Rebecca e Pietro hanno partecipato al corso dell’Alpinismo Giovanile. E la loro prima esperienza di trekking sulle mitiche Dolomiti, l’hanno scritta e ce la raccontano cosi :
Pietro L’Alpinismo Giovanile a Novara compie vent’anni; e noi l’ abbiamo celebrato nel migliore dei modi, niente feste, dolci e bibite ma un trekking di cinque giorni.
Rebecca Abbiamo passato cinque giorni sulle Dolomiti, in un trekking, percorrendo l’Alta Via n.1
Pietro Il percorso dell’Alta Via n.1, che in dodici giorni porta da Braies a Belluno, noi ne abbiamo percorso una sola parte scendendo comunque a Belluno.
Un trekking su quelle che probabilmente sono le montagne più belle d’ Italia: le Dolomiti. Con un sano spirito C A I, per noi ragazzi è stato un premio per l’ assidua e longeva presenza al corso ma anche un esperienza nuova per vedere un ambiente totalmente diverso a quello delle alpi occidentali che siamo abituati a vedere nelle nostre uscite della domenica. Dal 24 al 28 agosto siamo stati impegnati in questa a dir poco fantastica avventura.
Dopo una serata organizzativa a luglio durante la quale ci è stato spiegato il percorso e sono state date direttive ai genitori; il 24 agosto ci siamo ritrovati tutti
Rebecca alla stazione di Novara alla cinque e mezza del mattino, ci sono stati distribuiti caschetti, imbragature e kit da ferrata. Eravamo cinque ragazzi e quattro accompagnatori.
Pietro Dopo la consegna dell’ attrezzatura e i saluti ai genitori alle 6:03 siamo saliti sul treno direzione Milano: l’avventura era iniziata.
A Milano abbiamo preso il treno per Fortezza dove siamo arrivati circa alle undici e trenta. Da qui abbiamo viaggiato su un comodissimo treno Regionale che ci ha portato a Brunico meta del nostro viaggio in treno. Qui abbiamo mangiato in un piccolo spazio verde in fronte alla stazione

Rebecca Poi prendendo da Brunico un pullmino, siamo arrivati sino al rifugio Pederù, dopo il lago di Braies. Da lì ci siamo incamminati verso il rifugio Fanes, primo nostro alloggio…
E’ un bel posto, davanti al rifugio c’è quello che chiamano “parlamento delle marmotte”, a causa della conformazione delle rocce e del terreno, disposto appunto a banchi, come un parlamento.
Pietro La prima notte l’abbiamo passata al Rifugio Fanes che più che rifugio sapeva d’albergo, letti comodi, corridoi in cui erano in mostra i più svariati oggetti, dalle antiche macchine per cucire agli ermellini imbalsamati. La cucina però era ottima.
Rebecca Il giorno seguente impieghiamo sette ore; lungo il percorso, specie l’ultima salita prima di raggiungere il rifugio, incontriamo testimonianze della Grande Guerra, trincee che talvolta italiani e austriaci si scambiavano, grotte scavate e comunicanti dove passavano mesi, magari bloccati dalla neve….. Le Dolomiti, a differenza delle Alpi a cui siamo abituati, hanno una conformazione fisica particolare…. “sfasciumi”, come dicono gli accompagnatori, la dolomia infatti è una roccia che si sgretola facilmente, e le Dolomiti sono costituite da percorsi ghiaiosi, è facile scivolarvi, o faticare nella salita. Arriviamo stanchi, ma la vista da sopra è spettacolare.
Il rifugio Lagazuoi è rialzato su un basamento, affiancato dalla seggiovia.
Dalla cima si vedono le Tofane, e tutta la vallata.
Pietro abbiamo raggiunto il Rifugio Lagazuoi di 2752 metri s.l.m. da cui abbiamo potuto godere di una vista mozzafiato sulle montagne dolomitiche circostanti; partiti presto dal Fanes dopo quattro chilometri in piano tra i verdi pascoli siamo saliti per 300 metri fino alla “Forcella del Lago” dalla quale un lungo canalone con alte pareti rocciose ci ho portato ad un laghetto dal quale abbiamo imboccato il sentiero per il nostro rifugio. Una volta arrivati, dopo la sistemazione, lezione su comportamento, uso dei materiali sulle vie ferrate e storia della Grande Guerra nella zona da noi attraversata.

