra di un “what if“, che in gergo americano sta ad indicare quel genere di racconti in cui si immagina “cosa sarebbe successo se…”. Il what if dell’Audace Viaggiatore immagina che  un uomo dei nostri anni, uno scienziato un po’ schizzato in realtà, scopra la macchina del tempo e che la utilizzi per informare un “certo” grande leader del passato di ciò che gli sarebbe accaduto nell’immediato futuro.

Non so se questo cortometraggio, nel futuro, vedrà importanti palcoscenici. La fede proclamata dal protagonista del cortometraggio, infatti, rende questo film un “argomento un po’ delicato” che presentare nelle sale o nei circuiti televisivi potrebbe fomentare sterili polemiche, sicuramente lontane dalle vere intenzioni di chi ha prodotto il cortometraggio. Noi, comunque, siamo riusciti a vedere oltre la politica, siamo riusciti a “scindere” la fantasia dalla realtà; ed è questa la chiave di lettura per vedere questo corto.

Un bravo, in definitiva, al nostro Marco, che ha confezionato un prodotto davvero ben fatto; professionale tanto a livello registico, quanto a livello interpretativo.

Fabrizio Francato

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New Moon

L’amore è irrazionale, più ami qualcuno più perdi il senso delle cose“… questa in poche parole la trama di New Moon: si perchè New Moon, secondo capitolo di Twilight, terz’ultimo di una quadrilogia, è un polpettone amoroso malfatto! Questo, perlomeno, a detta delle migliaia di ragazzine che lo hanno visto finora e che hanno “infestato” la rete di commenti più o meno negativi. Io, invece, da profano della saga cartacea della Meyers e da amante del cinema “vampiresco” e fantastico, posso dire di aver davvero apprezzato questo film.

    

Sarà per la presenza dei licantropi, che vanno a completare il mosaico fantastico affrescato dall’autrice (la cui presenza nel primo film era solo accennata in una leggenda!), saranno i Volturi, i terribili signori dei vampiri, dotati di enormi poteri, la cosa più simile che i vampiri abbiano in questo mondo ad una casta reale… fatto sta ed è che, se la prima parte del film è piuttosto melensa (quella in cui Edward lascia Bella per non che incorra in ulteriori pericoli standogli vicino), la trama si riprende e l’adrenalina comincia a scorrere nel secondo tempo, quando Jakob, amico di Bella, si risveglia come Lupo e quando Edward decide di recarsi dai Volturi, in Italia, per essere privato dal più potente tra loro, Aro, della vita.

Edward, infatti, sconvolto da una visione della sorella in cui quest’ultima assisteva alla morte di Bella, decide non poter vivere in un mondo in cui Bella non esiste e pertanto l’unica soluzione possibile sembra essere quella di essere privato della vita; ma Bella, non essendo per nulla morta, corre in Italia per impedire il sacrificio dell’amante. Proprio come in Romeo e Giulietta, da cui questo film mutua molti parallelismi, Romeo (Edward) crede che l’amata sia morta e si uccide… meno male che in New Moon la nostra Giulietta è una tipa davvero tosta e non una giovinetta nobildonna. 

Salvato l’amato tutto sembra essere tornato a posto… con un problema: per potersi salvare dalle grinfie dei Volturi i nostri eroi hanno dovuto promettere che Bella sarebbe diventata un vampiro; cosa tra l’altro da lei molto sperata e da Edward estremamente temuta.

New Moon è un film fantastico, drammatico, estremamente profondo ed intenso e non mi capacito di pensare che ci possano essere persone che non possano ritenerlo una buona pellicola: c’è in giro tanta di quella spazzatura che questo film sembra oro al confronto! Capisco l’essere appassionati di una saga, ma quando vi è una trasposizione cinematografica, si sa, bisogna cedere alle regole imposte dal cinema e dalle platee; regole di durata, regole di montaggio e regole di forma… tutte nate e studiate allo scopo di realizzare pellicole decenti e ben equilibrate. E se il libro è davvero migliore… meglio così… il mondo dell’editoria ringrazia!!!

