Dragonyte - Prologo

La copertina del volume originale.
Dragonyte è un lungo racconto fantasy, suddiviso in diversi capitoli, che scrissi oltre quindici anni or sono, quando il mio cuore di appassionato lettore di fumetti batteva per manga ed anime del Sol Levante. In quegli anni andavano molto di moda i racconti illustrati tratti dalle serie più in voga del periodo. Sulla falsariga di quei romanzi dedicati a Bastard!!, Ken il Guerriero, e Conan Il ragazzo del Futuro, l’editore novarese Interlinea (Anime Press - 2000) decise di realizzare una prima versione illustrata di questo racconto che venne pubblicata e tirata in un migliaio di copie. La ripropongo oggi su OkNovara.it, in una versione “extended”, riveduta a corretta nei contenuti e nelle terminologie, e più lunga. All’originale volume di un centinaio di pagine che si componeva di pochi capitoli se ne aggiungeranno altri, ad approfondire la narrazione e a migliorare la visione del mondo di Dragonyte, che come un fiume in piena riempì oltre quindici anni or sono quasi due anni della mia vita, catapultandomi in una dimensione tutta nuova ed incredibile che, da allora, esiste in molte altre versioni narrative: in questi anni, infatti, ho realizzato un gioco di carte (The Spell Saga), ambientato nel mondo dei dragoni di Dragonyte ed un fumetto (Kafka) disegnato in stile nipponico e di cui è già disponibile il primo capitolo (il secondo, in compenso, è bloccato da oltre tre anni!!!).
Dragonyte racconta della venuta sulla Terra di Maisen e di Tyrant, i due Grandi Draghi universali, il primo dei due dorato, il secondo ricoperto di scaglie d’argento, dei sette draghi elementali, e di Maelstrom, il drago nero, al servizio del potente Imperatore della Notte, signore di un vastissimo impero alieno. I draghi di Dragonyte sono creature imperscrutabili e incarnano il destino stesso dell’universo. Sono la causa della morte delle stelle, della nascita dei buchi neri e della distruzione delle galassie ad opera dei lampi gamma. I draghi di Dragonyte rappresentano l’equilibrio del Tutto ed il loro scopo è bilanciare l’equazione tra il bene ed il male, in modo che il destino possa compiersi, sempre.
Fabrizio Francato
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PROLOGO

-Niente male! Si tratta della migliore congiunzione che abbia mai osservato. La nomea di questi luoghi antichi e degli straordinari ritrovamenti tecnologici che vi vengono compiuti è davvero meritata. Coraggio, Cathbad, venga qui a dare un’occhiata! la visibilità è ottima stanotte-
Dal fondo della stanza provenne un mugugno sommesso, disinteressato; un vecchio dall’aspetto altero e la folta barba nerastra era piegato su di un pesante tavolo in legno e osservava con interesse delle carte dall’aspetto logoro.
-E’ incredibile- continuò -Questa macchina è veramente eccezionale. Ma dove l’avete trovata esattamente?-
-…mmmpf…nei sotterranei del palazzo alcuni anni or sono, ma ci sono ancora molte stanze che devono essere riaperte. Ogni anno troviamo strani oggetti provenienti dall’antico passato di questo mondo; la vera difficoltà non è trovarli, ma comprenderne il funzionamento-
-Capisco, pur tuttavia ritengo inconcepibile che voi riusciate a stare laggiù, a rovistare su quegli incartamenti, mentre la cometa le è sempre più vicina e la sua traiettoria non sembra subire variazioni, esattamente come avevo previsto. Al Collegio di Astronomia mi sentiranno, loro e quelle antiquate teorie massive dei corpi planetari…-
-Vede, Daimon- disse il vecchio, immerso fra le pergamene -Le teorie massive dei corpi planetari propugnate dal Collegio di Astronomia sono assolutamente corrette… Molto presto, vedrà coi suoi occhi quella cometa mutare direzione a causa del gioco di forze gravitazionali scaturito dalla sua interazione con la luna-
Daimon smise di osservare nel piccolo obiettivo del telescopio rifrattore e, in silenzio, cercò con lo sguardo Cathbad, perso nel marasma delle sue pergamene.
