L’erba del vicino è sempre più verde

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
sulla notizia che il Novara giocherà la prossima stagione, prima e unica squadra tra tutte quelle di A e B, su un campo di calcio in erba sintetica, per effetto della trasformazione in atto del Piola

E’ il nuovo che avanza, bellezza…e tu non puoi farci niente, niente.
Orson Welles -precisiamolo subito- non è citato a caso: avrei creduto più facilmente al suo annuncio dello sbarco dei marziani a New York piuttosto che al Novara atterrante in serie B con un campo da calcetto come biglietto da visita.
Dal sintetico in lattina a quello sotto i tacchetti: se archiviare l’enigmatico Blu Drink può risultare rapida e libera scelta personale, ad abituarci a questo calcio di plastica faremo sicuramente più fatica.
Chi di noi non custodisce fra i propri ricordi calcistici -da spettatore o giocatore dilettante-  l’odore dell’erba, le zolle che si attaccano ai tacchetti ed il fragoroso multiplo tic tac per scrollarsele dai piedi contro le grate al rientro negli spogliatoi, le magliette infangate dalla palta invernale che ad ogni rovescio di Giove Pluvio impantana i fini numeri dieci esaltando invece i solidi mediani persino più degli stessi celebranti versi di Ligabue?
Quanta mitologia calcistica della nostra infanzia e non risiede in quei fattori ambientali e nella naturalità del terreno aleatoriamente manovrata dalla metereologia?
Game over. La festa (che poi dovrebbe essere la normalità) è finita. Niente più erba, niente più terra, niente più natura. Ad accompagnare le nostre domeniche ecco tecnologia, chimica e derivati del petrolio applicati al pallone.
Un campo di calcetto, insomma, quelli sui quali da anni chi vive la sfortuna dei nostri tempi è costretto ad andare a giocare: un po’perché i vecchi terreni erbosi dei nostri nonni non esistono più, un po’ perché costano poco, non devi comprarti le scarpe coi tacchetti e non ci trovi mai fango; anche dopo il diluvio non scivoli mai e la mamma non ti rinfaccerà mai le macchie della pubblicità del Bio Presto sulla maglietta.
Addio scivolate, terreno pesante, zolle arate da possenti terzini e pozzanghere imprevedibili. E che dire dei rimbalzi irregolari che al Piola immaginavi magari figli di una beccata di qualche corvo approdato a cercare vermi proprio sul verde palcoscenico del pallone anziché sui vicini campi oltre Agogna?
Scusate, amici volatili, ma adesso qui si fa sul serio, si ammoderna: adesso il pranzo cercatevelo altrove. Niente più terra, niente più erba, nessuna formica o vermaccio schifoso ad infestare il brillante calcio che conta. Magari ci sono i procuratori, ma questa è un’altra storia.
Resta da chiedersi quali motivazioni possano avere partorito tant’indecifrabile decisione: difficile ritenere che l’attuale assetto societario possa essersi confessato la necessità di risparmiare lo stipendio di qualche giardiniere.
Ipotizzabile la tentazione d’essere apripista del futuro prossimo guadagnandosi l’ampio risalto mediatico che il primo terreno sintetico di A e B frutterà a livello nazionale? Ipotesi tattica di mettere in crisi le 21 rivali visitanti obbligandole a misurarsi su un terreno poco conosciuto?
La questione inverno parrebbe francamente marginale: il terreno del Piola da anni supera indenne nevi o gelate circostanti, senza mai apparire davvero impraticabile (contro il Figline le condizioni sarebbero state estreme anche sul sintetico) ed in tutto il Nord Italia nessun club mai ha percorso questa strada a livello professionistico.
Due i terreni di gioco in Europa convertiti al sintetico ad alto livello:  la Red Bull Arena di Salisurgo -host anche di alcuni match di Euro 2008- ed il Luzhniki di Mosca, casa del CSKA. L’innovazione tecnologica non ha però costituito fattore campo per Honda, Krasic e compagni in Champions: Man Utd ed Inter hanno fatto bottino pieno come previsto e senza soffrire il terreno sintetico.
Nessuno stadio in paesi con inverni assai più rigidi del nostro quali Germania, Francia, Danimarca, Polonia ha invece deciso di rinunciare al caro vecchio prato nature.
La patria del football e della tradizione ha detto no a livello di Football Association: vietati i terreni sintetici oltremanica dal 1988, dopo che alcuni esperimenti  miseramente falliti (Queens Park Rangers ed Oldham) avevano suscitato proteste congiunte di spettatori ed atleti.
E da noi? Sinora solo al Sud, in categorie inferiori e per risparmiare su acqua e giardiniere più che per paura dell’inverno.
Pare che nemmeno a San Siro (da due decenni peggior manto erboso del pianeta, uno spelacchiato e pietoso biliardo di terra e sabbia al quale la copertura dell’impianto impedisce di respirare e per il quale si rendono necessarie numerose, costosissime rizollature) sia mai stata seriamente considerata l’ipotesi di una implementazione del sintetico: ultima (ed unica) traccia d’ipotesi o discussione un articolo di Federico Pistone sul Corsera del novembre 2004, più a commento della decisione con cui la Uefa aprì ufficialmente al sintetico che effettiva proposta.
Insomma, più che “come sarà?” (in fondo chi era col Novara a Sorrento e Manfredonia o ha mai giocato a calcetto una certa idea ce l’ha), la vera domanda sembrerebbe essere “perché?”.
Domanda pleonastica, financo persino babbea. Basta guardarsi in giro e dare un’occhiata al mondo: spariscono gli artigiani ma vengono inagurati ipermercati sempre più colossali, chiudono mastri fornai o storici caffè ma un sushi (cinese) sotto casa te lo ritrovi sempre, spremute d’arancia o frullati vengono sostituiti da bevande fluorescenti dal sapore sempre più plastico ed il fare merenda con pane e salame ha abdicato in favore di pubblicizzatissimi dolciumi e snacks i cui elenchi degli ingredienti sembrano formule chimiche.
Persino il recente mondiale ha provveduto a consegnarci un pallone da 145 euro (sic!) che la maggioranza dei portieri ha però definito molto simile a quei palloni da supermercato che prendevi coi bollini o con il resto della spesa.
Addio, caro vecchio prato del Piola. Ci rimangono Wimbledon (fino a quando non verrà giocato sulla moquette) e la speranza che in quel che resta dello sport la differenza fra vincere e perdere possa sempre e comunque essere sottile come un filo d’erba. Sintetico?