Fabrizio Francato

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2012

Madonna… il calendario dei Maya scade nel 21/12/2012!!! E i Maya si sono estinti e non possono “pubblicare più quello nuovo”, cosicchè il mondo è destinato a finire… Al di là delle mille speculazioni che si possono fare su quella che è ormai stata dichiarata la “data più temuta di questo nuovo millennio”, oggi io parlerò soltanto del film e cercherò di attenermi a quello… senza perdermi in troppe illazioni e catastrofismi.

La storia, piuttosto ben costruita, narra del lungo viaggio di un “povero cristo“, tenuto dai governi completamente all’oscuro degli eventi, verso il luogo segreto situato nella catena montuosa del Karakorum (Everest, K2) dove gli alti papaveri di tutto il mondo, grazie al finanziamento privato, hanno costruito in tempo record una serie di arche, allo scopo di salvare pochi e ricchi esseri umani dal diluvio universale. Ma andiamo con ordine…

Innanzitutto questo film si presenta come una pellicola catastrofica a sfondo scientifico. Sulla falsariga di The Day After Tomorrow (dello stesso regista Roland Emmerich!), anche in questa occasione un tremendo cataclisma naturale provocato dal surriscaldamento della crosta terrestre (che non c’entra nulla col surriscaldamento globale di cui tanto si parla!) scuote gli animi degli spettatori che rimangono come sospesi su una fune per oltre due ore: da una parte l’oscura voragine generata dall’immagine inquietante della morte di miliardi di persone, dall’altra la grandiosa maestosità della natura che esplode in una potenza senza precedenti, da lasciare a bocca aperta.

Alla fine della visione, se si è riusciti a reggere fino a quel momento senza cadere, il pensiero è uno solo: se, come raccontano così tante leggende, miti e religioni, il diluvio ha davvero avuto luogo… allora deve essere successo tutto esattamente come Emmerich ed i suoi bravissimi e generosissimi animatori digitali ci hanno mostrato: la crosta terrestre che si surriscalda a causa dell’irradiamento neutrinico, lo slittamento delle placche tettoniche e dei cratoni, l’esplosione della caldera di Yellowstone, la faglia di S. Andrea che collassa e scompare nel nulla portandosi con sè milioni di vittime, i conseguenti terremoti, le inondazioni e gli tsunami… insomma: da “geologo mancato” quale sono non ho potuto che apprezzare l’enorme sforzo di risorse e di nozioni per ricreare al meglio quello che si sicuro sarebbe il fenomeno naturale più sconvolgente che potrebbe capitare al nostro pianeta.

La mappa Piri Reis che ha reso famoso Charles Hapgood e le sue teorie

La mappa Piri Reis che ha reso famoso Charles Hapgood e le sue teorie

Provocata dal tanto temuto slittamento della crosta terrestre, già supposto di Charles Hapgood a metà del secolo scorso ed appoggiato anche dall’esimio Einstein, la teoria dell’inversione magnetica dei poli e del diluvio universale sta raccogliendo sempre più adepti. Originariamente questa teoria, però, quando venne proposta, non prendeva in considerazione l’irradiamento dei neutrini da parte del nostro sole come causa primaria (nel film proprio questo fenomeno è la causa dello scioglimento della crosta terrestre più profonda e del suo conseguente “slittamento” sull’alto mantello), anche e soprattutto perchè i Neutrini negli anni cinquanta nemmeno sapevano cosa fossero; bensì, la causa del collasso crostale era lo spostamento repentino della grande massa di ghiaccio antartica dovuto allo scioglimento eccessivo di questi ultimi anni causato dal buco nello strato di Ozono e il suo scollamento dalla parte “solida” dell’antartide. Il grande peso della massa di ghiaccio avrebbe causato uno spostamento dell’asse terrestre di alcuni gradi e, quindi, lo spostamento e l’inversione dei poli magnetici.

2012 è un discreto film, bellissimo per gli appassionati delle pellicole catastrofiche, in cui il protagonista John Cusack non sembra dare il meglio di sè, forse nel tentativo mal riuscito di interpretare il personaggio di un padre che ha fallito nella propria vita sia a livello lavorativo (è uno scrittore/autista!) che a livello personale (la moglie ora vive con i figli ed un chirusgo plastico!!). La sua interpretazione sembra… stantia… come se gli eventi pazzeschi in cui è coinvolto, le corse contro il tempo, le fughe allucinanti, e tutto il resto che gli capita non sembrino toccarlo minimamente.