Il druido continuò -Ma dove diavolo ho riposto quell’incartamento. Venne utilizzato da Mastro Drey per gli insegnamenti ai novizi all’inizio dello scorso semestre; ma ricordo che me lo restituì…-
-… Salterà fuori da solo proprio quando avrà smesso di cercarlo, grande Druido Cathbad, non si alteri per un’inezia simile. Continuerà più serenamente in un secondo momento, quando la congiunzione sarà terminata…-
Sconfitto da quel senso di frustrazione tipico che si prova nel non trovare ciò che si sta cercando, Cathbad si rialzò, stirò i muscoli rattrappiti della schiena e si diresse verso Daimon che, nel frattempo, sistemava l’altezza dell’oculare in modo che anche l’amico potesse godere di quelle immagini affascinanti.
-Ho osservato decine di queste congiunzioni- sentenziò Cathbad, riprendendo il discorso interrotto poco prima -Non intendo contraddirla; so con certezza ciò che accade in questi casi-
-Ecco, dovremmo quasi esserci- disse Cathbad. Le sue dita seguirono il profilo del telescopio, rivelando sul fianco un minuscolo pannello che si aprì di scatto non appena venne sfiorato, all’interno vi erano due pulsanti; li premette in sequenza, attese alcuni istanti e pigiò di nuovo; infine sollevò il capo.
-Anche questo monoculare fa parte della cultura degli antichi. E’ in grado di rilevare e misurare ad una approssimazione centesimale il moto di un corpo e le variazioni del suo asse orbitale. La cometa che stiamo osservando è, come lei ben sa, un corpo astronomico del quarto tipo, un orbitale regolare che completa il ciclo sul suo asse in 83 anni. Essa fa parte del gruppo di comete che orbita più vicino al nostro pianeta e possiede un asse parzialmente irregolare. Secondo una ricerca svolta proprio da Mastro Drey lo scorso anno questa cometa sembra abbia avuto un ruolo molto importante nelle tradizioni religiose del mondo degli antichi…-
Il druido si interruppe, lo sguardo rivolto ad un grande scaffale ricolmo di libri alle sue spalle.

Socchiuse le palpebre, si accarezzò la barba, quindi si diresse verso l’imponente libreria e, con la destrezza del bibliotecario navigato, puntò dritto al terzo scaffale sulla sinistra. Ne estrasse un libercolo dalle pagine ingiallite e la copertina sgualcita -Eccolo qua, aveva ragione, Daimon! Dialogando con lei mi è tornata alla mente la posizione dell’ “incartamento” che cercavo… -
Daimon comprese, allora, che era venuto il momento di lasciare il suo maestro ai suoi studi e di congedarsi -La ringrazio e la saluto; ho abusato anche troppo della sua ospitalità, distogliendola dai suoi studi con la questione della cometa…- disse, quindi si diresse rapidamente verso la porta dello studio.
-Aspetti- bisbigliò a mezza voce il druido -Prima che voi ve ne andiate, ci sarebbe un messaggio che vorrei portaste a vostro padre. Se le vostre membra possono resistere ancora qualche istante, vi vorrei raccontare una storia…-
Con rinnovato interesse, Daimon, si accomodò su di una poltrona a larghe falde.
-Durante il pomeriggio, e fino a pochi minuti prima che voi arrivaste, stavo osservando le mappe del cielo notturno redatte negli ultimi sei mesi dai nostri astronomi. Ho notato, però, qualcosa di particolare e insolito: la presenza di una anomalia tra le registrazioni, un corpo celeste che sembra non seguire il moto regolare consecutivo alla rotazione del nostro pianeta sul proprio asse…-
- E con ciò… potrebbe trattarsi semplicemente di una cometa, di una mai sinora osservata o di una al cui più recente passaggio assistettero gli antichi!- lo interruppe Daimon
-Magari si trattasse solo di questo- continuò Cathbad -Guardi qua!- Il vecchio sollevò un plico di carte ingiallite e lo pose tra le mani del giovane, quindi gli si inginocchiò accanto mentre questi, semiaccovacciato, afferrava i fogli di pergamena.