Jean-Paul Bonomi

Rijat Shala vs. Leo Messi alla Playstation

25 aprile 2010: io c’ero!!
In attesa di nuove e mirabolanti celebrazioni oppure semplicente sognando altre imprese sportive da ricordare, questo leitmotiv volerà a lungo di bocca in bocca fra i Novaresi di ogni età, status sociale, titolo di studio e passione politica oppure impazzerà su quei social network che hanno spodestato bar e osterie come luoghi di aggregazione sociale.
Abbiamo vinto, vissuto, gioito, goduto, celebrato, brindato, siamo andati a letto stremati ma felici ed ora possiamo solo temere di far la fine dei protagonisti del mirabolante e fantastico “Un’ombra ben presto sarai” di Osvaldo Soriano: sperduti nella Pampa argentina, circondati da uno sterminato ma affascinante nulla e privi di fiches o denaro iniziano col giocarsi a carte le illusioni per finire poi a gettare nel piatto i propri ricordi.
We’ve been waiting for X years…
Non è matematica, questa equazione recita a soggetto: ognuno ha un proprio numero da sostituire a quella X. Tutti abbiamo atteso o desiderato qualcosa per anni osservandola da lontano con la concupiscenza di un bimbo dietro la vetrina dei dolci. Nella strepitosa “who the fuck is alice”, la tanto desiderata next door girl s’invola su una limousine dopo ventiquattro anni; lui non la prende proprio benissimo, come il titolo lascia peraltro intendere. La nostra triste attesa ne conta dieci in più, ma ci è andata meglio. In tutti i sensi: “what the fuck is serie B” sarebbe stata davvero poco orecchiabile e la vecchia storia delle volpe e l’uva ci avrebbe reso persino più ridicoli di Pupo ed Emanuele Filiberto. Come dite? Ah, impossibile?
Ciao Tramezzani
Gli americani –proprio quelli cresciuti a torta di mele negli “alice’s drives” della canzone- direbbero che ci siamo tolti una scimmia dalla spalla: trattavasi pure d’un bel gorilla, roba da Sigourney Weaver!! Pesantissimo e troppo cresciuto, ben oltre le trenta e passa primavere.
Nuara is back, recita una maglietta fra le mille serigrafate per l’occasione. Rieccoci nel calcio che conta, quello broadcastato da mamma Rai su reti che non dedicano la maggior parte del proprio palinsesto a ping pong e pallanuoto! Rieccoci nel calcio che conta, magari non sarà la Champions League ma quantomento troveremo sui giornali qualcosa più del trafiletto redatto dallo svagato e demotivato cronista locale, che a volte sbaglia persino il risultato del match (persino due volte in poche righe, vero La Stampa?). Approfittiamone sinchè dura: la carta stampata sta lentamente morendo ed il premio Pulitzer recentemente attribuito ad un giornale online ha forse rappresentato il primo necrologio per rotative, inchiostro, foreste abbattute ed edicole.
Caro Babbo Natale, portami la Xbox che rigioco Milan-Novara!!!!
Ilaria D’Amico (da poco mamma, auguri!) ce lo ha insegnato: oggi contano solo Sky e la multimedialità. Bene, allora vedetela così: da agosto potrete comprare le partite degli azzurri in payperview. Confesso d’essere scettico: farò di tutto per continuare a recarmi a Benevento o Gallipoli evitando che Foroni o Caressa mi releghino sul divano. Se vi piacciono i videogiochi, probabile il Novara nel prossimo Fifa 2011. Lisuzzo e Shala a gamba tesa su Messi ed Henry mentre scegliete anche se far piovere o nevicare? Tutte cose che ho sentito allo stadio. Fesserie da ragazzini? Forse, ma sicuramente più orecchiabili dei rauchi e rancorosi “l’è mia bon!” con i quali ci siamo trovati a convivere per una buona ventina d’anni.

Jean-Paul Bonomi

Novara-Cremonese 3-3:
Cronaca di una festa annunciata

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Novara-Cremonese 3-3 del 25/04/2010)

Il campionato era già morto e sepolto da tempo: con la Cremonese si può semmai dire sia ufficialmente arrivata anche l’autopsia. Decesso per manifesta superiorità di una delle concorrenti. In attesa di dissertare sulla stagione del Novara e su cosa ci aspetta in serie B, ecco il D-Day azzurro.

Ore 11,30
Le grandi giornate iniziano dalle piccole cose. Novara oggi viene scippata della sua assente ed abulica quotidianità domenicale (oddio, non che nei feriali ci scappi più movida, eh!): non lo sanciscono la politica o i titoli dei giornali ma la calata in massa dei bancarellai napoletani nei dintorni dello stadio, in Piazza Martiri, Corso Italia. Già sulla tangenziale sorpasso camioncini con targhe esotiche che da anni non conoscono revisione né requie. Il marchio del Novara contraffatto affolla negozi improvvisati, fuoriesce frenetico dai ducato abusivi carichi di t-shirt, polo, bandiere, polsini, sciarpe. Tutto contraffatto, abusivo ed a prezzi da usura,come per i Red Devils in Vietnam o in Cina per Messi e Kakà.Il mercato nero delle trombette ed il decuplicarsi dei minivan attrezzati a rosticcerie (a Roma chiamati “dallo Zozzone”) sanciscono la nostra grandeur più dei punti in classifica o dell’inviato di SkySport: signori, oggi il Piola è un piccolo Bernabeu e non abbiamo da invidiare niente a Manchester United, Real Madrid ed Inter.

Ore 12,00
Mi aspetto di trovar i bagarini fuori dal Piola, annunciato “sold out “: non ci sono ed un po’ –lo confesso- ci rimango male. Per la prima volta nella mia vita assisto ad un evento nel quale la domanda di tagliandi supera l’offerta senza che il fatto alimenti un mercato parallelo delle “entradas”. E’ uno sconvolgimento di leggi economiche da portare Keynes a rivoltarsi nella tomba o Tremonti a dare le dimissioni. Accidenti, forse in questo campo siamo ancora lontani da Milan ed Arsenal. In compenso, le bancarelle in Corso Vercelli sembrano moltiplicarsi, le trombette stridono e qualche novarese barricato in casa deve rifugiarsi su google a digitare “inquinamento acustico” per informarsi sulla novità.

Ore 13,00
Nemmeno la consueta pizza al Triathlon oggi è la stessa: anche al desco viviamo il tutto esaurito, superando i dieci coperti. Il 30 agosto eravamo invece al minimo storico, un tete-a-tete fra chi verga queste righe ed il cronista maximo in tema di Novara Calcio, al secolo Massimo Barbero: in quell’occasione mi lasciai sfuggire che avremmo vinto il campionato, che al massimo sarebbe stato opinabile il “quando” ma che comunque il sottoscritto propendeva per marzo, Pasqua nella peggiore degli ipotesi. Il mio povero commensale trascorse parte del pranzo a fare scongiuri e senza dubbio gli feci andare pomodoro e mozzarella per traverso. Massimo, ti devo una margherita ma cazzarola se ci avevo preso!

Ore 14,00
Il Piola dovrebbe essere strapieno. Dovrebbe ma non è: se dalla tribuna giri la testa verso destra, una bella fetta di stadio (azzarderei un quinto, un sesto) è desolatamente vuoto. Un paio di migliaia di spettatori sono rimasti a casa, tagliati fuori da leggi becere, idiote, assurde: in una parola, italiane. Fossi in loro, mi consolerei leggendo le parole del tifoso romano accoltellato dopo il derby “Allo stadio le coltellate si danno e si prendono. E’ normale, ci sta”.

