Viverone,
tra lago e colline
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Per un fine settimana all’insegna del relax
e della tranquillità, cullati dalla visione
rilassante di bellissimi scenari naturali tra il verde
delle colline e l’azzurro di cielo e specchi
d’acqua, si può essere certi di non sbagliare
scegliendo come meta il Lago di Viverone, vera e propria
perla naturale in provincia di Biella, incastonata
tra le Alpi e il grande anfiteatro morenico di Ivrea,
che nelle ultime glaciazioni quaternarie segnava la
parte terminale del ghiacciaio Baltea. Facilmente
raggiungibile dalle province di Novara e VCO, Viverone
(in piemontese “Vivron”) offre immediatamente
alla vista un ambiente riposante e di incomparabile
bellezza, al di sotto della Serra, la morena più
bella d'Europa, in una conca naturale che già
all’uscita alla galleria del raccordo per Albiano
(per chi arriva da Novara) si estende in tutta la
sua magnificenza, con repentino cambio di panorama.
Il Lago di Viverone si estende su una superficie di
56 kmq, a circa 230 metri sul livello del mare, con
un perimetro di 10 chilometri e una profondità
media di 20 metri che in alcuni tratti raggiunge gli
80: le sue coste presentano flora e fauna ancora per
lo più incontaminate, racchiuse dalle dolci
colline verdi dove si estendono i vigneti di Erbaluce
e di altri ottimi vini. Una zona che si presta volentieri
come rifugio ideale per chi ama comode escursioni
naturalistiche, placide camminate sul lungolago, pittoreschi
scorci di borghi medievali, panorami in grado di rinfrancare
lo spirito tra prati, boschi, alture e spazi aperti.
Un vero paradiso anche per chi dovesse scegliere attività
più fisiche come i percorsi in mountain-bike
o a cavallo e per sportivi che apprezzano ampi spazi
aperti attorno ai loro campi di prestazione, come
quelli da tennis, di gokart, di minigolf, senza scordare
le piscine e la possibilità di rilassanti pesche
sportive che garantiscono la varietà di specie
ittiche, spesso anche pregiate come persici, coregoni,
lucci.
L’itinerario che abbiamo scelto per questa gita
fuori porta ci ha portati ovviamente, come prima tappa,
sul lungolago viveronese, un’ampia passeggiata
punteggiata di locali, bar, pizzerie e gelaterie con
il loro spazio aperto verso il lago, ben inseriti
in un panorama tra verdi colline e acque limpide in
modo da non essere troppo intrusivi. Lo specchio lacustre
da certi punti di vista sembra davvero vasto e levigato,
capace di comunicare un senso di appagante rilassatezza
ma anche la possibilità di “affrontare”
il lago per gli sport tipici come la vela, il wind-surf,
lo sci nautico, il wakeboard o più semplicemente
il pedalò, grazie alla presenza di numerose
scuole di nautica.
Una sosta gradita per un gelato, lungo le sponde del
lago, sentendo il canto di anatre e osservando i germani
reali che fanno capolino sulle boe, giusto il tempo
per programmare la tappa successiva: la salita al
castello di Roppolo, a circa 2 km dal lago, da dove
si può affacciarsi sull’intero bellissimo
panorama della conca lacustre, ben visibile oltre
i pittoreschi tetti rossi dell’abitato omonimo,
di cui si fa menzione già nel X secolo in un
diploma di Ottone I (936). La base dell’attuale
torre fu la prima fortificazione costruita, originariamente
in legno, con le fondamenta in masselli di granito,
intorno alla quale si sviluppò più tardi
il castello, nel XIII secolo, dopo che i Bichieri
di Vercelli ebbero la meglio sui conti Cavaglià
decaduti. Il castello rimase per circa due secoli
proprietà dei Bichieri, sino al suo passaggio
nelle mani di casa Savoia, avvenuto per la prima volta
nel 1407, poi dal 1441 passò ai Valperga di
Masino, che ne mantennero il possesso fino allo scoppio
della Rivoluzione Francese. Nella terza stanza della
torre, nel 1800 si aprì un muro parietale e
in una intercapedine venne alla luce una armatura
completa e i resti umani di Bernardo di Mazzè,
guerriero murato vivo da Ludovico, signore di Roppolo.
Il castello è stato rimaneggiato fino al secolo
scorso e ha ospitato nel suo interno l’Enoteca
Regionale della Serra, unica nel nord del Piemonte,
fondata nel 1981.
Scendendo per strette stradine, tra Roppolo Piano
e Viverone incontriamo la chiesa di Santa Maria, detta
anche la “Cura Vecchia”, che servì
da parrocchia per i due paesi fino al 1789, anno in
cui Roppolo divenne parrocchia autonoma. La sua costruzione
in stile gotico quattrocentesco è ad un'unica
navata con ampie ogive. All'esterno era sorretta da
potenti contrafforti, ma subì nel corso dei
secoli diverse aggiunte e manomissioni che deturparono
la bellezza della sua linea. Grandi modifiche furono
apportate nel secolo XVIII: le finestre che erano
tonde, divennero quadrate, si allungò la struttura
di un'arcata e si costruì la facciata barocca
attuale.
Ci avviciniamo alla frazione di Bertignano, a nord
di Viverone, oltre la quale si trova il laghetto omonimo.
