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Il
fascino delle Almee |
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Parlare di danza del ventre evoca immediatamente
il fascino delle atmosfere esotiche orientali, quel
brivido sensuale dovuto alle ondulazioni dell'addome
e dei fianchi di discinte danzatrici, completate da
movimenti aggraziati delle braccia. Eppure questa
è un’immagine decisamente stereotipata,
incompleta, potremmo dire quasi “hollywoodiana”
(proprio al cinema americano avventuroso-esotico degli
anni Quaranta-Cinquanta si deve la sua diffusione
nell’immaginario collettivo) di una tradizione
di danza secolare che affonda le sue origini nella
notte dei tempi, codificandosi poi nella cultura islamica
medievale. Anche “danza del ventre” è
una definizione tarda e tutta europea di ciò
che più correttamente dovremmo definire come
“danza orientale” (“Raks Sharki”),
cioè il complesso di balli e danze dagli stili
diversi tramandateci dall’Egitto e poi dal Medio
Oriente, dalla Turchia e dalle zone balcaniche di
influenza turca, originariamente con valenze sacro-religiose,
oggi limitato invece all’intrattenimento degli
spettatori.
Negli ultimi anni si è registrato un boom nell’interesse
rivolto a questo genere di danze, che ha portato alla
ribalta, spesso in modo superficiale o meramente commerciale,
la figura di ballerina esotica. Di fronte però
a manifestazioni tutt’altro che professionali
e a volte anche volgari di questo genere di spettacolo,
sono sorte in Italia molte scuole che invece mirano
ad una seria diffusione di cultura arabo-orientale
basata sulla musica e sulla danza. Proprio a Novara
si trova una di queste scuole, l’Accademia delle
Almee, fondata dall’insegnante e coreografa
Oriana Ferrante, con sedi distaccate anche ad Omegna
e Galliate (e prossimamente a Vercelli e Milano).
L’Accademia delle Almee è propriamente
la scuola dove le allieve studiano e possono specializzarsi
in queste discipline, ben distinta dalla Compagnia
delle Almee, che è invece il corpo di ballo
professionale ormai molto conosciuto grazie agli spettacoli
non solo novaresi e alle ricorrenti apparizioni televisive
(quasi di casa nel programma di La 7 “Markette”).
“La Compagnia delle Almee nasce nel 2002”,
racconta Oriana, “dalla mia esigenza di portare
in giro uno spettacolo coreografico con più
ballerine, iniziando con una selezione delle mie allieve.
Ci tenevo a fare conoscere qual’era l’origine
di questa danza e tutti i suoi diversi stili, quindi
ho scelto un nome che portava direttamente a questa
fonte, quando ancora non era così commercializzata
come oggi, che può essere vista da tutti”.
Già, chi erano in realtà le almee (termine
che può essere tradotto con “sagge”)?
Si trattava delle danzatrici ufficiali dell’antico
Egitto, donne di particolare bellezza, istruite anche
nelle scienze, chiamate alle corti, alle feste, ai
matrimoni, negli harem, musiciste e cantanti, sapevano
offrire uno spettacolo completo ed erano coloro degne
di entrare all’interno delle case, producendosi
esclusivamente davanti ad un pubblico femminile (potevano
essere sentite dagli uomini, magari al di là
di un muro, ma non viste). Si differenziavano da loro
le ghawazy (letteralmente “zingare”),
di bassa estrazione sociale e nomadi, che invece ballavano
all’esterno, per strada o nei locali a luci
rosse, davanti ad un pubblico indifferenziato: sembra
che proprio a queste ultime si debba l’aver
tramandato la tradizione della Danza Egiziana fino
ad oggi. Il ruolo delle almee perse gradualmente importanza
quando, a partire dagli anni Trenta, le trasformazioni
culturali e artistiche, soprattutto i nuovi generi
musicali ispirati all’occidente si diffusero
sempre più con un nuovo mezzo, la radio, rendendo
superflua la presenza degli artisti e creando nuove
fusioni musicali, adottando anche strumenti dell’occidente.
Nacque così lo stile “sharqi”,
che univa la danza tradizionale egiziana alle varie
danze occidentali, soprattutto a quella classica.
Ma torniamo ad Oriana e alla sua scuola.
“La danza del ventre è una denominazione
recente e dispregiativa, noi parliamo di Danza Orientale.
Come da noi le danze popolari comprendono vari tipi
di balli, anche quelle orientali si dividono in più
filoni, da quello contadino a quello cittadino a quello
dei teatri, più influenzato dalla danza classica
e con l’utilizzo dei veli, poi abbiamo la danza
con la spada e con i candelabri, quest’ultima
riservata ai matrimoni, quella dei cimbali che si
usa per accompagnare i musicisti per strada di derivazione
ghawazy, quella con il doppio velo e le ali di Iside
d’influenza americana… Io insegno ed offro
un panorama vasto, nella mia scuola si imparano tutti
gli stili della Danza Egiziana, vi sono poi periodicamente
degli ospiti che una o due volte l’anno sono
chiamati a fare seminari su danze maghrebine o tunisine”.
