Storie di Novara e su Novara
città non ne sono state scritte tante.
Ricordiamo quella di Francesco Cognasso, che era un
torinese, e quindi non poteva possedere, fatalmente,
quell'humus di cui è impregnata ogni città,
ogni ambiente, ogni situazione. Se non si sono vissute
personalmente, intimamente, certe storie non riescono
a convincere in pieno. Nella documentatissima storia
di Cognasso, sotto certi aspetti esemplare, si cita
marginalmente una delle più significative realizzazioni
compiute dai novaresi che, sotto il profilo urbanistico,
non sono certo stati dei rivoluzionari. Ma non facciamo
una colpa allo storico Cognasso… Chapeau!
Ebbene, uomini di buon senso, che amavano la propria
città, e volevano viverci bene, idearono e
nel tempo completarono uno dei “monumenti”
più importanti e lodevoli di Novara, il parco
dell'Allea.

Un parco pubblico di straordinaria ricchezza,
vasto 50 mila metri quadrati, sul quale vivono oltre
800 piante, soprattutto d'alto fusto, messe
a dimora in tempi successivi, con sostituzioni e rinnovamenti
opportuni avvenuti nel tempo per singoli esemplari.
Eravamo alla metà del 1700 circa, secolo dell'Illuminismo.
Novara era stata annessa al Piemonte pochi anni prima,
con il trattato di pace firmato da Carlo Emanuele
III di Savoia nel 1739. I sindaci del tempo erano
già nomi che avrebbero interessato la nostra
città per secoli, prima l'avvocato Carlo Antonio
Bellini, poi il marchese Giovanni Tornielli. I novaresi
non fecero fatica a sentirsi subito piemontesi e savoiardi,
erano stanchi dell'occupazione austriaca.
Quando venne firmata la pace, il consiglio di città
(comunale) nominò due delegati, il marchese
Gaudenzio Bagliotti e il conte Ottaviano Tornielli,
per portare al Re l'omaggio e la riconoscenza dei
nuovi sudditi. Dopo una snervante attesa, finalmente
il 3 ottobre del 1739 i rappresentanti novaresi poterono
dichiarare a Carlo Emanuele III tutta la loro devozione.
I consiglieri del Re e il Re stesso, che conoscevano
abbastanza bene la città, sapevano quali erano
i bisogni più urgenti. Soprattutto il risanamento
di tutto il territorio che circondava la città.
La famosa “Cunetta” si presentava infatti
come un'autentica palude con acque stagnanti e produzione
industriale di miasmi, apportatori di malattie e di
contagi. Lo Stato piemontese si fece carico dell'apertura
di canali di scolo e delle relative spese per un'opera
ritenuta indilazionabile. Novara rifiorì a
nuova vita, sotto tutti gli aspetti. Possiamo ben
dire che rinacque, anzi nacque, proprio a partire
da quel periodo storico. I novaresi ringraziarono
il Re restauratore e nel 1765 collocarono a Porta
Vercelli una lapide in suo onore. Primo governatore
di Novara, in rappresentanza dei Savoia, fu nominato
il marchese di Rivarolo, ovviamente un nobile.
Imprimetevi bene nella mente il nome di questo signore,
perché fu proprio lui a iniziare la sistemazione
dei territori intorno al Castello Sforzesco, zona
chiamata anche “Ortello”. Come primo lavoro,
il Rivarolo fece mettere a dimora diversi olmi del
filare est, quello di Viale delle Carrozze, lungo
la zona di accesso al bastione di san Luca. Qualche
esemplare di questi olmi è riuscito a sopravvivere
fino ai nostri giorni, e si tratta certamente degli
alberi novaresi più longevi, più “vecchi”.
Finalmente, nel 1780, il consiglio di città,
massimo organo rappresentativo e decisionale, approvò
l'iniziativa di creare una vera e propria “allea”.
Del disegno generale fu incaricato il conte Dell'Ala
di Beinasco, un altro nobile torinese. La spesa calcolata
per realizzare quell'opera venne considerata eccessiva
e strabiliante per i tempi: oltre seimila lire italiane.
