L’opinione di Jean Paul Bonomi: 08/09/2009
COMO-NOVARA 0-2
Sarà la legge del contrappasso oppure semplice superficialità da parte di chi scrive. Dopo quindici anni spesi a reperire per lavoro ed in modi più o meno rocamboleschi introvabili ed ambitissimi biglietti di Mondiali, Europei, Serie A, Premier League, Champions League, Wimbledon, Roland Garros o F1, sono infine scivolato su una banale partita di Serie C che non interessava praticamente a nessuno, da giocarsi in uno stadio obsoleto e semivuoto.
Impossibile giovedì acquistare un biglietto di tribuna per Como-Novara su ticketone.it, ma non mi ci preoccupo troppo. Quattro gatti allo stadio in serie C, a Novara come a Como gli spettatori devi andarli a cercare col lanternino, convincerli a venire quasi gli chiedessi in elemosina qualche euro. Mica parliamo di Champions League! Ebbene, Como-Novara non offrirà forse lo spettacolo di Manchester Utd-Barcellona, ma vederla dal vivo è altrettanto difficile e laborioso. Forse persino di più.
Non ho puntato la sveglia all’alba della domenica, non ho saltato la colazione o il pranzo e non mi sono presentato al Sinigaglia con quattro-cinque ore di anticipo. Mal me ne incolse: per assistere a Como-Novara di serie C questi sacrifici si sarebbero presto rivelati necessari.
Como eccomi, con un’ora di anticipo sul calcio di inizio. Percorrendo il viale verso lo stadio ho financo l’”ubris” di chiedermi come ingannare il tempo fino alle tre. Mi dico che –come in altre trasferte- chiacchiererò coi tifosi locali mietendo informazioni sugli avversari durante il riscaldamento, non immaginando che invece finirò a non vedere nemmeno la partita!
Ore quattordici e dieci, sono al Sinigaglia e non voglio correre rischi: trenta euro (tribuna centrale) sono una follia per la serie C, ma sicuramente troverò meno coda in biglietteria ed un trattamento di primo livello.Invece ecco la folla, numerosa ed agitata. C’è chi aspetta già da mezz’ora in piedi e non ne può ovviamente più: “trenta euro per la serie C: dovrebbero venire a prenderti a casa col tappeto rosso ed invece…..”
Vado a dare un occhiata alla biglietteria “curva-Como” (13 euro) e qui la fila è chilometrica: all’estremità deve biforcarsi affinchè gli ultimi non attendano il proprio turno con i piedi nel lago oppure in barca. Due ragazzi capiscono che mettersi in coda porterebbe ad entrare per l’ora di cena e si siedono a bere, serafici: “Prendiamo il sole e risparmiamo 26 euro. Vadano aff….”.
I distinti, dai quali avevo assisito ai precedenti Como-Novara, sono chiusi. Eppure di gente che vorrebbe entrare ce n’è parecchia. Mah…
Torno alla biglietteria di tribuna. Davanti a me duecento/trecento pazientissimi martiri e gli agognati biglietti elargiti dall’unico sportello aperto al ritmo di uno ogni tre-quattro minuti. Spero in un colpo di scena, ma inizio a pensare ad un pomeriggio alternativo al calcio. Alle quattordici e quaranta (in venti minuti di fila ho contato dieci biglietti venduti) corre una voce incontrollata: sotto la curva ospiti la biglietteria vende e la coda è brevissima, composta di pochi sparuti novaresi. Mischiandoti ai tifosi piemontesi, entri in un battibaleno. In una quarantina – con il sottoscritto unico novarese del drappello, non devo nemmeno fingere!- ci avviamo. Ovviamente tutto falso: nessun biglietto, solo camionette della polizia e celerini in assetto di guerra. La biglietteria della tribuna è al collasso, ma non sapendo che altro fare ci ritorno. Non ho sprecato granchè: la biondina magra della quale ho fissato a lungo la schiena ora è davanti a me di sole tre persone. Facce nuove intorno: molti mollano o hanno già mollato, altri erano in coda per la curva ma compresa l’impossibilità della missione tentano qui pagando il doppio. Illusi!!
Ogni testa scrollata che abbandona la fila significa 30 euro di incasso a ramengo per il Calcio Como 1907.
Un appassionato convinto ad indirizzare altrove le sue domeniche future.
Difficile fare bilanci, ma uno dopo l’altro alle mie spalle in parecchi perdono la pazienza e se ne vanno; il numero di rinunce cresce in maniera inversamente proporzionale ai minuti mancanti all’inizio.
Un distinto signore comasco sulla quarantina, mio vicino di fila, riceve da amici all’interno la notizia via cellulare “Lo stadio è mezzo vuoto, dentro sono quattro gatti”. Mancano 5 minuti alle quindici e chi non impreca inganna il tempo chiedendosi se siano di più quelli all’interno del Sinigaglia oppure noi, in coda all’esterno. Dal viale che porta al lago arrivano gli sconfitti della biglietteria curva, un campo di battaglia ben più tosto del nostro ed è logico che i delusi siano parecchi: è una ritirata lenta ma incessante di ragazzi e trentenni col cappellino del Como o con maglietta e cuscinetto. Una vecchia tshirt degli anni ottanta con lo sponsor Mita mi fa pensare a Corneliusson. E dove sarà adesso el nost amis Notaristefano, a godersi su qualche isola lo stipendio del Novara? Di sicuro se la passa meglio di me l’Egidio: alle quindici e cinque la fila è avanzata di pochissimo, dai cori intuiamo le squadre in campo. “Como,Como” e “Novara,Novara” dalle due curve. L’atmosfera da stadio vissuta fuori, unita al rapido calcolo che entrare –se tutto va bene- a secondo tempo iniziato pagando 30 euro non è proprio un affarone, dimezza la coda. Me ne vado anch’io, a fare benzina in Svizzera. Verso i posteggi, ogni rinunciatario dice la sua: c’è chi bestemmia, chi vira sull’indignazione da società civile (”è uno scandalo”,”è inaccettabile”), chi coinvolge il lato sportivo (”ah se perdono oggi, ben gli sta!”), chi la prende con filosofia e progetta le prossime domeniche (”in fondo bastava non venire”). Una ventina di minuti più tardi, fermo al semaforo diretto a Chiasso riesco a rivedere anche la biglietteria della tribuna: ore quindici e trentacinque, in fila saranno ancora una trentina. Irriducibili, eroici oppure troppo fessi per essere veri?
A Ponte Chiasso ho nel taschino della camicia la carta d’identità che lo sbarramento umano in fila fuori dal Sinigaglia non mi ha consentito di esibire. Vorrei usarla per superare almeno questa coda ed espatriare ma sia il finanziere italiano che quello elvetico mi congedano con un sorriso stanco. Passare, passare: il documento non serve.
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