Ma chi sono le frequentatrici della scuola di Oriana?
“Normalmente le apprendiste in questa disciplina
sono quasi tutte signore, dai 30 ai 50 anni, io invece
ho una curiosa media di ragazze giovani, studentesse
intorno ai 20, ma anche bambine dai 3 ai 7 anni. A
differenza della danza classica, questa si può
apprendere ad ogni età, è molto interpretativa
e personale, si possono scegliere le cose che si sanno
fare meglio. Attualmente ho 150 allieve da Novara
e provincia solo per la danza del ventre, più
quelle per i corsi di afro e latino, e diverse altre
scuole, come quelle di Arona e Magenta, si formano
da me e dalle mie insegnati. Sono cresciuta professionalmente
a Milano e all’estero, durante i miei viaggi,
in cui cerco l’insegnante che particolarmente
mi interessa: io stessa sto studiando ancora, non
si finisce mai di imparare”.
Come ti sei avvicinata a questa disciplina?
"Ho sempre voluto fare la ballerina, fin da piccola
mi piaceva la musica araba ma la danza del ventre
non l’avevo mai presa in considerazione finché
un’amica, quando avevo 14 anni, mi ha fatto
vedere alcuni passi di Danza Orientale. Mi sono piaciuti,
ho fatto un corso, la passione è cresciuta
fino al desiderio di fare professionalmente questo
lavoro. All’inizio il mio approccio è
stato particolare, perché ho sempre tenuto
a non rendere “commerciale” questa mia
passione, per cui all’inizio proponevo danze
tradizionali con ballerine sempre coperte da veli
e tuniche, ma ho riscontrato che il pubblico voleva
invece danzatrici belle e in costume, con reggiseno
e pailettes, insomma più vicine a quell’idea
che l’immaginario collettivo si è fatto
della danza del ventre. Non che la cosa mi dispiacesse
ma provavo fastidio a questa idea di volgarizzazione
del tutto, mi sarebbe piaciuto realizzare qualcosa
di forte “al contrario”. Avrò forse
esagerato nell’altro senso, quindi mi sono risolta
ad andare più incontro al gusto del pubblico,
proponendo sì belle ragazze con costumi esotici
e discinti ma anche e sempre profondo studio della
tecnica e delle scene, nessuna volgarità perché
i nostri spettacoli sono rivolti a tutte le famiglie”.
Cose cerca il pubblico italiano in questo
tipo di spettacolo e soprattutto come è visto
nell’ottica dei paesi dove è nato il
suo diffondersi in occidente?
“Il pubblico italiano cerca la bellezza e l’eleganza
come prima cosa, ha uno stereotipo intransigente di
questi elementi, i costumi delle ragazze devono per
esempio essere tutti uguali, ma se c’è
anche tecnica e bravura se ne accorge e ti apprezza
di più. All’estero invece conta la tecnica,
se una ballerina ha qualche chilo di troppo o è
diversa dalla sua compagna non importa a nessuno.
Nei luoghi dove è nata la Danza Orientale questa
sua infiltrazione nei paesi occidentali è ben
vista e apprezzata, se è ben fatta. E’
invece proprio da loro che si tende più a volgarizzare,
specie nei luoghi di turismo, utilizzandola per attirare
il pubblico straniero, evidentemente ritenuto di bocca
buona, con ragazze cui basta un paio di mosse sul
palco per destare interesse: in realtà se esiste
professionalità nelle ballerine questa si vede
ed è preferibile. Dipende comunque dal pubblico:
quando se ne accorge, ci sentiamo delle artiste realizzate
professionalmente, anche se può capitare di
rado. E’ vero che spesso si vuole semplicemente
vedere la bella ragazza in mostra, la velina di turno,
con reggiseno e pancia scoperta. Allora non c’è
soddisfazione pensando a tutta la preparazione occorsa
che non viene minimamente considerata. Per tanto così
tutte potrebbero mettersi in mostra anche senza studi
particolari. Del resto il primo complimento che ci
viene rivolto è sempre “come siete belle”
e solo dopo arriva il “come siete brave”.
Gli insegnanti arabi sono orgogliosi di noi occidentali
e del lavoro che facciamo, tant’è che
spesso siamo invitate da loro. Le ragazze locali hanno
questo tipo di danza nel sangue, noi invece dobbiamo
studiarla e non di rado raggiungere così livelli
di bravura anche superiori a loro”.
Che riscontro avete avuto con
il pubblico novarese?