Museo di Guerra all'aperto - Rifugio Lagazuoi
Il terzo giorno prevedeva una discesa rapida dal rifugio,passaggio nella galleria del Castelletto (galleria scavata durante la Prima Guerra Mondiale) arrivo a Falzarego e risalita al rifugio Averau.
Rebecca La mattina, svegliatici di buon’ora, dopo un falsopiano e una salita, raggiungiamo la ferrata, che parte all’esterno, imboccandosi poi in una grotta, buia fredda e umida. Le pareti sono basse, e a terra è scivoloso: ci incamminiamo lentamente con le torce accese, uno dietro l’altro. Sbagliando percorso, continuiamo la ferrata all’esterno, accorgendoci solo alla fine che un’altra imboccatura portava all’uscita: nonostante tutto, la vista da sopra è incantevole, e ci ripaga dell’errore.
Pietro alcune inesattezze della cartina e la scarsa segnalazione con dei cartelli ci ha reso difficoltoso il raggiungimento dell’ imbocco della galleria. Dopo varie ricerche e con l’aiuto di alcuni viandanti siamo arrivati all’ ingresso e assicurati con imbrago e kit da ferrata ci siamo addentrati nella galleria all’uscita ci siamo ritrovati su una via ferrata che con qualche difficoltà siamo riusciti a superare e scendere per il pranzo. Al momento della discesa dalla parte opposta ci siamo accorti che il sentiero era franato in alcuni punti e rendeva impossibile la discesa in sicurezza . Quindi siamo risaliti e
Rebecca Dunque ripercorriamo la grotta inversamente, e usciti ci incamminiamo al rifugio Averau. Percorrendo sul finire il tratto di una seggiovia e passando per il rifugio Scoiattoli, si fa sera.. arriviamo in rifugio, scortati sull’ultimo tratto da una generosa jeep, siamo in cammino da dieci ore.
Pietro Siamo tutti molto stanchi ma la seggiovia per il rifugio Scoiattoli, che ci avrebbe in parte limitato la fatica, era già chiusa quindi tra lamentele di stanchezza di noi ragazzi e le parole di incoraggiamento dei nostri accompagnatori siamo saliti un po’, dopo la metà abbiamo fortunatamente incontrato la cuoca del nostro rifugio che ha caricato sulla sua jeep gli zaini i ragazzi più stanchi e due accompagnatori. I rimasti hanno comunque raggiunto il rifugio in poco tempo. Dopo aver sistemato i nostri zaini in camera siamo scesi per cena ,cena che è stata degna di un ristorante per la bontà dei suoi piatti. Poi stanchissimi siamo andati a letto.
Rebecca Il quarto giorno saliamo opzionalmente la vetta del Nuvolau,
Pietro dopo colazione un gruppo di ragazzi è salito al vicino monte Nuvolau e alla loro discesa tutto il gruppo si è messo in moto per scendere al Passo Giau e da qui
Rebecca poi ci dirigiamo verso l’ultima tappa, il rifugio Città di Fiume. A poco tempo dall’arrivo in rifugio percorriamo un tratto boschivo, dove incontriamo la prima manifestazione di pioggia, che non reca dispiacere, rifocillandoci, mentre camminiamo circondati da pino mugo che espande profumo con l’umidità. Da lì vediamo il Pelmo.
Arrivati in rifugio, con quattro giorni sulle spalle, ci riposiamo e troviamo tempo, come tutte le sere, per scherzare, mentre scriviamo le cartoline e ripercorriamo i giorni trascorsi

Gli accompagnatori (Fabio, Maria Fiore, Mauro e Joseph)
Pietro Dopo la doccia, momento di relax in camera, foto di gruppo e cena . Dopo abbiamo scritto varie cartoline, qualche chiacchiera e poi a nanna.
Rebecca L’indomani, l’ultimo giorno
Pietro in circa un ora raggiungiamo la Forcella Staulanza da qui in attesa dell’ arrivo del taxi per Belluno siamo saliti al Monte Crot da cui abbiamo goduto una bella vista del Pelmo proprio lì di fronte.
Discesa a Belluno in taxi poi treno per Padova e successivamente per Milano e
Rebecca e per tornare Novara. soddisfatti di aver trascorso cinque giorni particolari e ricchi di esperienze, che ci auguriamo di poter ripetere.
Pietro Per me è stata un esperienza fantastica un po’ oltre la solita gita in montagna e spero che la pensino così anche i miei compagni d’avventura; un ringraziamento ai nostri accompagnatori Giuseppe, Mauro e Maria Fiore; al direttore del Corso Fabio Galli al nostro tesoriere Matteo che si è sempre tenuto aggiornato sulla situazione economica del viaggio e che forse avrebbe voluto essere con noi come tutti gli altri accompagnatori del Corso che vigilano e ci insegnano ad andare in montagna ,la nostra passione comune, ogni domenica.
Una menzione speciale di ringraziamento all’ ex direttore del corso Alberto Mazzone e al gruppo degli “anziani “ che da qualche anno non ci accompagnano più alla domenica ma che lo hanno fatto per molti anni con grande simpatia, esperienza e voglia di stare con noi giovani.
Siamo comunque pronti per i prossimi vent’anni e ricordate che se avete dai nove ai diciassette anni e avete voglia di venire in montagna venite col CAI,ci sarà da divertirsi. Buona montagna a tutti e W il CAI