Ore 15,00
In un tripudio di coreografia, cartelloni, bandiere, striscioni, colore, folklore, rumore e tutto quanto possiate associare alle parole “festa” e “sport”, si gioca. Siamo pigiati come sardine, fa caldo e non c’è la solita tensione del match. La Cremonese sembra approdata suo malgrado ad uno di quei tornei di calcetto estivi organizzati da Smaila e Lele Mora, ma saprà rifarsi e metterci anche un filino di paura. Claudia Mori resiste dagli altoparlanti con il suo “Non succederà più”, oggi davvero poco adeguato. Avrei optato per Joey Tempest ed il suo “Final Countdown” ma se Cecchetto non mi ha mai arruolato fra i suoi un motivo ci sarà…

Ore 16,45
Ventola è entrato in grande forma a campionato finito, un po’ come quei cavalli che si ingambano e sprintano a palo già raggiunto. I suoi due supergol sono però perle di Labuan ed insieme a quel minutino e mezzo di pathos sul 2-3 danno pepe agonistico al pomeriggio. Arrivato il momento che tutti aspettavamo con ansia, viviamo scene sinora viste solamente in TV: giro di campo, bandiere brasiliane come pareo, magliette celebrative, abbracci, lacrime. Il terzo portiere Strukelj si impegna ad inseguire i compagni in stampelle, Jimmy Fontana ed altri festeggiano con i figli. Tutti sono ebbri di gioia, qualcuno riesce ad apparire persino meravigliato o incredulo, forse dopo aver sudato parecchio con Stanislavskj e Strasberg perché che questi fossero di un’altra categoria lo si era visto sin da Parma.

Ore 17,00
Negli spogliatoi e dintorni birra, prosecco e quant’altro volano ad altezza uomo. Ed anche bambino, ragion per cui lascio il mio lontano dalla bolgia. Cori d’ogni sorta, ebbrezza (agonistica,eh!!!) ed euforia incontenibili. I calciatori escono seminudi sul piazzale dello stadio per festeggiare con i tifosi ed è l’immagine più bella del pomeriggio, quella che può conquistare più adepti per questo Novara. Kakà che ha vinto lo scudetto lo vedi solo in televisione, a Gonzalez o Lisuzzo puoi fare i complimenti e stringere la mano. Un po’ umida di birra, vabbè, ma quando ci ricapita?!!?

Ore 18,00
Piazza Martiri invasa di bandiere e colori azzurri. Non riesco a spiegarmi da dove possano essere saltati fuori tanti appassionati: dove sono stati nascosti in questi mesi, in questi anni??? Inizio ad ipotizzare che l’amministrazione comunale abbia incentivato l’immigrazione di tifosi forestieri con una politica simile a quella con la quale il governo canadese attirava masse di europei per popolare le città dell’ovest ma subito mi dico che sono il solito pessimista. Dai, questi li rivediamo tutti al Piola il prossimo anno, anche dopo qualche sconfitta. O forse no?!?!

Ore 18,30
Gran galà nella meravigliosa sede settecentesca della BPN. Confesso che –pur essendo novarese e nonostante la mia famiglia abbia nel corso degli anni dilapidato una discreta fortuna in azioni Popolare più devastanti di Plank nella discesa libera- ci metto piede per la prima volta, rimanendone affascinato. Arriva la squadra: fra i più gasati Rijat Shala e Cristian Bertani. Matteo Centurioni marca a uomo il buffet, Mavillo Gheller dirige i brindisi alla Riccardo Muti senza nemmeno pretendere che Novara gli pianti degli alberi. De Angelis è costretto a chiedere di non saltare: il Palazzo ha i suoi annetti. Tanti applausi a tutti, bambini con la tutina del Novara e clima goliardico-celebrativo. Fuori, la folla assiepata aspetta di intonare il peana per i propri eroi.

Ore 19,30
Mio figlio di sette anni è esausto, sembra Dorando Pietri all’Olimpiade di Londra. Riesco appena ad infilarlo in macchina prima che si addormenti e si risveglierà praticamente già a scuola il mattino dopo. Devo a malincuore lasciare la festa, che si trasferisce nel frattempo in Piazza Martiri. Jimmy Fontana “conquista” la statua con un’arrampicata destinata a prendere posto nella storia Novarese qualche gradino sopra la battaglia del XXIII marzo 1848.

Ora imprecisata, nel cuore della notte o comunque dopo il calare delle tenebre
Danny “Hot Kid” Faranna mantiene fede alla promessa fatta a suo tempo e si immerge nel laghetto di Novarello per una abluzione che testimoni oculari riferiscono a metà strada fra i tuffi di Greg Louganis ed il battesimo di Gesù nel fiume Giordano.
Conscia delle intenzioni del Faranna, buona parte della tifoseria novarese aveva da tempo sollecitato a Juliano contatti utili ad importare dal Brasile una colonia di piranhas. Miracolato dalla nube vulcanica che ha bloccato in patria i famigerati divoratori d’acqua dolce, il Faranna ha promesso in caso di nuove imprese sportive altre e mirabolanti avventure.

Jean-Paul Bonomi

Perugia-Novara 0-2:
BIG DOG NOVARA

Dopo un primo tempo noioso e controllato senza affanni dagli Azzurri, nella ripresa Gonzalez e Bertani affondano le speranze perugine di riagganciare i playoff e piantano gli ultimi chiodi sulla bara del campionato: il ritorno in serie B ormai un conto alla rovescia.

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Perugia-Novara 0-2 del 14/03/2010)

“Business as usual”, ovvero “siamo aperti come al solito” oppure ”l’attività prosegue regolarmente”, ”facciamo il lavoro d’ogni giorno”.
Potete leggerlo sulle vetrine di milioni di attività commerciali negli States oppure sul sorriso del Novara sempre più dominatore, ormai quasi despota del campionato. A Perugia come a Cremona, a Lumezzane come a Busto Arsizio: qualunque latitudine indichi il TomTom, il Novara in viaggio fa sempre e comunque quello che le riesce meglio e più getta nello sconforto avversari che vivono tratti della partita giocando alla pari con la capolista ma senza portare a casa punti. Il morso del cobra. Il Novara è granito e dinamite: a sbatterci contro prima ti rompi la testa, poi salti in aria. Resiste, lascia sfogare gli avversari –forti e titolati o meno che siano- controllandoli con calma olimpica e solidità difensiva per poi colpirli al cuore nei momenti decisivi degli incontri con l’arma letale. Smith and Wesson? No, Bertani and Gonzalez.
Un copione già visto ed applaudito, proprio come le vittorie di Popov in piscina. Per tutto il mondo era “lo zar”, per gli yankees sempre e solo “Big Dog”: il cagnaccio, un molosso troppo grande e cattivo per poterci ragionare. Figurarsi batterlo. Alla vigilia di Mondiali ed Olimpiadi tecnici e giornalisti USA ci credevano sempre, vuoi perché il russo appariva fuori forma vuoi perché le piscine dei college californiani sfornavano in continuazione giovani talenti candidati a domare “Big Dog”, vuoi perché il passare del tempo e la legge dei grandi numeri parevano giocavare a favore degli sfidanti. Invece nisba, non bastò nemmeno una coltellata presa fuori stagione da un cocomeraio azero: l’oro restava sempre incollato al collo di Big Dog.
Rassegnarsi, please: lo stesso invito lanciato al campionato dalla banda di Attilio Tesser da settembre ad oggi.