-Questa è la sequenza delle stellate delle ultime venticinque settimane- spiegò il druido –lungo l’asse verticale sono segnate le coordinate di meridiano e lungo l’asse orizzontale quelle dei paralleli rispetto all’eclittica…- Quel grosso foglio giallo cosparso di puntini neri, ciascuno di essi attorniato da una quantità enorme di nomi e sigle, parlava la lingua della scienza antica e Daimon fece un’enorme fatica ad interpretarla.

-Conosco questo modo di cartografare il cielo. Lo utilizziamo anche noi, ma in un maniera estremamente più semplificata. Devo ammettere che qui alla Fortezza delle Stelle siete incredibilmente meticolosi-
Cathbad accennò un breve sorriso, poi continuò -Ebbene… osservi questo punto in particolare… la sua magnitudine stellare è stata valutata in otto punti-pollice; ora… scorra le mappe e mi dica cosa vede…-
Daimon seguì il consiglio del vecchio druido e, lentamente, prese a scorrere quei fogli logori avanti e indietro, con sempre crescente curiosità.
-Mi sembra… certo… riesco a percepire il movimento anomalo di cui mi ha parlato. Nella prima settimana il punto si trova nel blocco astronomico 13\\345 e, successivamente, sulla base dei dati che risultano dalle ultime settimane rilevate, eccolo nel blocco successivo, il 14\\345… Segue un moto esattamente contrario a quello dell’eclittica. E’ come dicevo. Si tratta di una cometa. Molte, infatti, seguono questo andamento!-
-Rispondete alla mia domanda, ora- replicò Cathbad, sollevatosi in piedi -Le comete hanno un moto regolare in progressione o eseguono, per così dire, “fermate” sul loro cammino?-
-Che domande sono queste… Ovviamente una cometa non è un cavallo che lo si può fermare o obbligare a correre a nostro piacimento; una cometa segue un moto proprio che, come diceva in precedenza, è regolato dalla gravità dei corpi celesti che la attraggono e la respingono…-
-Ebbene- Cathbad prese ad andare su e giù per la lunga stanza. La sua figura snella ed altera proiettava una lunga ombra sulle pareti scure.
-Controllate ora il movimento “costante” della vostra cometa tra la settima e la quindicesima settimana… Osservate con più cura!!-
-…- Rapidamente Daimon si rimise allora a girare le pagine con interesse sempre crescente; poi si arrestò di colpo dopo aver osservato per alcune volte la sequenza cronologica delle mappe.
-Ci deve essere un errore!- Ne concluse – per quasi quattro mesi la cometa non sembra essersi mossa di un solo grado astronomico. Come è possibile, Cathbad, che una cometa non si muova per un periodo di quindici settimane di seguito!?!
Cathbad si arrestò, proprio di fronte al tavolo in legno; in mano teneva il libricino dalla copertina sgualcita estratto poco prima dalla libreria -Perchè probabilmente non si tratta di una cometa! Sentenziò-.
Daimon sembrava spiazzato.
-Conoscete la precisa ubicazione dell’IsolaSantuario delle Alte Torri?- domandò il druido.
-Certo, si trova a tre settimane di viaggio dal confine nord del regno di mio padre. Mi ci recai in sua compagnia anni or sono per dirimere un problema territoriale; ma il ricordo di quei luoghi abbandonati e semidistrutti ancora mi perseguita. Strane creature vi si aggirano, enormi torri di cadente metallo e vetro frantumato si ergono sui viandanti che si inoltrano nell’intricata giungla che cresce ai loro piedi, ed anche il sottosuolo è un dedalo di cunicoli maleodoranti e gallerie oscure, un regno di mostri.
-Vi fecero così paura?!… Certo, l’IsolaSantuario delle Alte Torri è considerata uno dei luoghi più misteriosi del mondo. E’ proprio là, in una delle torri più alte, che noi molti anni fa trovammo il Libro Perduto degli Antichi, il testo in cui venne narrata l’intera vicenda che portò il mondo degli Antichi alla distruzione.
-Il Libro Perduto… ma… a cosa vuole arrivare, Grande Cathbad?- lo incalzò Daimon.
-Sarà meglio che cominci dal principio. Ne avete mai sentito parlare?