2012 è un film che va visto per gli “enormi” effetti speciali che propone, senza badare troppo all’irrealismo di fin troppe cose… un’onda di 1500 metri che arriva fino in cima all’everest?!? D’accordo che la placca continentale tibetana si è abbassata ed ora l’Everest, dopo lo slittamento delle placche tettoniche non è più la montagna più alta del mondo… mi può anche stare bene… ma un’onda di marea di quel tipo è una “roba davvero da fuori di testa”… Bisogna credere e lasciarsi convincere che potrebbe accadere… allora vedere questo film potrebbe anche piacervi molto!

Fabrizio Francato

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JVCD - Nessuna giustizia

Mi piacerebbe iniziare questa recensione con le entusiasmanti frasi scritte su prestigiose testate statunitensi come Variety, Time o il The Boston Globe ma le lascio per ultime per far aumentare l’attenzione a chi non è avvezzo a Star Hollywoodiane di serie B.
Mi piacerebbe iniziare questa recensione ricordando che Clint Eastwood era considerato un attore di scarsa qualità destinato a girare sempre e solo “spaghetti-western”.
Mi piacerebbe iniziare in tanti modi affinchè la gente chiusa di mentalità non fugga per lo “spavento” ma… inizierò citando solo il nome del protagonista di questo film, nella viva speranza che l’invito a proseguire nella lettura sia preso da tutti come serio e sensato; Jean-Calude Van Damme.

Citare l’attore belga ad alcuni fa nascere una smorfia o un sorriso o disgusto quasi come quando si nomina Chuck Norris.
Per carità, posso capirlo, in fondo i muscoli più famosi di Bruxelles non sono certo sinonimo di qualità cinematografica ma quest’opera ha qualcosa di straordinariamente inaspettato ed il successo ottenuto in tutto il mondo, ne giustifica questa recensione.

Riconosciuto ovunque come eroe di film d’azione di serie B, ritorna al cinema (nel 2008 distribuito in oltre 50 paesi, esclusa l’Italia/ndr) con un’opera che lascia alquanto stupiti: un biopic sulla sua vita.
Già, avete compreso molto bene. Il film chiamato con le sue iniziali “JCVD” è una sorta di biografia-romanzata coraggiosa, divertente, irriverente, ironica, assurda e ambiziosa.
Nessun veterano, nessun giustiziere, nessun atleta e nessun poliziotto… qui Van Damme rappresenta sé stesso mettendo in mostra pregi e difetti dell’industria cinematografica dei B-Movie (la sua salvezza da metà anni novanta sino ad oggi/ndr), la sua vita, i suoi matrimoni falliti, il processo per l’affidamento della figlia e… molto altro. Ma è pur sempre fiction e nonostante le intenzioni di farne una biografia eccessivamente controversa, l’autore del film Mabrouk El Mechri (lussemburghese di origini arabe, che qui ne firma anche la regia/ndr), decide di inserire un finale alternativo e di corrompere l’immagine dello stesso Van Damme, inserendolo in un contesto alquanto bizzarro. Infatti il noto attore belga si ritroverà a dover fare i conti con la polizia per una rapina in un ufficio postale. E sarà qui che ripercorrerà la sua vita. In fondo, una biografia vera e propria non avrebbe avuto senso… solitamente si fa a morte avvenuta! (Nel film distribuito in Italia mancano alcune scene come la cocaina che Van Damme assume durante una festa e l’abuso del suo machismo in una discoteca/ndr).