Lasciamo l’auto al di sotto del colle su cui
sorgono i resti del ricetto, risalenti al XV secolo,
con ciò che rimane di una cinta muraria e una
torre quadrata angolare con merlatura, che fa supporre
l’esistenza di un antico castello poi distrutto.
Ci aspetta una passeggiata di circa dieci minuti tra
suggestive stradine che attraversano prati verdi,
leggermente in salita, fino alla piccola cappella
davanti al laghetto di Bertignano, che offre un curioso
spettacolo di contaminazione industriale, dato che
la zona è cosparsa di tralicci elettrici, eredità
della centrale idroelettrica che funzionava all’inizio
del Novecento. Lo specchio d’acqua è
un importante sito archeologico: qui furono rinvenute
due piroghe monossidi, cioè ricavate scavando
un tronco d’albero, scoperte nel 1912 e nel
1978 (rispettivamente datate 250 d.C. e 1450 a.C.),
che rimandano all’esistenza di un insediamento
palafitticolo più o meno stabile, confermato
dalla presenza di frammenti di vasellame e ceramica.
Il giro del laghetto può essere tranquillamente
fatto sia a piedi che in bicicletta.
Tra gli altri itinerari da seguire lungo il perimetro
del Lago di Viverone possiamo indicare una visita
alla Cella di San Michele (o di San Marco, dal ‘500
in avanti), poco distante dal lungolago e a due passi
dal centro del paese, che si affaccia sul bacino lacustre.
Si tratta di un antico convento benedettino del XII
secolo, circondato dai vigneti del famoso vino Erbaluce,
da un parco con fontane e alberi ultracentenari, all’interno
del quale sono visitabili la chiesa, in parte di struttura
romanica, e le cantine; la torre di Montaldo o di
San Lorenzo, innalzata su una preesistente base intorno
al 1600, poco distante dal medievale pago di Pavarano,
località d’origine romana ormai quasi
del tutto scomparsa ove sorgeva la chiesa di San Lorenzo,
destinata all’abbandono e alla distruzione nei
secoli XIV- XV: oggi solo un cascinale che porta il
nome di San Lorenzo e le fondamenta della chiesa in
un boschetto testimoniano l’antichità
di questo abitato.
In zona è possibile vedere una pietra singolare,
incavata a forma di sarcofago, che posa su un’ampia
base litica, detta “Roc della Regina”,
dove si crede che la Regina (la Madonna) ponesse ditale,
forbici e filo in alcune cavità della pietra,
che riempite d’acqua piovana curavano alcune
infermità delle donne che vi si bagnavano.
Il rimando è ad antichissimi culti pagani solo
in seguito cristianizzati, che indicano la roccia
come luogo di sepoltura di una “regina barbara”.
Altra roccia significativa nei dintorni è la
“Roc della Pratasera”, masso erratico
lasciato dal ghiacciaio balteo: sotto questa roccia
le mamme erano solite dire di aver trovato i loro
figli.
Ed infine (ma tanti altri sono i luoghi di sicuro
interesse attorno al lago) l’abitato di San
Vitale a Roppolo, sorto forse dopo la scomparsa dell’antico
villaggio di Pavarano, dove nella chiesa parrocchiale
è conservato il teschio del santo ravennate
venerato dagli abitanti di San Germano Vercellese,
che nel 1613, colpiti da terribili guerre, si votarono
lui promettendo una processione annuale a Roppolo
se fossero stati liberati, cosa che fecero: il teschio
del santo fu rubato col busto d’argento nel
1747 e fu ritrovato quasi miracolosamente il giorno
26 dicembre, festa del compatrono di Roppolo, Santo
Stefano.
Gli amanti della cucina potranno gustare il fritto
misto alla piemontese, il piatto forte della tradizione
culinaria della zona. Si tratta di un piatto caldo
composto da nove ingredienti: lonza di maiale impanata,
salsiccia sbollentata in acqua, fegato di maiale,
cervello di maiale, polpetta di carne di maiale, zucchine
impanate, rombo di semola (detta anche polenta dolce),
amaretto pastellato, trancio di mela pastellata.
Michele Tetro
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ARRIVARE A VIVERONE
In auto Viverone è raggiungibile dalla
Torino-Milano (A4), con uscita a Santhià,
per poi proseguire in direzione Ivrea-Aosta
sulla statale 228 per circa 6 chilometri. Da
Aosta si può seguire la statale 26 fino
ad Ivrea e poi prendere la statale 228 in direzione
Vercelli per circa 14 chilometri. In autostrada
si segue la A5 in direzione Torino fino ad Ivrea,
poi si può imboccare il raccordo che
collega la A5 alla A4 con direzione Milano,
uscita a Santhià e proseguire in direzione
Ivrea-Aosta sulla statale 228 per circa 7 chilometri
oppure uscire al casello di Ivrea e poi prendere
la statale 228 in direzione Vercelli per circa
15 chilometri. In treno la stazione d’arrivo
è Santhià sulla linea Torino-Milano,
da qui si può proseguire in direzione
Viverone prendendo i pullman di linea. Un'altra
stazione si trova ad Ivrea, consigliata per
chi arriva dalla Valle d'Aosta.
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