Furono individuate due fonti primarie: la solita colletta
pubblica (cioè una forma mascherata di tassazione)
e la rendita sulla vendita dell'acquavite, prodotto
che allora era molto apprezzato dai novaresi, immersi
nella nebbia e alla mercé di inverni piuttosto
lunghi e gelidi. Intanto, ai primi del 1800, lo stesso
Viale delle Carrozze prese il nome di “Allea
vecchia”, in concomitanza con il parco chiamato
“Allea nuova”, che stava sorgendo dall'altra
parte della verdeggiante zona retrostante il Castello
Sforzesco.

La prima metà dell'800 ha registrato
un notevole incremento del patrimonio arboreo,
tanto che nel 1858 Novara, che contava allora 27 mila
abitanti ed esigenze igienico-sociali nettamente inferiori
a quelle odierne, poteva disporre di ben 110 mila
metri quadrati di verde pubblico, quattro metri quadrati
ogni abitante. Furono piantati molti platani, sia
sul viale denominato oggi IV novembre, sia in fregio
a quelli intitolati a Filippo Turati e al sindacalista
Grandi. Alberi di grosse dimensioni che possono raggiungere
i 40 metri di altezza con tronco diritto e corteccia
sottile, che si sfalda in placche più o meno
ampie. Nella zona del baluardo san Luca, nel lontano
1870, in una casa che oggi non esiste più e
che ospitava una birreria, venne creata la prima sezione
velocipedistica, con libero circuito lungo i viali
del pubblico passaggio.
Passano vent'anni, e il grande successo della
bicicletta sprona gli appassionati dirigenti del tempo,
veri pionieri come Merati, Ponzani, Boggione, Rosina,
Gadda, Rivolta, a costruire una pista in terra battuta
di fronte al manicomio provinciale.
L'inaugurazione dell'ottobre 1890 è festosissima;
nelle prime gare di velocità si impongono per
la cronaca il novarese studente di ingegneria Mario
Rosina e il signor Luigi Cantù di Milano. Desta
molta curiosità anche la gara riservata ai
tricicli. I viale della nostra Allea serviranno anche
per le passeggiate a cavallo dei nobili novaresi,
fra i quali si distingue negli anni Venti e Trenta
la marchesa Catherine Faraggiana, che possiede una
favolosa scuderia di purosangue. E anche per gli allenamenti
del podista Umberto Barozzi: per fare il fiato e rinforzare
i muscoli, il velocista cancelliere del tribunale
insegue il suo fedele cane che gli corre davanti.
Le Allee diventano presto anche una magnifica
gipsoteca, o meglio museo di monumenti e statue all'aperto.
Nel settembre del 1901 viene inaugurata una statua
dedicata al duca Ferdinando di Savoia nella zona che
sovrasta il Prato della Fiera. Questo monumento sarà
poi distrutto impietosamente dai repubblichini nel
1944, in sfregio alla casa Savoia, considerata “traditrice”
dell'idea fascista. Stessa sorte subirà un
cippo marmoreo realizzato nel 1903 e dedicato a Felice
Cavallotti, deputato radicale che era stato ucciso
in duello il 6 marzo del 1898 dal deputato di destra
Ferruccio Macola, direttore della “Gazzetta
di Venezia”. A lanciare l'insidiosa sfida era
stato proprio il Cavallotti, ritenutosi offeso dagli
articoli del giornalista. La gipsoteca dell'Allea
si arricchì nel 1910 quando veniva inaugurata
sull'attuale viale Turati una statua dedicata al conte
Giuseppe Tornielli di Vergano, senatore del Regno
e ambasciatore a Parigi. Il massimo delle celebrazioni
fu raggiunto il 15 maggio del 1927 quando il principe
Umberto di Savoia inaugurò solennemente alla
fine del viale IV novembre un artistico monumento
ai Caduti della Guerra 1915-1918, realizzato dallo
scultore torinese Antonio Stagliano.