“All’inizio non è stato facile
“presentarci” adeguatamente qui a Novara,
c’era sempre il sospetto si trattasse di uno
spettacolo più volgare che altro, certi ambiti
non hanno accettato la nostra presenza. Dopo le nostre
apparizioni in TV, però, le cose sono cambiate.
La nostra ultima serata novarese davanti al Duomo,
“Odalisca 2”, è stata un successo,
è nata da una mia idea di realizzare una rassegna
con varie realtà di Danza Orientale in Italia
per sensibilizzare il pubblico sul lavoro che c’è
dietro la nostra attività. L’anno scorso
abbiamo fatto il primo “Odalisca” al Parco
dei Caduti di Tutte le Guerre, un po’ fuori
mano anche se è intervenuta molta gente, quest’anno
invece abbiamo guadagnato il centro città.
Le varie scuole intervenute, il Samara Club e lo Sweet
Belly Dance di Gallarate, Il respiro del deserto di
Novara, le Rose del deserto di Milano, il Centro Aziza
di Torino e naturalmente la Compagnia delle Almee
di Novara, hanno presentato quasi tutte le danze egiziane
e il pubblico è intervenuto in gran numero”.
Se Oriana potesse sfregare la lampada
di Aladino, quale sarebbe il suo desiderio?
“Un mio desiderio, ora? Mi piacerebbe portare
il nostro spettacolo al Coccia”.
Michele Tetro
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SCHEDA della COMPAGNIA DELLE ALMEE
Oriana Ferrante
Direttore artistico della Compagnia, coreografa,
insegnante di danza del ventre quotata a livello
nazionale, fondatrice e presidente dell’Accademia
delle Almee, scuola di danza Mediorientale e
danze Etnike. Inizia la sua formazione all'età
di 7 anni studiando danza classica, continua
in seguito con flamenco, tip tap, scuola di
musical alla Theatre Academy di Roma nella sede
di Ancona, danza afro, jazz, ginnastica artistica,
stile Fosse e yoga per poi arrivare alla danza
mediorientale nel 1994. Si è formata
con insegnanti di alto livello, tra cui Amir
Thaleb, Aida Nour, Dr.Mo Geddawi, Suraya Hilal,
Sandy D’Alì,Ind Sardi, Aziza Abdul
Rhida, Wael Mansour, Saida delle Bellydance
Superstar, Mona Habib. Si è esibita all'estero
come ospite internazionale in vari paesi tra
cui Inghilterra, Repubblica Ceca, Slovenia,
Spagna, Francia, India, Maldive. Le sue esibizioni
sono apprezzate anche in Egitto in locali prestigiosi
e in vari villaggi di Sharm El Sheikh, dove
si è esibita insieme a ballerine del
Cairo. Da diversi anni presente nel territorio
con i suoi corsi e seminari, nel 2004 apre la
sua scuola, l'Accademia delle Almee, con sede
a Novara.
Valeria Manfredda
Dal 1988 studia danza classica, moderna e ginnastica
artistica, nel 2001 inizia il suo percorso di
danzatrice orientale. Si forma con vari insegnanti
tra cui Monica Vanzago
ed approfondisce il suo stile con Zaza Hassan,
Aida Nour, Oriana Ferrante, Aziza Abdul Rhida,
Dr. Mo Geddawi. Assistente di Monica Vanzago
al centro studi Arabesque nel 2003, attualmente
è assistente e aiuto coreografa di Oriana
Ferrante all'Accademia delle Almee.
Celine Govoni
Inizia il suo percorso artistico nel 1989 studiando
10 anni di pianoforte al Conservatorio Musicale
di Stresa, passando in seguito attraverso varie
esperienze artistiche quali yoga, recitazione,
tai chi chuan per arrivare infine alla danza
del ventre
nel 2004. Segue corsi con Tiziana Paganini dell'Accademia
delle Almee nella sede di Arona e continua la
sua formazione all'Accademia delle Almee di
Oriana Ferrante frequentando svariati corsi
e seminari tematici con Dr. Mo Geddawi, Amir
Thaleb, Ind Sardi, Aziza Abdu Rhida, Wael Mansour,
Saida delle Bellydance Superstar, Mona Habib.
Nel 2006 entra a far parte del corpo di ballo
della Compagnia delle Almee e come responsabile
della Gestione Eventi durante il Tour Estivo
2006, diventando insegnante delle sedi staccate
dell'Accademia a Borgosesia (VC) e Omegna (VB).
Sarah Maffeo
Dopo anni di studio di danza moderna e teatro
arriva alla danza mediorientale nel 2005 con
Oriana Ferrante, approfondisce in seguito vari
stili attraverso seminari tematici con Oriana
Ferrante, Aziza Abdul Rhida. Ballerina del Laboratorio
Coreografico dell'Accademia delle Almee, entra
a far parte della Compagnia nel 2006.
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