| E'
tempo di cambiare |
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E' stato difficile scegliere un “taglio”,
come si dice in linguaggio giornalistico, per un articolo
originale da dedicare alla Festa della Donna. Tante,
in redazione, sono state le idee sulle quali ci siamo
confrontati. Poi, in seguito all'intervista ad un'insegnante
novarese, Elena Fedele, abbiamo deciso di puntare
sul futuro. Quanto, dell'8 marzo, rimane nelle giovani,
anzi, giovanissime generazioni? “Insegno italiano
e storia all'Istituto Magistrale, ora Liceo Linguistico,
Sociale e Psicopedagogico, dal 1985”, racconta
Elena. “Praticamente una vita! Riflettendo sulle
varie generazioni che si sono succedute sui banchi
del “Bellini” e con le quali ho percorso
un lungo tratto della mia vita di donna e di docente,
noto di anno in anno maggiore disinteresse per argomenti
di attualità che in passato erano invece momento
di accese discussioni. E' difficile far parlare questi
studenti. Quest'anno mi hanno chiesto, per esempio,
di riflettere con loro sulla storia dei partiti politici,
ma mi è sembrato che il tutto si sia poi concretizzato
in una comunicazione a senso unico: io, l'insegnante,
davo le informazioni, loro, attenti, le accoglievano,
ma è mancato il momento di dibattito”.
Quanto rimane di forte, nell’immaginario delle
nostre adolescenti, della Festa della Donna? Che battaglie
le donne devono ancora combattere nella contemporaneità?
L’abbiamo chiesto ad alcune allieve del Liceo
Scientifico Statale “Enrico Fermi” di
Arona, che ci hanno risposto così: “Adesso
come adesso questa festa non ha più la connotazione
che poteva avere trent’anni fa… Io la
vedo un po’ come l’esigenza di voler forzatamente
dedicare qualcosa alle donne, di dar loro almeno un
giorno all’anno. Sostanzialmente, mi sembra
abbastanza inutile…” (Francesca, 15 anni)
“E’ diventata soltanto un’altra
festa consumistica, delle quali il nostro calendario
mi sembra già ben fornito!” (Michela,
15 anni)
“Secondo me non è tanto consumistica,
io e le mie compagne non riceviamo nulla… Credo
che la Festa della Donna sia per le madri, per le
donne adulte, non per le ragazze”. (Silvia,
15 anni)
Le vostre mamme festeggiano l’8
marzo?
“No, al massimo il papà porta loro le
mimose” (risposta abbastanza condivisa).
“Alle medie alcune nostre compagne erano andate
fuori a mangiare insieme alle professoresse. A mio
avviso questa è una cosa un po’ consumistica.
Poi, ho notato che spesso la mimosa viene regalata
da donne alle altre donne. Insomma, sono ancora le
donne che si valorizzano tra loro!” (Federica,
15 anni)
“Noi non sentiamo per nulla questa festa, ma
è piacevole sapere che esiste una Festa della
Donna. E’ bello se qualcuno ci regala le mimose.
Al giorno d’oggi la Festa della Donna è
sicuramente svuotata di significato”. (Selina
e Valentina, 18 anni)
A vostro avviso ci sono ancora battaglie
importanti che le donne devono combattere?
“Forse l’aborto è un diritto che
sta venendo meno. Ci dicono che le donne sono ancora
discriminate sui posti di lavoro, ma noi non lo sappiamo,
non lavorando ancora, sono notizie che arrivano dai
media…”
“Le donne devono farsi valere di più
rispetto agli uomini, soprattutto in campo politico.
In politica le donne sono poche perché molte
devono ancora pensare alla famiglia, è ancora
così, chi lavora fuori casa lavora anche fuori
casa… Gli uomini per la maggior parte si dedicano
solo al lavoro”.
“E’ scientificamente provato che le donne
sono, come intelligenza, di due anni avanti rispetto
agli uomini, In effetti, in questa classe le ragazze
hanno voti migliori dei ragazzi. Però, poi,
nella vita, si dice che le donne siano uguali agli
uomini, ma non è così, siamo ancora
discriminate, soprattutto a causa della maternità”.
Le riflessioni raccolte sono certo indicative di un
sentire che accomuna molte giovani ragazze ma sarebbe
scorretto generalizzare e troppo superficiale giungere
a facili conclusioni. Certamente nella nuova generazione
serpeggia una scarsa conoscenza del passato recente
e delle ripercussioni che esso ha avuto sul presente.
Se le ragazze di oggi dovrebbero forse prestare più
attenzione alle battaglie combattute delle loro madri,
per conquistare l’emancipazione e pari dignità
in una società che era abituata a relegare
la donna in una posizione subalterna (vecchie e brutte
abitudini che, si sa, sono difficili a morire) è
pur vero che forse i tempi sono maturi per affrontare
le tematiche delle pari opportunità con modalità
e linguaggi nuovi, ripuliti da retorica e luoghi comuni
che con le giovani, evidentemente e per fortuna, non
attaccano…
Eliana Frontini e Paola Principe
LE MISTERIOSE ORIGINI DELLA FESTA
DELLA DONNA
E’ opinione comune far risalire le origini
della Festa della Donna ad un grave fatto
di cronaca avvenuto negli USA nel 1908, pochi
giorni prima dell’8 marzo: l’incendio
(non è chiaro se doloso o meno) di
un’industria tessile le cui operaie
erano in sciopero da giorni per protestare
contro le loro precarie condizioni di lavoro.
Si narra che fu proprio il proprietario della
fabbrica a bloccare le vie d’accesso
prima del rogo e che 129 donne, anche immigrate
italiane, perirono tra le fiamme. Successivamente
questa data venne proposta come giornata di
lotta internazionale, a favore delle donne,
da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della
tragedia. Se si compie però una ricerca
sui vari giornali o sui siti internet tempi,
luoghi, vittime e circostanze cambiano di
volta in volta: incendio non doloso nel 1911
a New York con 140 vittime non tutte donne
e non in sciopero, incendio che si sposta
a Chicago in una filanda o si retrodata a
Boston nel 1898 o in un luogo imprecisato
degli USA ad inizio Novecento, poi ancora
a Boston nel 1908 con 19 vittime, New York
1911 nel palazzo Asch dove si confezionavano
camicette, con 146 morti, prevalentemente
operaie italiane ed ebraiche… per alcuni
addirittura non risulta che sia mai scoppiato
un incendio e che altre siano le vere origini
della celebrazione. Per esempio la giornata
internazionale del proletariato femminile
dell’8 marzo 1917 a Pietroburgo (il
24 febbraio del calendario russo), che secondo
alcune studiose del femminismo in Italia fu
poi resa più universale e meno marcatamente
politica eliminando i riferimenti alla rivoluzione
russa e legandola al fatto di cronaca dell’incendio
americano. Altra possibilità, non supportata
da prove, vede la celebrazione risalente al
1910 nel corso della II Conferenza dell’Internazionale
Socialista svoltasi a Copenaghen nella Folkets
Hus, con la proposta di Clara Zetkin di dedicare
questo giorno alle donne. In Italia, nel secondo
dopoguerra, la giornata internazionale della
donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione
Donne Italiane) associando nel contempo alla
data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore
della mimosa (ma è il tulipano il simbolo
mondiale), che, sempre secondo la leggenda,
sarebbe fiorita tra le ceneri dell’incendio
o utilizzata per
coprire i corpi delle vittime. Nonostante
la nebulosità delle sue origini, l'8
marzo ha assunto un'importanza mondiale, diventando
il simbolo delle vessazioni che la donna ha
dovuto subire nei secoli.
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