“JCVD” rilancia l’attore belga e lo fa partendo dal Festival di Cannes 2008 dove viene presentato fuori concorso ricevendo applausi e commenti molto positivi sulla stampa specializzata.
Pare che questa pellicola sia una possibilità di rimonta dell’attore europeo, così come il film “Copland” fu per Sylvester Stallone nel suo periodo di declino artistico.
La stampa americana ha battezzato questo film con commenti incredibilmente positivi tant’è che Variety ha scritto “Dev’essere visto per poterci credere!” o TIME che ha rivelato essere “la migliore performance mai vista sino ad ora” senza dimenticare il Boston Globe che asserisce che “questa star del cinema va vista sotto una nuova luce!”.
Tutto splende, tutti lo chiamano, tutti lo vogliono… Ma il bello dura poco e anche quest’operazione fallisce. La gente lo vede per l’eroe d’azione dei film di vent’anni fa. Nient’altro. E il popolo lo saluta come una Star sulla via del tramonto.

JCVD” ha fatto il pieno al botteghino in Lussemburgo, Francia, Giappone e Brasile, ha avuto ottime recensioni in tutto il mondo ed è stato distribuito in dvd ovunque.
In Italia è giunto un anno e mezzo dopo la sua uscita sul mercato globale. E tutto ciò dovrebbe far riflettere sulla fragile distribuzione che abbiamo.
“JCVD” non è stato come “Copland” per Sly e Jean-Claude ritorna ai film d’azione di serie B (”The Eagle Path” scritto e diretto da lui, in uscita a fine 2009).
Ma il prodotto scritto e diretto da El Mechri merita attenzione poiché realizzato in maniera elegante e divertente con un uso della regia insolito e strabiliante. Peccato per la fotografia, non curata ed eccessivamente filtrata in post-produzione. Per il resto un film da vedere.

I fan rimarranno stupiti e qualcuno si commuoverà anche.

Marco Paracchini

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Flashpoint
Stagione 1 e 2

Nel marasma delle serie televisive più incredibili dove medici legali o scienziati del crimine divengono protagonisti assoluti, ve n’è una che porta a galla una “normale” squadra speciale.

Già, detta così suona un po’ strana ma, nella tv degli ultimi trent’anni, c’è stata solo una serie dedicata ad un’unità di intervento speciale e quella fu “S.W.A.T.” degli anni settanta. 

Negli anni successivi sono nati telefilm con agenti speciali, squadre di ricerca, unità di crisi, team di scienziati, agenti del paranormale e via discorrendo ma una sana e robusta serie incentrata sulle fatiche e le tensioni di chi deve riportare pace e tranquillità tra la popolazione e i pochi (fortunatamente) svitati, terroristi, maniaci e rapinatori con ostaggi, non è stata più realizzata. Ma ora ci sono loro, quelli della SRU: la Strategic Response Unit.

La SRU è l’unità di risposta strategica di Toronto e giunge sul campo quando la normale polizia si ferma. Il Sergente Gregory Parker (Enrico Colantoni) comanda una squadra formata da ottimi agenti su cui spicca la figura del’inossidabile duro pelato (un Bruce Willis canadese/ndr) che risponde al nome di Ed Lane (Hugh Dillon). Le trame sono intrise di suspance e thrilling, con l’azione sempre in primo piano ma la cosa che fa riflettere è che tutti gli episodi sono basati su avvenimenti reali della “Toronto Police Emergency Task Force”, la vera squadra speciale canadese. Non sorprende quindi come il realismo sia spietato ma gli sceneggiatori sono stati in grado di rendere credibili anche le diverse personalità e psicologie di ogni membro della squadra. E il realismo lo si nota già dal primo episodio della serie quando l’agente speciale Lane è appostato su di un grattacielo e riceve l’ordine di sparare ad un maniaco che tiene in ostaggio una donna puntandole una pistola alla tempia. Ma le cose non andranno come previsto… 

Siamo giunti già alla seconda stagione (in onda ogni martedì sera su AXN) anche se c’è stato un “rimpasto” di alcuni protagonisti secondari (ma state sereni…alcuni ritorneranno sul finire della stagione!/ndr). La regia e il linguaggio scelto dalla produzione, risulta essere appropriato al genere e la qualità è decisamente molto alta. Il serial è dedicato ad un pubblico adulto per via della tensione che si respira in ogni episodio ma la violenza fine a sé stessa non ha mai ruolo egemone. Ma badate bene, non tutte le puntate possono avere l’happy ending, non per nulla questa è una serie dedita al realismo. Serial consigliato per serate adrenaliniche.

