Una lunga serie di collinette accoglienti e verdeggianti,
che rimandano a corse allegre e a perdifiato sino
al termine della discesa (in piedi, per chi ce la
faceva a mantenere l’equilibrio o, cosa che
capitava un po’ a tutti, anche ai bambini e
ai ragazzi più atletici, a rotoloni, scapicollando
per la collina con grande divertimento e ilarità),
tanto verde, una vecchia cascina ormai diroccata,
una fontana che, con le sue scritte latineggianti,
ispira mondi antichi e lontani, una sorta di piccolo
anfiteatro con tanto di area picnic per le scampagnate
e una piccola e graziosa cappella votiva dedicata
alla Madonna della Pace, edificata ormai 63 anni fa,
nel lontano 1945.
Queste sono le caratteristiche di un luogo che da
sempre mi ricorda gite fuori porta e scampagnate di
grande allegria e relax, da quelle con il gruppo dei
miei scatenati “animati” (come si è
soliti chiamare in modo scherzoso, in oratorio, i
giovani che un animatore segue nell’Estate Ragazzi,
e non solo) a quelle condotte in solitaria, in sella
alla mia amata mountain bike (e che saliscendi lungo
la strada che porta a questo luogo misterioso, proprio
quelle che piacciono a chi, come me, adora spingere
e faticare sui pedali lungo stradine di collina e
di campagna, in mezzo alla natura, con una leggera
brezza che sopraggiunge lieve sul viso e il solo suono,
gradito, della fauna del luogo), a quelle, più
recenti, con la famiglia e gli amici, a bordo della
mia scassatissima Ford che, per arrivare al luogo
agognato, mette in atto un vero e proprio rally.
Un paradiso di relax, di natura, di curiosità,
di sport e di lunghe scampagnate che, nella mia memoria,
ha il nome di Bergamina (o, come era solita chiamarla,
in rigoroso dialetto di Cavaglio d’Agogna, la
mia indimenticata nonna, “la Bragamina”).
Un luogo che, scoperto per caso con una gita dell’oratorio,
è diventato poi una meta dei miei momenti di
libertà, in particolare negli anni dell’università
(qui trovavo il silenzio necessario, soprattutto in
estate, per studiare e preparare gli esami all’aperto
e in tutta tranquillità). Una località
che, nel comune di Sizzano, ha da subito suscitato
in me fascino, ma che purtroppo, negli anni, complice
una vita caotica e sempre a correre “sul pezzo”,
non mi ha più visto tornare a godere di paesaggio.
Almeno sino a qualche settimana fa, quando, rintracciata
una domenica libera da ogni assillo giornalistico,
ho preso la mia auto e mi sono diretta alla meta.
Dritti dritti sino a Sizzano e, quindi, di corsa verso
quei sentieri in mezzo alle vigne, pieni di curve
e di saliscendi continui, che pare di essere davvero
a bordo di un’auto da rally che non su un’utilitaria.
Peccato che, a causa degli anni in cui non tornavo
alla Bergamina, all’inizio ho sbagliato svolta
ma, alla seconda, grazie anche all’aiuto di
un ottimo navigatore (come compete a ogni buon rallista),
la retta via è stata ritrovata ed ecco quelle
stradine che tanto ricordavo, con una novità:
ora molte sono acciottolate, nel tentativo, forse,
di limitare i salti presi tanto da auto quanto da
biciclette e moto che transitano nella zona (ma la
sensazione di fare autocross, lungo la strada, resta
molto forte). La curiosità, man mano che si
procede sulla strada, cresce, ci si domanda cosa sarà
cambiato, come sarà diventato negli anni quel
paradiso di verde e di silenzio puro, fatta eccezione
per le grida di ragazzi che giocano a pallone o che
scherzano sulle altalene nell’area picnic. In
passato, all’epoca in cui ancora studiavo, si
era parlato anche di un progetto che avrebbe portato
nella zona un ristorante e una scuola da golf…
chissà, dunque.
Grande è stata la mia sorpresa, quando, giunta
alla stele che annuncia la cappella votiva dedicata
alla Madonna della Pace, ho ritrovato praticamente
tutto come un tempo: i ragazzi, nell’occasione
un gruppo di giovani scout, che, come i miei ‘animati’
(e devo ammettere anche la loro scatenata animatrice),
si rotolavano giù per le collinette (in quel
giorno ancora non verdeggianti per essere ancora in
stagione invernale), facendo a gara a chi giungesse
per primo in fondo, l’area anfiteatro sempre
uguale e dove, con i miei amici, ci si scatenava in
lunghe e combattutissime partite di calcio. E poi
ancora la cascina diroccata, identica a come la ricordavo.
Sembra, infatti, che il progetto per la scuola di
golf e per un ristorante nella zona non abbia preso
piede, sebbene ci sia ancora un cartello che lo ricordi.
Forse però è meglio così: la
Bergamina è bella e piace proprio nella sua
semplicità. La località accoglie i suoi
ospiti con la lunga stele in memoria della cappella
dedicata alla Madonna della Pace e, quindi, a pochi
passi proprio con la cappelletta, ancora oggi molto
venerata da chi abita nella zona. Si tratta di una
cappella votiva edificata nel 1945 a ricordo dei caduti
della Seconda Guerra Mondiale e a ringraziamento per
la fine del conflitto. La scelta della località
non è stata certo casuale, essendo tale zona
conosciuta in modo particolare da tanti partigiani
che qui, viste anche le particolarità della
Bergamina, trovavano nascondiglio e rifugio durante
il difficile periodo della Resistenza. Anche Sizzano
pagò il suo tributo di vite umane in occasione
della conflitto, da qui l’esigenza della cappella
alla Madonna della Pace. Sizzano non fu direttamente
coinvolto nelle azioni della guerriglia partigiana
dopo il settembre del 1943, né soffrì
le repressioni attuate dalle forze naziste e da quelle
fedeli alla Repubblica di Salò, come avvenne
invece nelle vicine Fara e Ghemme. Sui colli sizzanesi,
tuttavia, ebbero i loro nascondigli e le loro basi
i partigiani della brigata “Volante Loss”,
attiva in tutto il Novarese e la Valsesia tra il 1943
e il 1945. Luogo particolarmente frequentato e sicuro
fu per loro proprio la cascina Bergamina (ora diroccata
e quasi dimenticata).
La statua della Madonnina fu eretta nelle settimane
seguenti al 25 aprile 1945. Una statua scolpita in
marmo di Candoglia dallo scultore Malerba della Fabbrica
del Duomo di Milano. L'immagine fu inaugurata solennemente
la prima domenica di agosto del 1945, nel corso di
una festa popolare, cui intervennero le autorità
provinciali e i principali capi del movimento partigiano
novarese, tra cui Cino Moscatelli. Due anni dopo,
il 3 agosto 1947, il medesimo vescovo apriva al culto
la cappelletta costruita davanti al pilone della Madonnina.
Da allora, la prima domenica di agosto rappresenta
la data di un festoso e frequentatissimo appuntamento
popolare, che vede al centro musica, attività
sportive, fuochi d’artificio ed enogastronomia.
La piccola chiesa, invece, è stata costruita
con vecchi paracarri in sarizzo utilizzati una volta
sulle strade, sormontata da una colonna votiva, quella
dove è collocata la raffigurazione in marmo
di Candoglia della Madonna.
Monica Curino

