I guardiani dei terremoti

Da alcuni anni è attiva a Novara un'associazione di appassionati e di tecnici che si occupa della valutazione ed il monitoraggio degli eventi sismici. Si tratta dell'Osservatorio Geofisico di Novara, la cui attività si snoda tra il territorio novarese ed il Verbano-Cusio-Ossola ed ha la sua sede al Torrion Quartara. L'osservatorio è un'associazione senza scopo di lucro che ha come fine principale il promuovere lo studio e la ricerca dei fenomeni sismici e meteoclimatici attraverso il monitoraggio, la raccolta e l'elaborazione dei dati, contribuendo in tal modo anche alla previsione ed alla prevenzione delle catastrofi naturali.
Le zone in cui viviamo sono a basso rischio sismico, tuttavia a volte è capitato di percepire lievi scosse di terremoto anche a Novara. Una delle caratteristiche delle onde sismiche è infatti quella di propagarsi in tutte le direzioni come onde sferiche nei terreni e nelle rocce. La natura delle onde che provocano i terremoti è del tutto simile alle onde sonore che si propagano nell'aria. Ma se nell'aria il suono viaggia ad una velocità che varia dai 320 ai 350 metri al secondo, nell'acqua (che è più densa dell'aria) si sposta ad una velocità di 1400 metri al secondo e nel granito un'onda sismica si propaga a 6000 metri al secondo; questo accade perché maggiore è la densità del mezzo e maggiore è la velocità di propagazione delle onde e di conseguenza i terremoti, in base alla profondità in cui vengono generati ed alla loro intensità, possono essere percepiti ad enormi distanze.
L'Osservatorio Geofisico di Novara, pur non trovandosi in una zona ad alto rischio sismico, svolge la sua attività di monitoraggio dei terremoti che si generano a centinaia o migliaia di km di distanza, e che possono essere registrati solo grazie alla elevatissima sensibilità dei sismografi utilizzati. I membri che fanno parte dell'osservatorio provengono dalle attività lavorative più varie (operatori della Telecom, insegnanti e geologi), tutti sono comunque accomunati da una notevole preparazione tecnico-scientifica e da una grande passione per il loro lavoro.
Abbiamo incontrato alla sede del Torrion Quartara alcuni membri dell'Osservatorio, tra cui il responsabile Giuseppe De Antoni, il responsabile tecnico Giorgio Barile ed il segretario Giovanni Barile, che ci ha spiegato come è sorto l’ente: “L'Osservatorio Geofisico di Novara è nato ufficialmente nel 1998. L'inizio è stato un po' difficile, tuttavia dopo dieci anni siamo giunti ad una dotazione tecnica di tutto rispetto; qui nella sede centrale abbiamo una stazione sismica, una stazione meteorologica collegata ai satelliti, altre due stazioni sismiche a Premia e sul monte Mesma, tra i laghi d'Orta e Maggiore. In realtà le stazioni meteorologiche dovevano essere tre: una è stata rubata, una ha preso fuoco e l'unica esterna in funzione è a Borgomanero, monitorata da qui. Tutte le stazioni sono collegate ai computer nella sede centrale e da qui vengono interrogate via modem per lo scaricamento dei dati”.
Siete in contatto con altri enti ed istituzioni per l'eventuale scambio di informazioni?
“Sì, siamo abitualmente in contatto con l'Osservatorio Geofisico di Varese, con l'Istituto Nazionale di Geofisica di Roma, con il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Genova e con il Dipartimento di Petrologia dell'Università di Torino. I dati che immagazziniamo vengono raccolti ogni mezz'ora e registrati, poi una volta al mese li scarichiamo e li memorizziamo”.
Tutte queste attrezzature e strumentazioni hanno un certo costo: avete ricevuto delle sovvenzioni dagli enti pubblici?
“Certo, abbiamo ricevuto finanziamenti dal Comune e dalla Provincia di Novara, denaro che viene utilizzato completamente per il sostentamento economico dell'Osservatorio, dato che il nostro è un ente senza scopo di lucro. Con parte di questi finanziamenti abbiamo installato la nuova stazione sismica al monte Mesma in un convento di frati ai quali versiamo un piccolo obolo. A Premia invece riceviamo un piccolo contributo da parte del Comune”.
Giuseppe De Antoni, responsabile dell’Osservatorio, spiega che anche le università si sono rivolte loro per una nuova ricerca in corso: “In buona sostanza il progetto che stiamo portando avanti riguarda lo studio delle emissioni di particelle alfa da parte del gas radon presente nel sottosuolo. Questo gas, debolmente radioattivo, emette queste particelle che vanno a impressionare una pellicola fotografica messa in una scatoletta di plastica inserita in un pozzetto ad una profondità di circa 50 cm. Poi le pellicole impressionate venivano portate all'ARPA di Novara per il conteggio delle particelle in modo da stabilirne l'andamento della concentrazione. Da ciò tuttavia è nata la necessità di uno strumento che calcolasse le concentrazioni in continuo senza dover periodicamente sostituire le pellicole. Ma dato il costo proibitivo di questi apparecchi abbiamo pensato di progettarne e costruirne uno tutto nostro da utilizzare all'interno del pozzo in disuso di viale Buonarroti, per gentile concessione dei Servizi Idrici Novaresi. Lo scopo è quello di capire il comportamento del gas radon in relazione agli eventi sismici: infatti pare che in occasione di movimenti tellurici la concentrazione del radon aumenti, di conseguenza potrebbe essere usato come un segnale preventivo di allarme per i terremoti. Bisogna puntualizzare che la nostra non è una zona a rischio sismico, ma è ugualmente possibile registrare eventi sismici anche molto lontani. Siamo già d'accordo con l'ARPA di Ivrea per fare un collaudo ufficiale del nuovo strumento nel loro laboratorio; per il momento lo sto collaudando a casa mia con ottimi risultati. Abbiamo comunque bisogno di ulteriori controlli: sappiamo già che la concentrazione di radon aumenta con l'aumento della temperatura dell'aria e diminuisce con l'aumento della pressione atmosferica e aumenta quando aumenta il vento, ma ora bisogna avere la conferma delle relazioni con gli eventi sismici”.
Parliamo ora della sua passione: da cosa è scaturito l'interesse per i terremoti?
“E' nato tutto nel 1980, in occasione del terremoto dell'Irpinia; allora con un gruppo di amici avevo costruito una sfera d'acciaio appesa ad una molla per verificare l'elasticità della molla stessa. Poi mi sono accorto che, a causa del terremoto, la sfera ha continuato ad oscillare per molto tempo, capendo così di aver costruito un sismografo che è tuttora in funzione a casa mia con un altro da me progettato. Inoltre le nostre apparecchiature sono molto sensibili e registrano gli eventi sismici che si verificano in ogni parte del mondo, questo perché in linea di principio le onde sismiche che partono da un punto di origine del terremoto sono onde sferiche che si propagano in tutte le direzioni raggiungendo ogni punto della Terra; ovviamente con la distanza perdono intensità e in punti molto lontani possono essere registrati solo da sismografi molto sensibili, come quello avanzatissimo che abbiamo installato a Premia. Registra eventi sismici che non si trovano nemmeno sul sito svizzero di geofisica. Inoltre il sismografo è molto avvantaggiato dal punto in cui è installato: poggia infatti sul Sasso di Premia, un blocco unico di granito di 8 milioni di metri cubi, che amplifica moltissimo le onde sismiche. Gode di un'ottima posizione anche la stazione del monte Mesma. Lì il sismografo è stato tarato al massimo della sensibilità, ma poi abbiamo dovuto regolarlo diversamente perché ci siamo accorti che registrava le vibrazioni della lavatrice del convento!”
Giorgio Barile, responsabile dei computer, ci illustra invece il funzionamento della stazione meteoclimatica: “La stazione è costituita da alcuni sensori esterni che rilevano le temperature minima e massima, direzione e velocità del vento, millimetri di pioggia caduta giornalmente. Abbiamo poi una stazione gemella a Borgomanero presso la caserma dei Vigili del Fuoco. Funziona in automatico e scarica i dati ogni mezz'ora. I dati raccolti vengono poi elaborati in grafici su supporto cartaceo per la consultazione. Ci sono inoltre altre stazioni di controllo che non sono di nostra proprietà, ma del comune di Novara, che vengono da noi gestite per il monitoraggio dell'Agogna e del Terdoppio. La stazione di Premia è dotata di una sua memoria che scarica automaticamente i dati e ce li trasmette in modo da non dover periodicamente andare di persona sul luogo: è dotata anche di un sistema GPS che determina la posizione e l'ora precisa collegata al segnale radio di Francoforte. Abbiamo anche aggiornato il sistema di controllo meteo con i satelliti meteorologici come quelli che si vedono in TV prendendo la licenza amatoriale ad un costo decisamente più basso di quello professionale, come quella in uso all'Aeronautica Militare, ma non ce n'era neanche la necessità. L'unica differenza è che le immagini del satellite anziché essere istantanee hanno un ritardo di 15 minuti, ma per le nostre esigenze va benissimo così”.
Marco Sozzani