Marco Paracchini

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Bastardi senza Gloria

Quentin “Pulp Fiction” Tarantino torna alla ribalta con una nuova pellicola. Sempre calata nel suo “stile” pulp, questa nuova pellicola, Inglourious Basterds -in Italia Bastardi senza Gloria- fin dai primi minuti promette atmosfere al fulmicotone, costruite grazie agli scrupolosi dialoghi del regista che sono ormai un suo marchio di fabbrica. Il film, come nel più classico stile tarantiniano, si suddivide in capitoli (per essere esatti: 5) che sviluppano, rispettivamente, due sottotrame che convogliano in una eclatante e sorprendente scena finale. 

    

La trama: siamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale e ci troviamo nella Francia occupata dai nazisti. Le forze alleate stanno studiando le possibili soluzioni per risolvere il conflitto; se da un lato si sta, però, organizzando la più imponente operazione militare della storia della guerra -lo sbarco in Normandia-; sembra che gli americani non intendano perdere troppo tempo e, quindi, mentre i colleghi inglesi “prendono il tè”, in segreto paracadutano tra le linee nemiche una truppa specializzata di professionisti, composta da soli 9 membri, con lo scopo di creare un po’ di “timore” tra le fila dei nazisti; i nove, infatti, sono tutti ebrei “macellai e criminali della peggior specie”, il cui unico scopo sembra essere quello di uccidere il numero maggiore di nazisti possibile scalpandoli senza pietà. A comandare la squadra, chiamata simpaticamente “I Bastardi senza Gloria“, è infatti un capitano di origini indiane apache (interpretato da un Brad Pitt che ricorda il personaggio di Tyler Darden di Fight Club). Con sortite e tranelli, inframezzati a veri e propri massacri, I Bastardi si fanno un nome… un nome di quelli che fanno paura, e la loro “triste fama” giunge fino alle orecchie di Hitler.

Contemporaneamente, a Parigi, la proprietaria di un piccolo cinema viene presa di mira da un certo Frederick Zolla, che sembra essere una vera e propria star del cinema tedesco dopo che Goebels, “mastro delle arti” del terzo reich, lo ha reso protagonista della sua più recente pellicola, intitolata “Orgoglio Nazionale”. Il giovane Zolla non molla (perdonate il gioco di parole!) e perseguita la povera ragazza (che in realtà cela origini ebree), portandola fin nel covo delle alte sfere naziste a Parigi, in presenza dello stesso Goebels: il suo intento è di portarsi a letto la ragazza, sfruttando la sua influenza di attore di grido e proponendo il cinema di lei per la prima assoluta del suo film, che sarebbe dovuta avvenire, invece, al Ritz di li a poco. 

Per mille motivi che non vi racconterò Goebels accetta e tutto sembra andare liscio… però i nazisti non hanno fatto i conti con la ragazza; la quale brama, per vendicare l’uccisione 4 anni prima della sua famiglia ad opera del terzo reich, di dare fuoco al cinema durante la rappresentazione ed ucciderne così gli alti papaveri.

Stretti nella morsa, pur se inconsciamente, della bella Shosanna, la proprietaria del cinema, e dei Bastardi, anch’essi impegnati in un attentato proprio durante la sera della prima, i nazisti se la spassano tra banchetti ed uccisioni fino a che le porte del cinema si chiudono ed inizia la visione della pellicola…