-Ce ne parlò un viandante che giunse anni addietro a palazzo. Volete dire che voi avete trovato il Sacro Libro Perduto, e che proviene dall’IsolaSantuario delle Alte Torri?!? Si racconta che in quel volume siano racchiuse tutte le conoscenze degli Antichi e che chi lo possieda abbia tra le mani la chiave per accedere al loro antico potere?!-
Daimon sudava dall’eccitazione; fissava Cathbad come la preda dell’aquila osserva in cielo il predatore affamato compiere su di sé ampie volute.
Il druido, con rinnovata calma, rispose alla domanda -Si, oltre settanta anni or una spedizione di membri della congrega di Yeofantis affrontò i pericoli di quei luoghi oscuri, e laggiù quegli uomini fondarono un piccolo accampamento, oggi diventato un centro abitato fortificato. Essi si recarono all’ IsolaSantuario e vi trovarono quel testo. I monaci copisti più esperti e fidati ne hanno interpretato e trascritto il contenuto, salvando l’opera dal disfacimento del tempo. Questo che ho in mano è solo un piccolo estratto, ma sono giunto alle conclusioni che vi dirò tra poco basandomi su di una testimonianza che, a suo tempo, mi impressionò e della quale mi ricordai, quando notai l’anomalia sulle mappe stellari di cui abbiamo parlato pocanzi. Ascoltate bene…
f45||cod.2945|| Bib.
autore: sconosciuto
località: non identificata
Non era stata una giornata molto particolare; le mansioni di sempre avevano impegnato gli abitanti del villaggio dove mi ero fermato a trascorrere la giornata. C’era stato il mercato della luna nuova, che aveva affollato le strade del paese; le donne vi si erano recate di buona mattina con le figlie, mentre gli uomini si trovavano già al lavoro nei campi o ai pozzi estrattivi da dove sarebbero tornati solo nel pomeriggio più tardo… ma quella sera, quella sera donò a coloro che lo videro, uno dei più bei tramonti che madre natura avesse potuto creare nei cieli.
Dal commerciante, al contadino; tutti coloro i quali posero gli occhi sull’orizzonte, in quell’occasione, rimasero affascinati dalle movenze rosate di un piccolo sole che, da primo attore, interpretava il suo ruolo in un tramonto sconvolto da un giubilo di nubi cariche di pioggia.
La notte che seguì, nulla di tutto ciò che l’uomo avrebbe potuto fare o pensare sarebbe stato più spettacolare di quello che avvenne quando la Luna crebbe nel cielo, a metà del sonno del mondo.
Erano le quattro del mattino quando notai qualcosa nel cielo, incombente, gigantesco, che non aveva nulla di umano, compresi la gravità della situazione e diedi l’allarme. Si trattava di una massa enorme, iridescente, dello stesso colore della notte. Si estendeva, sospesa nel vuoto, in ogni direzione coprendo tutta la volta celeste, sembrava avesse oscurato le stelle, frazionandone in milioni di scintille la pallida luminosità.
Qualcuno, udito l’ allarme che lanciai, uscì dalle proprie case e, vistala, si gettò a terra invocando pietà e proteggendosi il capo; altri, invece, fuggirono lontano prendendo la via della campagna e sparendo nell’oscurità… ma quella cosa, quell’immensità che galleggiava a metà tra gli uomini e la volta celeste rimaneva li, sospesa nell’etere, silenziosa e non curante, come uno spettatore che non sa di essere il protagonista di uno spettacolo.
A un tratto qualcosa accadde; uno strano sibilo, una qual sorta di arma sonora emessa dall’oggetto invase la vallata, facendo tremare la superficie terrestre; improvvisamente si aprirono dovunque enormi voragini eruttanti fuoco e fiamme e la paura prese il sopravvento sulla ragione comune.
Quell’inferno durò non più di dieci minuti; uno sciame sismico incredibilmente potente aveva aggredito l’intera vallata, nutrendosi di gran parte della vegetazione e di quasi tutte le abitazioni e i palazzi del paese.