IL PODIO DI PERUGIA-NOVARA

ORO: DRASCEK
Sostituisce Shala con una sostanziosa e robusta prestazione che non fa rimpiangere l’elvetico. Schierato insieme a Porcari come diga di centrocampo, aggiunge preziosi ripiegamenti in difesa e persino qualche inserimento offensivo. Le belle sorprese di questa stagione non finiscono mai.

ARGENTO: GONZALES
Solita bomba ad orologeria con detonazione nel secondo tempo.
La domanda è sempre quella: ma se giocasse dall’inizio?!?
Forse c’è un massimo legale di punti di vantaggio in classifica consentiti dal regolamento, una clausola della quale il solo Tesser è a conoscenza.

BRONZO: BONDI
Le invenzioni del Perugia (o quantomeno la voglia di inventare o perlomeno il provarci) risiedono solo nei suoi educatissimi piedi. Corre anche: fra i pochi a salvarsi in un Perugia slegato ed inconcludente, a dispetto del dover vincere a tutti i costi sbandierato alla vigilia.

CUCCHIAIO DI LEGNO: IL PERUGIA
Contro il Novara passa l’ultimo treno per i playoff: perderlo contro la capolista può starci, è successo quasi a tutti. Ma almeno provare a correr verso la stazione con un po’ di decisione e coraggio no?

CUCCHIAIO DI LEGNO - honoris causa: URBANO
Nel primo tempo prova ad impostare la manovra in tre occasioni: tre calci in touche degni del Sei Nazioni, col pallone ad almeno venti metri dal compagno-target. Si rassegna al mero vigilare difensivo nel secondo tempo e l’uno-due Bertani-Gonzalez lo manda al tappeto. Rugby,boxe….a quando il famigerato “darsi all’ippica”?

Jean-Paul Bonomi

Varese-Novara 1-1:
Uno a uno non fa male a nessuno

Botta e risposta nella ripresa dopo un primo tempo intenso fisicamente ma povero di emozioni sottoporta: all’acuto di Carrozza in avvio di ripresa risponde Gonzalez… in contropiede!!!

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Varese-Novara 1-1 del 28/02/2010)

Pioggia, fango ed assalto alla capolista di outsiders dal ruolino di marcia casalingo non proprio da buttare via (11 vinte su 12), senza remore nel mettere la gamba quando serve ed una più che discreta dote di stamina nei polmoni. Aggiungeteci un arbitro intenzionato a lasciar correre anzichenò, due portieri pressoché inoperosi per novanta minuti, tanti contrasti, pochi preziosismi tecnici ed avrete l’intensa ma non indimenticabile Varese-Novara.
Chi vi scrive si aspettava un Varese carico a mille, deciso a giocarsi tutto con un avvio in quinta, un ritmo indiavolato e tanta foga agonistica. Nel mio –ammetto pittoresco- immaginario calcistico, vedevo un Sannino “Herrero-Mourinhesco” pompare i suoi già da martedì mattina per convincerli che il Novara non solo si poteva, ma si doveva battere.
In realtà, per quanto agonisticamente determinati e compatti in campo, i biancorossi mi fanno capir subito d’essermi sbagliato: non iniziano dettando ritmi infernali ed il centrocampo a due azzurro visto in grande difficoltà sette giorni orsono contro la Pro Patria appare solido in copertura ed efficace in fase di costruzione, ove Juliano gode di libertà d’azione e tempi di ragionamento adeguati.
Ebagua è l’argento vivo dei padroni di casa ed ingaggia duelli rusticani con Lisuzzo o Centurioni. E’ però il solo a provar a far paura al Novara: inesistente Neto Pereira, lampeggiante ad intermittenza con un paio di mediocri cross Zecchin e poco incisivo Tripoli dalle parti di Tombesi, i centrocampisti biancorossi non si inseriscono e tiri da fuori nemmeno a parlarne. Morale, la rivelazione del campionato pedala un sacco e trascorre buona parte della prima frazione accampata sulla trequarti azzurra ma senza che Fontana venga mai impegnato seriamente.
In avvio di ripresa Sannino prova Carrozza per Tripoli ed il cambio paga dividendi immediati: l’ex Pisa si infila in slalom fra Centurioni e Tombesi, arriva dalle parti di Fontana e lo spiazza con un sinistro sporco.
E’ il momento più difficile per il Novara, o meglio dovrebbe esserlo perché gli dei benevoli verso la causa azzurra assumono la forma della dissennatezza varesina sospinta ai limiti dell’autolesionismo.
In casa contro la capolista in ambasce sul terreno pesante, avanti nello score e con mezz’ora da giocare, cosa più autodistruttivo del gettarsi tutti avanti per lasciar al trio Rubino - Bertani – Gonzalez un bel contropiede 3 contro 2 ?
Tap in di Speedy a porta vuota e Sannino furente in panchina prima, in sala stampa poi.
Si rimette palla al centro per la seconda volta in pochi minuti ed il match pare aprirsi: le squadre tendono ad allungarsi, ad osare qualcosa ma il leitmotiv della grande intensità fisica unita alla discreta assenza di gesti tecnici non cambia, il risultato nemmeno.
Triplice fischio quasi fisiologico, secondo 1-1 consecutivo in rimonta per i ragazzi di Tesser e nozze d’argento (25 domeniche) con l’imbattibilità.
Tempus fugit, il Novara anche. Fuga a piccoli passi, ma con la sacra benedizione del dio Kronos: siam a marzo ed il countdown verso la fine delle ostilità dice meno nove.
In settimana, per chi se lo fosse perso, il verbo d’un mister sulla cresta dell’onda recitava “A questo punto della stagione è quasi normale iniziar a pensare di gestire il vantaggio”. Mourinho o Tesser?

IL PODIO DI VARESE-NOVARA

ORO:
GONZALEZ
Ogni volta che entra a fare parte della partita, qualcosa di positivo per il Novara accade: un gol, un assist, una scossa davanti. Fate voi. Prima o poi da Gerry Scotti qualche concorrente si sentirà chiedere “ma cosa succederebbe con Speedy in campo dall’inizio?”

ARGENTO:
CARROZZA
Cambia la fascia destra del Varese, subentrando al volonteroso ma inefficace Tripoli per garantire una rapida iniezione d’imprevedibilità che frutta il gol del vantaggio.

BRONZO:
EBAGUA
Con Neto Pereira inesistente e Zecchin tiepido ricordo del motorino offensivo che tanto spesso ci castigò, le gambe ed i muscoli dell’attacco varesino sono d’ebano. Ovvero le sue.
Fisicamente inesauribile, si permette persino di fare a sportellate con Lisuzzo. Alla pari.

CUCCHIAIO DI LEGNO:
NETO PEREIRA
Staticissimo, quasi ligneo centravanti brasiliano del Varese. Nelle rare occasioni in cui riesce a fare parte della manovra tratta il pallone in modo da consigliare alle autorità di Brasilia indagini sull’autenticità del passaporto: con quei piedi, non può essere dei loro.