Il giudizio: ovviamente, non vi racconterò altro della trama; vi dirò solo che la visione del film è altamente consigliata agli amanti di Tarantino per via delle incredibili atmosfere che le scene maggiori suscitano (ci sono dialoghi da 10 minuti in cui lo spettatore… suda per la tensione!), e della riuscita comicità, che spezza la suspence e che viene magistralmente gestita dai Bastardi! Il film scorre bene e velocemente fino alla scena finale in cui però il regista, per motivi che non sapremo mai, decide di “modificare la storia”. In fin dei conti “Bastardi senza Gloria” ha, infatti, due difetti: in primo luogo i Bastardi si vedono un po’ poco nel corso del film (anche se in quei pochi minuti di macelli e di truculenze ne fanno pure troppe!), in secondo luogo questo film non può dirsi affatto un film storico… ma dannatamente fantastorico, tantochè alla fine ti domandi che senso possa avere essersi visti questa pellicola fino alla fine. Tutta la pellicola, a ben guardare è permeata di un forte cinismo e di profondo senso vendetta nei confronti di tutti i misfatti nazisti operati contro gli ebrei… anzi… questo film da quasi l’idea di essere stato “finanziato” da qualcuno che aveva “davvero voglia” che la storia fosse potuta finire in quel modo, che in silenzio ha atteso finora per poter girare quelle scene truculente -e quasi inutilmente violente-… Questo film ha tutto il sapore di una vendetta trasversale, e forse lo è! 
Fabrizio Francato

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Cine-week-end del 2/4 ottobre: District 9 e Bàaria

Benvenuti al nostro appuntamento settimanale con i “cineconsigli” del week end. Anche questa settimana presentiamo i film a disposizione nelle sale del territorio novarese: iniziamo la nostra carrellata, come sempre, con le pellicole dedicate ai più piccoli: G-Force, i criceti spia che hanno esordito la settimana scorsa, continuano a mietere vittime; inizia la sua avventura al botteghino anche Biancaneve e i 007 Nani, una favola per adulti in 3d con la simpatica eroina svanita delle favole per protagonista; per i più grandicelli, in aria di “popolarità scolastica” e di “danze studentesche” (in stile High School Musical), arriva BandSlam – High School Band, ennesimo lungometraggio dedicato alle bande scolastiche musicali dopo il grande successo dei Jonas Brothers (tutte le tredicenni sanno di cosa sto parlando; molto probabilmente i loro genitori no!). Prosegue anche l’Era Glaciale, disponibile in versione normale o 3d, per i più appassionati.

In tema di action movie, abbiamo in sala ancora Pelham 123, che vede il ritorno di un Travolta di nuovo cinico e cattivo come ai tempi di Codice Swordfish, e G.I.Joe, tratto dai popolari eroi americani degli anni ’80.

Il cinema romantico prosegue anch’esso la sua kermesse con “basta che funzioni” del celeberrimo Woody Allen, un film ambientato nella “sua” New York, la città che più di ogni altra il regista ama riprendere.

District 9

District 9

Ad approdare al botteghino, però, questa settimana sono due pellicole; una di fantascienza… o per meglio dire: un fantamovie a sfondo razziale, in cui degli alieni, atterrati sulla terra, vengono segregati in una specie di “ghetto” in sudafrica per circoscriverne la diffusione sulla Terra. Sto parlando di DISTRICT 9, dello stesso Peter Jackson che negli anni scorsi – prima del suo recente “King VIDEOGAME Kong” – ci regalò i tre stupendi capitoli della saga de Il Signore degli Anelli. Propone il tema fantascientifico con un “fare” innovativo ed un punto di vista davvero unico; sarà in grado di essere capito dalle sofisticate platee mondiali? La risposta in sala, dove vi aspetto tutti questo weekend! 

 

Bàaria

Bàaria

L’altra pellicola è Bàaria, nuovo film di Tornatore che si configura come un grande affresco corale sulla memoria collettiva. Sembra, tra le altre cose, che quest’anno proprio questo film sia in corsa per la grande notte degli oscar per il titolo di migliore pellicola straniera. Il problema è che anche se lo stesso Tornatore, però, sembra non esserne molto fiducioso… mah?!?
Di sicuro Bàaria è di uno di quei film che vanno visti tutti d’un fiato, senza perdersi nemmeno una battuta perchè hanno quella capacità di “trascinarti” all’interno del loro mondo, quella stessa capacità che hanno i grandi registi quando raccontano una grande storia!

Un’ultima parola vorrei spenderla, però, per il piatto forte del week end cinematografico “d’autore”: Quentin Tarantino, dopo il fallimento al botteghino della sua ultima pellicola, torna a provarci, stavolta a braccetto con un Brad Pitt, che si è lasciato “simpaticamente” prendere in giro in questo nuovo film, Bastardi senza gloria, in inglese “Inglourious Basterds, e che compariva nei manifesti promozionali con il suo volto e lo slogan “Brad Pitt is a basterd!”; inutile dire che il tocco del grande Tarantino non sembra essere venuto a mancare… speriamo!

