SOS Canonica

Oggi pilastri del quadriportico della Canonica sono al limite del collasso, bisogna intervenire subito. Un incontro nella sala Bascapè del Vescovado ha illustrato gli interventi decisi dai progettisti e dalla Soprintendenza ai beni architettonici del Piemonte per porre un freno a questa difficile situazione e risistemare, così, uno dei monumenti più affascinanti e ricchi di storia di Novara, una vera e propria oasi di pace in pieno centro città.
“La Canonica”, ha spiegato don Piero Cerutti, responsabile comunicazione sociale della diocesi, “è a rischio di cedimento strutturale. Per questo, necessita di un intervento urgente che freni l’azione di collasso, e che al contempo riporti quasi all’origine il volto del quadriportico”. Ad illustrare il progetto di intervento anche don Mario Perotti, prefetto del capitolo della cattedrale, Pietro Scandaluzzi e Giorgio Borrè, progettisti a cui è stato affidato l’incarico, Francesco Gonzales, dell’Ufficio beni culturali della diocesi e Paolo Monticelli, direttore del museo. “Ci ha coinvolti nel progetto don Perotti”, ha rilevato Scandalizzi, “in quanto sembravano evidenti alcuni fenomeni di ammaloramento dei pilastri e delle volte del quadriportico e serviva, quindi, un parere tecnico. Abbiamo subito affrontato la questione in modo scientifico. Dapprima abbiamo effettuato un rilievo completo dei 42 pilastri che costituiscono il quadriportico, esame che ha evidenziato un pericoloso fenomeno di disgregazione dei mattoni che formano la struttura, con presenza di molti distacchi di materiale. Successivamente abbiamo svolto indagini diagnostiche sui pilastri e sui capitelli per comprendere la situazione interna, ossia quali risorse sono in grado di offrire oggi le strutture portanti del quadriportico e quale grado di sicurezza esiste. I risultati di queste indagini hanno evidenziato una situazione molto seria. Tutti i pilastri lavorano oltre i limiti imposti dalla normativa e, in alcuni casi, siamo molto vicini al collasso. A testimoniare questo, la presenza, in alcuni pilastri, di piccole lesioni verticali, sintomo dell’eccessivo schiacciamento”. Lesioni che si possono ben vedere, osservando attentamente i pilastri.
A questo punto, Borrè e Scandaluzzi hanno steso un progetto di consolidamento strutturale insieme alla Soprintendenza per i beni architettonici del Piemonte. La soluzione approvata prevede una lunga serie di interventi che, partendo nell’immediato, si potranno concludere entro ottobre. L’approvazione del progetto definitivo si è avuta ad aprile. Si attuerà un riempimento dei vuoti esistenti all’interno dei pilastri attraverso alcune iniezioni di malta di calce (per rendere omogenea la tessitura dei pilastri, migliorandone la capacità portante), si passerà poi alla formazione di un intonaco strutturale a base di calce dello spessore di due centimetri (utile ad aumentare la sezione resistente e la capacità portante del pilastro, ma anche a proteggere le murature medioevali, oggi esposte alle intemperie) e all’applicazione di un cerchiaggio effettuato, assoluta novità, con teli di carbonio ad alta resistenza (un intervento che permette di aumentare del 50% la capacità portante di ogni pilastro trattato). Per chiudere sarà effettuata una rasatura superficiale in malta di calce, che riporterà il quadriportico a com’era quarant’anni fa, scompariranno insomma i mattoni a vista. Costo complessivo dell’opera, 350 mila euro.
Monica Curino

 

 

STORIA DELLA CANONICA

La Canonica di Novara è funzionale al collegio dei preti chiamati canonici, fondati nella cattedrale dal vescovo franco Adalgiso nella metà del IX secolo. Sono evidenti i segni della costruzione del “claustrum” (luogo chiuso) del tempo del vescovo Litifredo, che volle riunire i canonici in unico spazio (“unum claustrum”). I canonici erano circa 40 e occupavano la zona a est della cattedrale, spingendosi verso sino alla via Dominioni e occupando la zona di nord est sino alla piazza del Rosario. Al centro di questo ampio spazio si trovava un cortile con abitazioni almeno su tre lati. Successivamente si parla del “castellum canonicorum” (1228) e di “castrum” e “fossatum castri canonicorum” (1242): è probabile che la canonica avesse anche delle torri, soprattutto nella zona di nord est e di sud est.
A partire dalla metà del XV secolo si ampliò la canonica con la costruzione, in fasi successive, del porticato che si innesta sulla parte più antica. Una data su una lapide murata nel prospetto occidentale presenta la dicitura “opus impensa capituli novariensis extructum 1486”.
Alla fine del XVI secolo, durante l’episcopato di Cesare Speciano (1590), una permuta con i canonici consentì al vescovo di procedere a una ristrutturazione dell’episcopo, ritenuto angusto e bisognoso di ampliamento. In cambio i canonici ricevettero due locali al pian terreno, compresa la cappella di San Siro. I canonici dovettero permettere al vescovo di innalzare sopra gli edifici del capitolo, nel lato occidentale, nuovi ambienti del proprio palazzo. E’ probabile che, in tale circostanza, si sia proceduto al tamponamento della loggetta e a chiudere le porte del primo piano che immettevano verso il cortile.
Durante la rivoluzione francese, sino al 1807, la canonica fu adibita al mercato del grano. Successivamente, il quadriportico, dal 1813, servì a ospitare alcuni significativi monumenti romani (lapidi, are, cippi) della città e del territorio. Nel 1876, Ercole Marietti realizzò al centro del cortile, coprendo la zona del pozzo, una composizione eclettica e pittoresca sul tipo delle ‘rovine, utilizzando colonne e marmi dell’antico duomo, mentre il cortile veniva sistemato a giardino.

 

INTERVENTI DI QUESTI ANNI

Agli inizi del XX secolo il quadriportico con 41 archi e 42 pilastri appariva intonacato e con una valenza pittoresca. La società storica novarese, custode del museo lapidario, nel 1932, intervenne per ‘toccare il polso a tutti i muri del vasto quadriportico, mettendo in luce tratti di muratura antica. Ci si accorse però che il monumento stesso aveva bisogno di cure. L’indagine aveva evidenziato che alcuni pilastri erano in pericolo di sfasciarsi per fatiscenza. Uno fu rifatto a spese del capitolo della cattedra. Altri furono rinforzati con l’immissione di sezioni in granito. Monsignor Cassani afferma che tutti i pilastri erano intonacati e dipinti. Nel 1968-69, l’architetto Umberto Chierici, autorizzato dalla Sovrintendenza e con finanziamento autorizzato dal Ministero della Pubblica istruzione, iniziò i veri e propri lavori di ripristino della canonica. Don Angelo Stoppa, nel 1970, salutava con entusiasmo ‘il grandioso e benemerito piano di restauro, al punto di dire che il millenario monumento sta rinascendo a nuova vita. I lavori andarono a rilento e ben altra musica si incontra man mano che i restauri procedono. Il 2 febbraio 1971 crollarono due arcate dell’ala est, con lieve ferimento dei due abitanti dell’alloggio sovrastante. Nel 1976, “il restauro” si poteva dire finito. Aveva portato alla scoperta del loggiato sul piano superiore del lato nord e ai segni di un ballatoio con porte e finestre del XV secolo sul lato ovest. Nel 1999 si inaugurò il museo lapidario al piano superiore dell’ala nord e in questi ultimi tre anni si sono predisposti gli ambienti per un secondo lotto del museo nell’ala est.

 

 

 


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Paola Principe
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