Jean-Paul Bonomi

Novara-Pro Patria 1-1:
Avanti piano, verso la meta

Giambruno travestito da Jascin, Zamora e Buffon (tutti insieme, per fare prima e meglio) ed una certa dose di apatia primaverile nelle idee e nei muscoli della capolista mandano avanti la Pro nel derby del Ticino e mettono a forte rischio l’imbattibilità azzurra. Come a Foligno, rimedia Rubino nel finale

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Novara-Pro Patria 1-1 del 21/02/2010)

“Ancora Rubino, ancora nel finale…E’ il castigamatti della Pro Patria”. La mestizia trasmessa a casa via etere dal radiocronista bustocco fa da contraltare alla gioia dei 4400 del Piola, trascinati in viale Kennedy dall’aria frizzante della primavera condita da un tiepido sole e dal grande entusiasmo della vittoria di Alessandria in diretta TV. La sosta fa invece il resto, creando legittima attesa e grande entusiasmo per vedere all’opera il Novara capolista sugli spalti ma anche subdola ruggine in campo negli ingranaggi perfetti e cattivi della serata del Moccagatta. Il Novara di Alessandria e di tanti altri match migliori? Non pervenuto per tutto il primo tempo almeno: la Pro parte determinata, si prende il dominio del centrocampo, superiorità fisica e nei raddoppi, manda Serafini a dominare in mezzo, Sarno a giostrare e Ripa a fare a sportellate davanti, si concede di giocare in dieci causa latitanza prolungata dell’(ex?) talento Baù e persino qualche svago difensivo puntualmente rimediato da un Giambruno in giornata di grazie, chiudendo persino in vantaggio grazie a tre minuti on fire del suo piccolo numero dieci che prima fa ballare a dovere Lisuzzo (mica cotica!) poi infila nel sette la punizione dal limite.
Si riparte così -quasi senza giocare e senza accorgersene- dallo 0-1, col primo tempo agli sgoccioli, il Novara ad inseguire ed il buon Thomas Gianotti al nostro fianco restio a darsi pace: ”Giocavo in porta ed ero scarso, ma un uomo sul palo in circostanze simili lo mettevo sempre e gol così su punizione non ne prendevo mai”. Inappuntabile, almeno quanto la sensazione che il posizionamento troppo centrale della barriera (quasi a coincidere con la mezzaluna dell’area di rigore) avesse concesso al piedino fatato dell’ex baby-prodigio Vincenzo Sarno doppia opportunità d’uccellare Jimmy Fontana su entrambi i pali.
Prevedibile forcing del Novara e solito doppio cambio di Tesser in avvio di seconda frazione: match sempre più fotocopia di quello con il Como, con la non trascurabile variabile di una Pro molto meno arrendevole e calante fisicamente di quanto non fossero i lariani nella ripresa.
Reggono bene ed a lungo, i tigrotti, all’assedio della capolista: persi per strada i tre punti solo nel finale, tentano persino di rimediarli nel recupero mettendo ancora paura a Fontana con un paio di velenose incursioni agevolate dall’uscita di Ludi, la cui spalla patisce un paio di tackles da Sei Nazioni col gigantesco Paponetti, fisico da terza linea di rugby misteriosamente e per chissà quali vie traverse finito sprecato come improbabile calciatore.
Tutti concordi nel finale. Sugli spalti, negli spogliatoi, in sala stampa: punto tutto sommato d’oro, l’imbattibilità resiste ed il vantaggio in classifica anche.
Chi vuol essere lieto sia, insomma: del doman non v’è certezza, delle giornate mancanti al traguardo sì.

IL PODIO DI NOVARA-PRO PATRIA

ORO
Giambruno
Mura il Novara per 88 minuti, con ogni mezzo e parata possibile. Sfodera almeno quattro interventi prodigiosi, una efficace precisione nelle uscite ed ipnotizza Motta per rimediare alla colossale ingenuità di un compagno che aveva regalato il penalty al Novara. Quando appare ormai assodato che per batterlo serva Goldrake, Rubino lo riporta sulla terra.

ARGENTO
Ledesma
Telecomanda sulla bionda cabeza del Rubio il pallone coi giri contati che vale l’incornata del pari. Il talento del ragazzo si lascia intravedere, ma cinque/dieci minuti finali in (radi) match bloccati e con l’avversario chiuso dietro a raddoppiare non appaiono il palcoscenico ideale per vederlo brillare. Una chance dall’inizio non sarebbe idea peregrina.

BRONZO
Rubino
Il duello personale con Giambruno lo vede perdente per gran parte del match: quello sembra tarantolato e gli para tutto, ma un paio di gol se li divora pure lui. A segno invece su un pallone molto più difficile da spedire nel sacco rispetto ai precedenti.

CUCCHIAIO DI LEGNO:
Eder Baù
Chi si ricorda di quando mezza Italia pronosticava al talentuoso ragazzo un futuro lastricato di gloria ed i giornali attingevano a piene mani alla bella storia di papà Baù che nell’agosto ‘82 aveva fatto storcere più d’una bocca all’anagrafe di Asiago perché folgorato dall’attaccante brasiliano al Mundial mentre la signora era in dolce attesa?
Ai tempi di Padova ci eravamo ripetutamente compromessi scrivendo che uno così “non poteva giocare in questa categoria”. Vale anche oggi, ma per motivi opposti.

Jean-Paul Bonomi

Alessandria-Novara 1-3:
Prova di forza

Superiorità tecnica più cuore e grinta: il Novara doma l’orso grigio in un match vibrante ed intensissimo. Motta, Lisuzzo e Bertani firmano l’ottava perla in trasferta e la fuga a +7 sulla Cremonese.

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Alessandria-Novara 1-3 del 08/02/2010)

La storia non è uguale per tutti: il Moccagatta la trasuda, il Novara la fa espugnandolo.
La corazzata di Tesser –sempre più despota del campionato- ammutolisce un ambiente “alcarottiano” (quattromila anime ammassate su vetusti spalti “vecchio Piemonte” ed addossate ad un terreno di gioco illuminato alla bell’è meglio, a tratti mistico), ricambia la pugna in un match d’altri tempi e timbra il passaporto destinazione B, corredandolo col visto della ottava vittoria esterna su dodici trasferte.
Non bastano ai grigi né la superiorità numerica della seconda parte dell’incontro né la bolgia che vorrebbe la rimonta: l’urlo del Moccagatta –davvero veemente nella prima parte della ripresa- cala d’intensità col passare dei minuti e finisce zittito dalla rasoiata di Bertani in contropiede che sentenzia inappellabilmente la partita e la superiorità della capolista.
Per dirla con Mourinho, il Novara al Moccagatta avrebbe perso forse solo giocando in sei.
Ancora una volta tante, troppe le similitudini fra Inter e Novara: mentre gli avversari si barcamenano in un improbabile mix di lisa esperienza ed acerba gioventù (pessima la difesa alessandrina, imprigionata fra un Sottil a fine carriera ed un Signorini Jr che deve ancora iniziarla), Tesser può permettersi -come The Special One- di sfogliare la rosa a piacimento, ottenenendo sempre e comunque la risposta desiderata. Si concede, il Novara, il lusso di perdere Tombesi per infortunio e di vedersi cacciato Porcari cammin facendo (intervento scomposto stile kung-fu, non cattivo ma plateale:giusto il rosso) senza mai pagare dazio. Merito della panchina lunga (Gemiti e Juliano) ed dell’abnegazione battagliera degli azzurri che non dà mai all’Alessandria un vero, concreto, palpabile vantaggio del trovarsi uno in più.
I ragazzi di Buglio mettono in campo gambe, cuore e persino discrete geometrie offensive: sarebbe serata di gloria contro molte compagini, è poco contro il Novara. Bertani e compagni affondano come il burro una difesa grigia fisica ma approssimativa: rigore dopo tre minuti, raddoppio su inzuccata di Lisuzzo alla mezz’ora, inserimenti di Motta sempre pericolosi. Il bollettino di guerra dà tregua ai grigi grazie all’ingenuità di Porcari che toglie di mezzo Ventola ma riprende ad essere funereo a metà ripresa quando il forcing alessandrino tira un pelo il fiato ed al primo deciso affondo il Novara chiude: Motta chirurgico per Bertani, game over e Novara a vele spiegate verso il ritorno in B.
I vecchi campioni sorridono sornioni dalle storiche foto in bianco e nero scampate all’alluvione sulle pareti del romantico, old fashioned, meraviglioso bar del Moccagatta. Il calcio moderno non sarà un gran che, ma visto all’opera questo Novara forse qualcosa da salvare c’è.