Supernatural
La 3° stagione

Trasmessa da Rai Due quest’estate, si è di recente conclusa la terza stagione di Supernatural, una delle serie dedicate al mondo del sovrannaturale, che maggiormente si sono distinte in questi anni per l’alta qualità degli episodi presentati e la varietà dei temi trattati.

Ma andiamo con ordine: Dean e Sam Winchester sono due fratelli molto particolari; figli di un famoso cacciatore di demoni ormai passato a miglior vita, essi hanno seguito le orme del padre, e da buoni figlioli trascorrono le loro giornate tra spiriti, demoni, mostri, folletti e quant’altro. Il loro lavoro, infatti, è quello del “cacciatore di demoni”, una strada impervia che li pone, di volta in volta, di fronte a potenti presenze oscure capaci di incarnarsi nelle persone normali e arrecare enormi danni.

Se le prime due stagioni di questo fortunato serial tv erano incentrate sui protagonisti della vicenda e sulla loro storia, è in questa terza stagione che la faccenda inizia a farsi “terribilmente complicata”. La seconda serie, infatti, terminava con i due fratelli che, incautamente, provocavano l’apertura delle porte dell’inferno e la fuga di decine (per non dire centinaia) di demoni nel mondo reale. In questa terza stagione Dean e Sam si occuperanno di “ricacciare da dove sono venuti” i simpatici amici che senza volerlo hanno invitato “da questa parte dello specchio”. Interessanti sono gli scontri con i sette Peccati Capitali e la pericolosissima Lilith, venuta dall’inferno con l’unico scopo di uccidere Sam Winchester, che secondo alcuni sembrerebbe destinato a diventare l’anticristo.
Per impedire che il fratello muoia, negli ultimi episodi della seconda serie è proprio Dean a stipulare un terribile patto con un demone; in cambio di aver salva la vita del fratello egli si sacrifica e dona la sua, in cambio di un solo, ultimo anno di vita. Leitmotiv della nuova stagione, quindi, è anche questo “percorso spirituale” che conduce inesorabilmente i due fratelli Winchester alla resa dei conti finale per la salvezza dell’anima di Dean. In un imperdibile episodio al fulmicotone (in cui per la verità la regia ha scelto di rendere invisibili i mostri infernali…. sarà per non pagare gli effetti speciali?!?) Dean e Sam se la vedono proprio con Lilith, colei che è in possesso del “contratto”.

    

La terza stagione si è distinta dalle precedenti per la particolare attenzione alla regia e alla sceneggiatura, che hanno portato alle riprese di episodi davvero interessanti, come per esempio quello dedicato ai changeling, in cui alcuni demoni decidono di rapire dei bambini di un tranquillo paesino americano e di mettersi al loro posto, costringendo i genitori a momenti di incredibile terrore; oppure l’episodio dedicato a Blair Witch Project, tutto girato con la tecnica della camera a mano: in questo episodio una troupe di cacciatori dell’ignoto, al soldo di un sito internet/spazzatura, cercano di sfatare i miti delle case infestate dagli spiriti trascorrendoci le notti con una attrezzatura da ghostbuster dei tempi d’oro. Capiteranno loro malgrado in una casa VERAMENTE infestata da uno spirito ed uno di loro non se la caverà; i fratelli Winchester li aiuteranno, comunque, a cavarsela, anche se uscendone con le ossa rotte.

Supernatural va ad unirsi a quella rosa di produzioni dedicate al mondo soprannaturale che, pur gestite con budget mediamente bassi, riescono ugualmente a incuriosire e a farsi apprezzare; della rosa fanno parte anche: Afterlife, Ghost Whisperer, e la grande capostipite del genere, e cioè “Streghe“, in inglese Charmed. Come dite… qualcuno ha parlato per caso di Buffy? Ebbene, Buffy ammazzava i vampiri, non i demoni!

Fabrizio Francato

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