La storia continua. Dieci anni più
tardi, nel 1937, all'ingresso del viale IV novembre,
di fianco ai palazzi Venezia, costruiti dalle Assicurazioni
Generali, venne presentata una rinnovata fontana,
rimodernata dall'architetto Venini e realizzata sul
posto di quella antica che era stata proposta nel
1901 in occasione dell'Esposizione Agraria.
Insomma, in queste nostre magnifiche Allee
c'è posto per tante iniziative. Nel
dopoguerra, sono sorte nel rigoglioso verdeggiare,
ma in posizioni ben visibili, altri “segni”
di personaggi che hanno dato lustro a Novara. Nel
1957, il sindaco Bermani inaugurò nella zona
presso le Poste, proprio sul luogo ove esisteva la
statua a Ferdinando di Savoia, un bel monumento dedicato
al Vescovo della città, Leone Ossola, in carica
dal 1943 al 1951, e valoroso protagonista della Liberazione
“morbida” di Novara. La statua fu realizzata
dal noto scultore novarese Eduardo Tandardini. Più
tardi arrivò il momento del bronzo, opera dello
scultore novarese Giandomenico Pecora, riservato al
maggiore pilota Carlo Emanuele Buscaglia, popolare
eroe degli aereo-siluranti, deceduto nel 1944 durante
un volo di prova a Napoli. E poco appresso veniva
inaugurata la statua che commemora la mondariso, la
popolare “mondina”, protagonista del duro
lavoro femminile del dopoguerra, una realizzazione
plastica di Edmondo Poletti. Negli ultimi anni, è
stato spostata nella zona retrostante il Castello
Sforzesco la lapide che ricorda il sacrificio del
generale Edoardo Luigi Gherzi, trucidato dai tedeschi
nell'isola greca di Cefalonia, nel settembre del 1943.
Una seconda lapide è intitolata al capitano
di corvetta Enea Picchio, Medaglia d’Oro al
Valore Militare, inabissatosi con la sua unità
irrimediabilmente danneggiata nel Canale di Sicilia
nel 1943, mentre un monumento dedicato alle vittime
della strage di Nassirya del 2003 sorge a fianco della
salita di via Cellini: proprio ai caduti di quest’ultimo
attentato, in particolare al tenente Massimo Ficuciello,
sono intitolati due sentieri che attraversano curvilinei
il polmone verde novarese. Insomma, la nostra Allea
è diventato uno straordinario museo all'aperto,
oltre che luogo di frescura, di riflessione, di silenzio
(forse non troppo) e di riposo.

Quante volte nella nostra infanzia ci siamo
recati sull'Allea a raccogliere le “castagne
amare”, lisce e luccicanti! Quante
volte abbiamo “gareggiato” da adolescenti
in sfide con le biciclette sui viali ombrosi e alberati!
Quante volte ci siamo seduti sulle panchine discrete
del parco a scambiarsi effusioni con la fidanzata!
Si andava a mangiare il gelato nelle sere delle caldi
estati novaresi, che duravano un paio di mesi, allo
chalet chiamato “La Pagoda”, e poi si
passeggiava sotto i lampioni che emettevano luce fioca
ma sufficiente a tracciare il percorso. Da tempo nella
zona del baluardo san Luca, alla fine del viale Turati,
bambini piccoli e piccolissimi si divertono con la
giostra e con il “ciapa la cua”. Un tempo
non lontano, nelle sere d'estate, fra una zanzara
e l'altra, si ammiravano i film all'aperto del cinema
“Arena Lux”. Anche queste sono state caratteristiche
peculiari e ricordi preziosi della nostra Allea.
Un giorno, per lavoro, abbiamo avuto la fortuna di
sorvolare in elicottero la città. E quando
siamo giunti sopra all'Allea ci è venuta incontro
una straordinaria macchia di verde, dai toni diversi.
Uno spettacolo di oasi verde incomparabile, quasi
fossimo sopra la foresta amazzonica. Che regalo ci
hanno fatto i nostri avi e trisavoli!
Gianfranco Capra