IL PODIO DI ALESSANDRIA-NOVARA

ORO
Lisuzzo 
Spacca il secondo sulle chiusure difensive, di testa e non. Esaltato dall’atmosfera gladiatoria del Moccagatta, prima sigilla di testa il 2-0 che fa sanguinare l’Alessandria poi tiene a bada l’Orso Grigio ferito ad inizio ripresa. Lippi lo lascerà a casa a giugno, per portare in Sudafrica il frusto Cannavaro: il probabile fallimento sudafricano per gli azzurri ha già un suo perché.

ARGENTO
Bertani
Terza rete consecutiva, preziosissima. Spegne avversari in campo e pubblico nel momento di maggior forcing e convinzione sotterrando l’Alessandria che provava a risalire dal baratro.

BRONZO
Artico
Classe 1973 ma per scoprirlo bisogna sbirciargli la carta d’identità: fra i leoni in grigio arrembanti di fine primo tempo ed inizio ripresa il vecchio centravanti sfodera il ruggito più forte. Per longevità ed impegno, il Pippo Inzaghi della serie C.

CUCCHIAIO DI LEGNO
L’inciviltà ovviamente presente al Moccagatta (vuoi mica una sana serata di sport!).
Alessandria come Broadway nelle coreografie del prepartita (voto 8), come Saigon o Jalalabad nelle bombe carta del match (voto zero). La media fa quattro, come quei gatti che periodicamente credono (ma davvero si può nascere così ingenui ?!?!?!) alle belle parole su un calcio pulito e civile, con partite sospese in caso di fumogeni e bengala che non dovrebbero entrare, blablablablablablabla…

Jean-Paul Bonomi

Novara-Pergocrema 2-0:
Novara, poco gioco ma tre punti

Un Novara appena sopra la sufficienza torna alla vittoria senza brillare, capitalizzando con Bertani l’unica palla gol del primo tempo e chiudendo il discorso solo nel finale con una perla di Rigoni.

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Novara-Pergocrema 2-0 del 31/01/2010)

Un bicchiere di semplice ma deciso vino rosso, per fare sangue. Lo champagne da rimandarsi, invece, a tempi migliori. E’ la sintesi enologico-calcistica di una fredda domenica di calcio non certo esaltante, da vecchia C1 per intenderci: poche occasioni da rete, povertà tecnica quasi assoluta (la gemma del 2-0 di Rigoni nel recupero un raggio di sole squarciante il nero cielo dopo un lungo temporale), squilibrio di valori minimo e risultato determinato dalle occasioni o dalla voglia di crederci.
Anno magico: al Novara di questa stagione riesce anche di calarsi nella vecchia realtà del gioco frammentato, dei lunghi lanci inconcludenti, dell’addormentarsi su un vantaggio trovato in apertura di partita soffrendo sino ai minuti di recupero impantegato in una sorta di pericoloso non-gioco, peraltro paradossalmente proposto dalla squadra ospite in svantaggio.
Parole, parole, parole. Eppure i conti tornano lo stesso e con essi i tre punti, benedetti e necessari per tenere a distanza di sicurezza una Cremonese che farebbe bene –a questo punto - a chiedere asilo politico nel girone B, ove i suoi 45 punti la vedrebbero regina anziché valletta.
Parlare di crisi per il Novara era sicuramente esagerato e catastrofico.
Innegabile però che la banda di Tesser non viva sicuramente in questo periodo lo zenit della forma stagionale.
Caduto perciò come manna dal cielo al Piola il derelitto Pergocrema, contro il quale riuscire a non vincere era missione se non impossibile sicuramente impegnativa: inferiori, i lombardi, non solo alle attese (modeste!), ma soprattutto ad un livello minimamente accettabile per riuscire ad imporre al Novara il terzo stop consecutivo.
Monza e Como - per capirci - hanno dettato altri ritmi ed altra intensità (anche fisica) a due Novara forse persino meno sbiaditi di quello odierno, ricavandone due punti.
Minimo il Pergocrema, minima la reazione al gol rompighiaccio di Bertani: inesistenti negli ultimi sedici metri, gli ospiti si rivolgevano sempre e solo all’isolato e fisicamente non irresisitibile Le Noci, le cui iniziative si rivelavano più simili a rarefatte idee di marachella che non a vere scorrerie offensive.
Solletico, leggero solletico sulla dura scorza della retroguardia meno battuta del girone a fronte dei cazzotti novaresi dall’altra parte: sporadici ma efficaci. Due robusti colpi da KO equamente distribuiti per tempo per mettere al tappeto il Pergocrema e tornare al triplo balzo in classifica.
Sciolti i dubbi numerici (50 punti, record nella categoria per il Novara Calcio), restano le domande da Bar Sport. Bastavano due pareggi per definire in flessione il Novara? E, se sì, la convalescenza agonistica è davvero terminata? Appuntamento ad Alessandria fra 8 giorni sotto la luce di riflettori e telecamere Rai per saperne di più.

IL PODIO DI NOVARA-PERGOCREMA

ORO
Rigoni
Materia grigia, movimento, un gol da incorniciare e persino un recupero da terzinaccio a pochi minuti dalla fine. Sbriciola non solo il vecchio adagio ippico che sconsiglia sempre di puntare sul cavallo rientrante ma anche la fragilità difensiva del Pergocrema.

ARGENTO
Bertani
Insidia il trono di “Re Mida” a Motta con il secondo tocco d’opportunismo consecutivo in area e mette in discesa la partita. Parrebbe il “la” ad una cavalcata trionfale, invece da lì in poi fatica un po’ a creare gioco (come tutti i suoi compagni).

BRONZO
Ludi
Il Pergo non può certo vantare un attacco dirompente,ma nelle chiusure Charlie è preciso come gli orologiai cinesi pataccatori di Rolex. Ferrari non la vede davvero mai e quando Le Noci decide di inventare qualcosa, bada bene di provare a farlo lontano dall’area Novarese. Blindata.