Quando tutto fu finalmente cessato (io stesso faticai ad uscirne vivo), il paesaggio che si presentò ai miei occhi ed a quelli di coloro che come me, sopravvissero, fu incredibile; a causa di quella forza sconosciuta, tutto il villaggio ed i campi circostanti che si perdevano a vista d’occhio erano stati totalmente devastati: le potenti successioni sedimentarie, createsi in milioni di anni di vita del pianeta, che facevano da basamento geologico a tutto quell’ampio territorio, erano state divelte come fogli di carta, spezzate e piegate come nemmeno le più grandi e potenti forze della natura sono in grado di fare; la topografia dei monti adiacenti quella zona era irriconoscibile: si erano formate nuove montagne ad est, nate da improvvise e terribili orogenesi, mentre al posto della grande catena che prima svettava, imponente, a nord, c’era un baratro senza fondo da cui si poteva udire la voce del demonio.
Non so che cosa accadde poi, so soltanto che scappai alla velocità massima cui le mie gambe mi potevano sostenere. Fuggii e non seppi più nulla di quel villaggio e di quelle terre….
Il vecchio Cathbad richiuse lentamente il libro, quindi alzò gli occhi in direzione dell’amico, ripose il volume sul grande tavolo del suo studio e si avviò, mani giunte alla schiena, in direzione della finestra aperta, in attesa che questi dicesse qualcosa.
-… non vorrete convincermi che quel puntino sulle vostre mappe stellari sia un oggetto simile a quello di cui si parla nel racconto che mi avete appena letto!?- rispose a metà tra l’impaurito ed il perplesso, Daimon.
-noto con piacere che siete molto più scaltro di quanto lo siano tanti studiosi qua dentro!-
-…- Daimon, impettito, volgeva lo sguardo in direzione della grande libreria.
-Non avete notato sulle mappe che vi ho mostrato anche il simbolo della Trigonale di Zet accanto ai corpi celesti? E accanto all’anomalia, lo avete visto?
-… e allora?- Cosa state cercando di dire!?-
-Stando ai dati raccolti tramite il calcolo della trigonale, col quale otteniamo il valore della velocità degli oggetti celesti, quel “punto sulle nostre mappe stellari” viaggia ad una velocità maggiore rispetto a qualunque altro oggetto astronomico osservato in precedenza; in meno di tre settimane raggiungerà il nostro Sole e ci andrà a sbattere letteralmente contro… a meno che…-
-A meno che?!?-
-A meno che, giunto nell’orbita solare, non ne sfrutti il ciclo di rotazione e la spinta gravitazionale!-
-secondo le teorie massive dei corpi planetari…- completò Daimon, poi aggiunse -Ed in tal caso… !?. Avete calcolato la probabile direzione dell’oggetto in tale eventualità… Intendo dire in caso di un “rilancio gravitazionale?”-
Cathbad osservava tranquillo il cielo stellato attraverso l’ampio finestrone -Venite qui un istante, caro amico- bisbigliò a mezza voce.
Il giovane si avvicinò con riluttanza. Lentamente il druido gli pose una mano sulla spalla e, con tono cordiale, gli parlò -Posso comprendere le vostre preoccupazioni. Ma non fraintendetemi… ciò che sto per dirvi è solo una supposizione, sebbene in cuor mio io ne sia assolutamente convinto.
Cathbad allungò un braccio in direzione dell’universo ed il giovane seguì il cammino tra le stelle che l’indice del vecchio segnò -Eccolo là, lo vedete, è quello il corpo astronomico di cui vi ho parlato… Da cinque giorni ormai lo si può osservare anche ad occhio nudo… e tra tre settimane sapremo se i mie timori sono fondati… tra tre settimane-
-Qualcuno dovrà avvisare l’Imperatore delle sue scoperte…- riprese Daimon con un filo di voce mozzato in gola. -Domani stesso tornerò da mio padre e lo informerò!- Lui poi provvederà a mandare un messaggero a cospetto dell’imperatore Ran.
Cathbad non parlò, salutò l’amico poco prima che questi scomparisse al di là del portone poi, in maniera buffa, si diresse verso la libreria in fondo alla stanza, ne estrasse un testo logoro e malconcio che aprì su di una precisa pagina… la luce era poca e la carta oramai ingiallita ma si riusciva comunque a distinguere un disegno… rappresentava un gruppo di uomini che danzava attorno ad un falò in una notte senza nubi, sotto una luna grande come tutto il cielo.









