L’erba del vicino è sempre più verde
L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
sulla notizia che il Novara giocherà la prossima stagione, prima e unica squadra tra tutte quelle di A e B, su un campo di calcio in erba sintetica, per effetto della trasformazione in atto del Piola
E’ il nuovo che avanza, bellezza…e tu non puoi farci niente, niente.
Orson Welles -precisiamolo subito- non è citato a caso: avrei creduto più facilmente al suo annuncio dello sbarco dei marziani a New York piuttosto che al Novara atterrante in serie B con un campo da calcetto come biglietto da visita.
Dal sintetico in lattina a quello sotto i tacchetti: se archiviare l’enigmatico Blu Drink può risultare rapida e libera scelta personale, ad abituarci a questo calcio di plastica faremo sicuramente più fatica.
Chi di noi non custodisce fra i propri ricordi calcistici -da spettatore o giocatore dilettante- l’odore dell’erba, le zolle che si attaccano ai tacchetti ed il fragoroso multiplo tic tac per scrollarsele dai piedi contro le grate al rientro negli spogliatoi, le magliette infangate dalla palta invernale che ad ogni rovescio di Giove Pluvio impantana i fini numeri dieci esaltando invece i solidi mediani persino più degli stessi celebranti versi di Ligabue?
Quanta mitologia calcistica della nostra infanzia e non risiede in quei fattori ambientali e nella naturalità del terreno aleatoriamente manovrata dalla metereologia?
Game over. La festa (che poi dovrebbe essere la normalità) è finita. Niente più erba, niente più terra, niente più natura. Ad accompagnare le nostre domeniche ecco tecnologia, chimica e derivati del petrolio applicati al pallone.
Un campo di calcetto, insomma, quelli sui quali da anni chi vive la sfortuna dei nostri tempi è costretto ad andare a giocare: un po’perché i vecchi terreni erbosi dei nostri nonni non esistono più, un po’ perché costano poco, non devi comprarti le scarpe coi tacchetti e non ci trovi mai fango; anche dopo il diluvio non scivoli mai e la mamma non ti rinfaccerà mai le macchie della pubblicità del Bio Presto sulla maglietta.
Addio scivolate, terreno pesante, zolle arate da possenti terzini e pozzanghere imprevedibili. E che dire dei rimbalzi irregolari che al Piola immaginavi magari figli di una beccata di qualche corvo approdato a cercare vermi proprio sul verde palcoscenico del pallone anziché sui vicini campi oltre Agogna?
Scusate, amici volatili, ma adesso qui si fa sul serio, si ammoderna: adesso il pranzo cercatevelo altrove. Niente più terra, niente più erba, nessuna formica o vermaccio schifoso ad infestare il brillante calcio che conta. Magari ci sono i procuratori, ma questa è un’altra storia.
Resta da chiedersi quali motivazioni possano avere partorito tant’indecifrabile decisione: difficile ritenere che l’attuale assetto societario possa essersi confessato la necessità di risparmiare lo stipendio di qualche giardiniere.
Ipotizzabile la tentazione d’essere apripista del futuro prossimo guadagnandosi l’ampio risalto mediatico che il primo terreno sintetico di A e B frutterà a livello nazionale? Ipotesi tattica di mettere in crisi le 21 rivali visitanti obbligandole a misurarsi su un terreno poco conosciuto?
La questione inverno parrebbe francamente marginale: il terreno del Piola da anni supera indenne nevi o gelate circostanti, senza mai apparire davvero impraticabile (contro il Figline le condizioni sarebbero state estreme anche sul sintetico) ed in tutto il Nord Italia nessun club mai ha percorso questa strada a livello professionistico.
Due i terreni di gioco in Europa convertiti al sintetico ad alto livello: la Red Bull Arena di Salisurgo -host anche di alcuni match di Euro 2008- ed il Luzhniki di Mosca, casa del CSKA. L’innovazione tecnologica non ha però costituito fattore campo per Honda, Krasic e compagni in Champions: Man Utd ed Inter hanno fatto bottino pieno come previsto e senza soffrire il terreno sintetico.
Nessuno stadio in paesi con inverni assai più rigidi del nostro quali Germania, Francia, Danimarca, Polonia ha invece deciso di rinunciare al caro vecchio prato nature.
La patria del football e della tradizione ha detto no a livello di Football Association: vietati i terreni sintetici oltremanica dal 1988, dopo che alcuni esperimenti miseramente falliti (Queens Park Rangers ed Oldham) avevano suscitato proteste congiunte di spettatori ed atleti.
E da noi? Sinora solo al Sud, in categorie inferiori e per risparmiare su acqua e giardiniere più che per paura dell’inverno.
Pare che nemmeno a San Siro (da due decenni peggior manto erboso del pianeta, uno spelacchiato e pietoso biliardo di terra e sabbia al quale la copertura dell’impianto impedisce di respirare e per il quale si rendono necessarie numerose, costosissime rizollature) sia mai stata seriamente considerata l’ipotesi di una implementazione del sintetico: ultima (ed unica) traccia d’ipotesi o discussione un articolo di Federico Pistone sul Corsera del novembre 2004, più a commento della decisione con cui la Uefa aprì ufficialmente al sintetico che effettiva proposta.
Insomma, più che “come sarà?” (in fondo chi era col Novara a Sorrento e Manfredonia o ha mai giocato a calcetto una certa idea ce l’ha), la vera domanda sembrerebbe essere “perché?”.
Domanda pleonastica, financo persino babbea. Basta guardarsi in giro e dare un’occhiata al mondo: spariscono gli artigiani ma vengono inagurati ipermercati sempre più colossali, chiudono mastri fornai o storici caffè ma un sushi (cinese) sotto casa te lo ritrovi sempre, spremute d’arancia o frullati vengono sostituiti da bevande fluorescenti dal sapore sempre più plastico ed il fare merenda con pane e salame ha abdicato in favore di pubblicizzatissimi dolciumi e snacks i cui elenchi degli ingredienti sembrano formule chimiche.
Persino il recente mondiale ha provveduto a consegnarci un pallone da 145 euro (sic!) che la maggioranza dei portieri ha però definito molto simile a quei palloni da supermercato che prendevi coi bollini o con il resto della spesa.
Addio, caro vecchio prato del Piola. Ci rimangono Wimbledon (fino a quando non verrà giocato sulla moquette) e la speranza che in quel che resta dello sport la differenza fra vincere e perdere possa sempre e comunque essere sottile come un filo d’erba. Sintetico?
Jean-Paul Bonomi