CUCCHIAIO DI LEGNO
Il Pergocrema
Trenta punti di differenza col Novara? Uh! La maggior parte del gioco sembrano farla i ragazzi di Rastelli! O meglio, del non-gioco, nel senso del passicchiare palla ed arrivare fino alla trequarti oltre la quale buio pesto. Gli unici pericoli per Ujkani? Due siluri dalla distanza, ma di provar a fare male al Novara dentro l’area non se ne parla.
Rimpianti dalle parti di Crema: se prenderne due da un Novara a pieni giri ci sta tutto, oggi facendo qualcosina in più un pari si poteva portarlo a casa.

HANNO DETTO…

Tesser: “Prova di grande motivazione, di cuore. C’era la pressione di dovere fare tre punti. Il primo tempo, abbiamo fatto girare poco la palla, ma il secondo è stato migliore. Abbiamo vinto meritatamente”

Tesser-2: “Lo spirito e la voglia di fare li vedo tutta la settimana, non solo la domenica”

Bertani: “Prima della partita nello spogliatoio c’era una tensione positiva ma diversa: volevamo riprenderci i due punti lasciati a Monza”

Rigoni: “La caviglia ha smesso di darmi fastidio. Dopo venti giorni, sto bene fisicamente”

Rigoni-2: “Nel primo tempo avevamo difficoltà a fare girare palla, ma in questa categoria ci sta. Nel secondo tempo, ogni volta che ricevevo palla, avevo invece diverse soluzioni”

Sensibile: “I record fanno piacere e facilitano la ripresa del lavoro settimanale. Oggi siamo stati una squadra vera in una partita non facile. I valori sono emersi perché abbiamo voluto farli emergere”

Sensibile-2: “Il mercato con le ultime uscite può dirsi chiuso. Riteniamo di avere un numero equo di giocatori utili e tutti i ruoli coperti”

Sensibile-3 (sugli infortunati): “Shala dovrebbe averne per una settimana, Morandi si riaggregherà al gruppo fra due settimane mentre per Kurbegovic se ne riparla a fine febbraio”

Rastelli (all.Pergocrema): “Siamo partiti timorosi. Siamo già in una posizione di classifica difficile, se poi ci si mette la paura… Il Novara è stata più squadra di noi ma se giochiamo così con quelle del nostro livello abbiamo speranze. L’obbiettivo di salvarci è nelle nostre possibilità. Sono arrivati 5-6 giocatori in settimana, il presidente ha fatto uno sforzo: il nostro campionato inizia domenica”

Jean-Paul Bonomi

Monza-Novara 1-1:
Un passo falso in campo, uno avanti in classifica

Il Novara sopperisce alla mancanza di quattro titolari ma patisce l’assenza dell’elemento necessario ad avere ragione di un Monza altrettanto rimaneggiato, distante in classifica ma tosto e coriaceo: il cinismo. Le buone notizie arrivano però dagli altri campi: pareggia la Cremonese, perde l’Arezzo e non si paga dazio.

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Monza-Novara 1-1 del 24/01/2010)

Incamerare i tre punti domenica dopo domenica, con ossessiva regolarità.
La vita da fenomeni non è facile per nessuno ed ancor meno per chi nel ruolo si è calato da pochi mesi appena: il Novara lo scopre alla terza partita consecutiva senza vittorie. Abituati a dimenarci nel fango della classifica per anni, sembra una lamentela pretestuosa, da ricco viziato ma quest’anno non era mai successo.
Se nessuno chiedeva a Tombesi & Co. di vincere col Milan, i due pareggi con Como e Monza lasciano invece la sensazione d’un brusco rallentamento nella corsa di testa alla Coppi condotta sino ad un paio di settimane fa. Prima di San Siro, appunto, sibilerebbero i maligni.
Errando, perché quantità e qualità del gioco del Novara appaiono identiche a quando le partite si vincevano col morso del cobra, in un velenoso amen o grazie a situazioni sempre favorevoli. E’ cambiato il vento delle situazioni, sono cambiati gli avversari: a Monza non si è affrontato il Real Madrid ma pur sempre una compagine determinata a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a metterla sul fisico e sulla corsa, a far pagare a carissimo prezzo i tre punti alla capolista. Sorretti dalla buona sorte che sotto forma di rimpallo ha permesso loro di pareggiare subito il gol di Bertani e deviare verso le sabbie mobili dell’incertezza un match che in caso di prolungato vantaggio il Novara avrebbe forse agevolmente controllato, i biancorossi confermano l’antico adagio che vuole sempre difficile essere corsari sul campo delle pericolanti nel girone di ritorno.
Pochi fronzoli se devi salvarti ed il countdown verso maggio ha preso parabola discendente: Cevoli ne fa da subito una sorta di vangelo della partita, mette in difficoltà il Novara sulla destra con le scorrerie di Samb e Oualembo, incarica Zebi di ringhiare a centrocampo ed affronta la capolista senza timori reverenziali. Il Novara non è solo inutile fioretto, lotta e mette la gamba quando necessario, è ordinato dietro e staziona per quasi tutto il secondo tempo nella metà campo avversaria ma non riesce mai a concretizzare la supremazia nel possesso palla ed a rendere fertile il predominio territoriale.
Finirà con un Monza decimato e carico di esordienti, stremato, arroccato dietro, eroicamente aggrappato ad un punticino d’oro ed un Novara votato all’assedio della porta biancorossa ma neanche poi tanto, se è vero che Westerveld non risulta mai severamente impegnato e che anche il solito agente speciale delle situazioni intricate (”Speedy” Gonzalez) appare inefficace.
In attesa della terza lombarda pericolante (domenica al Piola arriva il Pergocrema) e di un ritorno di fiamma coi tre punti, conforto dal Televideo nel dopopartita: bloccate Cremonese ed Arezzo, classifica sostanzialmente invariata ed una giornata in meno.
Di questi tempi (e ripensando a quelli passati), non c’è da lamentarsi.

IL PODIO DI MONZA-NOVARA

ORO
Samb
Autentico factotum offensivo dei brianzoli: con Russo statico, impalpabile e Iacopino regista arretrato, l’attacco del Monza che punta la porta con decisione è praticamente solo lui. Mette in apprensione il reparto arretrato Novarese nel primo tempo, cala nella ripresa ed esce stremato dopo avere corso tantissimo e trasformato un rimpallo benevolo nel gol che riporta provvidenzialmente in partita il Monza appena colpito.

ARGENTO
Juliano
Il direttore d’orchestra –come lo ha descritto Tesser nel dopopartita- è tornato ad impugnare la bacchetta. La sinfonia non è ancora celestiale come ad inizio campionato, ma i lanci ed il pacemaking del centrocampo visti al Brianteo riconsegnano al Novara una pedina importantissima per il finale di stagione.

BRONZO
Prato
Diciottenne buttato nella mischia da Cevoli ad inizio secondo tempo, rianima un centrocampo biancorosso alle corde con corsa, tackle e lucidità da veterano. Ricordate quando i battaglianti per la salvezza eravamo noi e per puntellare il pareggino contro la capolista lanciavamo allo sbaraglio nella ripresa giovani mastini sconosciuti?

CUCCHIAIO DI LEGNO
Cedric Seedorf
Vaga fra centrocampo e difesa senza arte né parte, sbaglia un paio di appoggi, difende in modo sommario e –per nostra buona sorte- dimostra di non avere ereditato la castagna secca da Clarence ciccando una sorta di rigore in movimento su grande assist di Samb. Cevoli lo sopporta chissà come per un’oretta, poi spedisce in campo un ragazzino al suo posto.