COME SI ORIGINANO I TERREMOTI

I terremoti sono violenti movimenti della crosta terrestre che avvengono sostanzialmente per due cause: tettoniche e vulcaniche. Un terremoto di tipo tettonico è quello che si potrebbe verificare ad esempio in California lungo la faglia di San Andreas, dove lo sfregamento delle tre placche rocciose del Nord America, dell'Oceano Pacifico e di Cocos l'una contro l'altra determina periodicamente un enorme accumulo di energia, che una volta raggiunto un certo limite, viene rilasciata improvvisamente sotto forma di onde sismiche che si propagano in ogni direzione, essendo onde sferiche. Quando queste onde raggiungono la superficie, proprio come quando gettiamo un sasso in uno stagno, possono determinare movimenti ondulatori o sussultori causando i danni che tutti conosciamo. Per la natura di questi terremoti non esiste alcun metodo diretto, se non quello statistico, che ci permetta di rilevare con anticipo l'arrivo di un sisma, e spesso ci coglie impreparati. Un terremoto di tipo vulcanico invece è provocato dalle vibrazioni causate da una eruzione vulcanica, ma non deve essere considerato meno pericoloso di quello tettonico. Al contrario di quelli tettonici, i terremoti di tipo vulcanico possono essere efficacemente utilizzati come segnali di allarme per prevedere una imminente eruzione; per questo i principali vulcani italiani sono costantemente monitorati dai sismografi. Quando entrambi questi due eventi sismici, tettonici o vulcanici, si verificano sotto il livello del mare, possono provocare in superficie quello che conosciamo come “tsunami”, un'onda anomala alta anche 30 metri e che può viaggiare anche alla velocità di 600 km all'ora.

 

 

 


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Paola Principe
e Michele Tetro, rispettivamente
Direttore Responsabile
e Caporedattore de
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