HANNO DETTO…

Tesser: “Abbiamo creato tanto in avanti malgrado loro difendessero a 5, ma concretizzato poco. Non siamo stati capaci di chiudere il match”

Tesser-2: “Abbiamo sviluppato gioco e occasioni,ma non siamo riusciti ad essere cinici come in altre partite”

Tesser-3: “Il rientro di Juliano è stato molto buono fino a quando ha retto fisicamente. Il brasiliano ha diretto l’orchestra per la prima parte del campionato, ottimo riaverlo”

Tesser-4: “Ventola è uscito per una brutta botta ad un polpaccio con versamento. Per ora fatica ancora a appoggiare il piede. Vediamo domani”

Bigeschi: “Era tanto che non giocavo, sono contento per la fiducia del mister avuta nel finale di gara”

Bertani: “Vediamo il bicchiere mezzo pieno, oggi abbiamo guadagnato un punto sull’Arezzo e mantenuto le distanze sulla Cremonese”

Juliano: “Sono stato molto contento di rientrare dopo tanto tempo e posso dirmi soddisfatto della mia prestazione”

Cevoli (all.Monza): “Oggi i miei ragazzi hanno dimostrato grande voglia e determinazione contro una grande squadra, forse la migliore di quelle incontrate in stagione. Un punto importante”

Cevoli-2: “La mossa di tenere Oualembo alto a sinistra nel primo tempo? Sapevo che potevamo metterli in difficoltà, con solo tre centrocampisti è più difficile scalare. Nel secondo tempo invece siamo calati fisicamente”

Jean-Paul Bonomi

Novara-Como 1-1:
Novara, un tempo regalato

La compagine di Tesser lascia al Como la prima frazione: lenti, prevedibili e messi in crisi dalla verve agonistica dei lariani, gli azzurri vanno al riposo sotto di un gol. Bertani e Gonzalez suonano la sveglia nella ripresa ma la rimonta non va oltre il pari. Finale caldo, con due esplusioni ed il Novara che finisce in 9

L’OPINIONE DI JEAN PAUL BONOMI
(partita Novara-Como 1-1 del 17/01/2010)

Il giorno dopo la festa è sempre il più duro. Rituffarsi nella realtà di tutti i giorni, dimenticare San Siro e le sue luci: il Novara ci prova davanti ai suoi tifosi, quelli “veri“.
I dieci, dodicimila del Meazza sembrano evaporati, ma l’effetto rimane ed i 3882  di oggi valgono la massa di mercoledì.
Il pomeriggio di gloria milanese da lasciarsi subito alle spalle, le immagini di San Siro gremito di tifosi azzurri in estasi che hanno girato il mondo come le foto della festa di laurea da accantonare fresche di stampa per evitare di perdersi nel ricordo anziché buttarsi quanto prima nel mondo del lavoro.
Il giorno dopo la festa, scendere dal letto col piede giusto non sempre è facile. Al Novara dà brusca sveglia un Como ultraorganizzato e decisamente fisico con grande e vigoroso pressing, raddoppi sistematici sul portatore di palla e quintali di pressione sul destinatario della stessa. Nessun passaggio facile per il Novara grandi firme sembra essere il mottto della Brevi-gang (Oscar in panchina, Ezio playmaker in campo) scesa al Piola meno ricca e famosa dei patinati rossoneri di metà settimana ma infinitamente più motivata.
Il blackout d’intensità novarese dura un’oretta scarsa, nella quale il Como ha il merito di giocare a viso aperto e di portarsi in vantaggio ma anche la colpa di non infierire su un Novara statico, lento, privo di idee: all’uscita dagli spogliatoi si presenta così un undici azzurro ancora vivo e con un piglio diverso. Tesser muove un paio di pedine e cambia la partita, il Como maratoneta del primo tempo rimane presto a corto di fiato ed abbassa i ritmi.
L’ingresso di Bertani procura il pareggio, quello di Gonzales maggiori spazi anche per un Ventola gasato dalla prima rete in azzurro e le occasioni per sfiorare il vantaggio sembrano profilarsi all’orizzonte. Il gol del 2-1 sembrerebbe nel DNA di questo Novara capace in stagione di vincere tante partite così, ma rimane solo un fuoco fatuo inseguito con tanta rabbia agonistica ma poca lucidità e fortuna.
Il finale nervoso e le espulsioni di Gheller e Porcari consegnano agli ospiti prezioso ossigeno e la doppia superiorita numerica, incuranti della quale i comaschi melinano a centrocampo i minuti di recupero. In undici contro nove tutti indietro ed in attesa del fischio finale, con la stanchezza come unica attenuante nel consegnare ai titoli di coda un incredibile mancanza di coraggio contro un Novara ridotto ai minimi termini. Il Como spavaldo del primo tempo? Un ricordo lontano, persino più di San Siro.

IL PODIO DI NOVARA-COMO

ORO
Ezio Brevi
Capitano ed anima del Como. A pochi giorni dagli anta, disputa un primo tempo da migliore in campo condito da rete, sostanza ed ubiquità, a centrocampo e non. Nella ripresa cala fisicamente come tutti i suoi compagni, ma sopperisce con esperienza e carisma.

ARGENTO
Ventola
Primo gol con la maglia  del Novara, una gran mezza rovesciata nel primo tempo e costante minaccia per la difesa lariana nella ripresa, quando la presenza di Bertani gli regala più spazi.

BRONZO
Bertani
Inspiegabilmente dimenticato in panchina per un’ora, cambia la partita aprendo il fronte offensivo con cambi di marcia, velocità, inserimenti. Ad uno così rinunci solo quando vi sei costretto.

HANNO DETTO

Tesser : ”Il primo tempo, mancando di brillantezza e giocando troppe palle lunghe, abbiamo sbagliato l’intrepretazione della gara. Nel secondo tempo abbiamo reagito e dopo il pareggio, sono arrivate anche delle occasioni per vincere”
Tesser-2 : ”Oggi il problema non sono stati gli attaccanti. Già mercoledì sera negli spogliatoi di San Siro avevo detto che a livello mentale sarebbe stata la partita più difficile della stagione”
Tesser-3: “A Monza avremo delle assenze, ma anche il vantaggio di avere una settimana standard, con la possibilità di allenarci con continuità. A differenza di questa”
Sensibile : ”A Nicola Ventola ho fatto i complimenti oggi come glieli facevo un mese e mezzo fa quando il gol non arrivava”
De Salvo : ”Non siamo riusciti ad esprimere il nostro gioco, oggi era una partita difficile per la concentrazione. Per fortuna grazie agli altri risultati, il vantaggio è immutato”
De Salvo (sulle espulsioni) : ”Quella di Gheller forse un regalino per loro, quella di Porcari niente da dire: se l’è cercata lui”
Strano (all.Como in tandem con O.Brevi): “Durante il primo tempo l’unica squadra a giocare a calcio siamo stati noi”
Ezio Brevi : ”Grande soddisfazione per il gol, anche perché questa settimana compio 40 anni”

Jean-Paul Bonomi

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