Il cuore della città

Alla scoperta di Piazza delle Erbe, il più antico spazio storico novarese, attraverso i mutamenti del tempo.

Ogni vero novarese sa dove trovare il cuore della città, il centro pulsante che segna il ritmo della storia non solo cittadina ma anche individuale, costante attraverso tutti i tempi. E’ una piccola pietra bianca, sagomata, i cui contorni rimandano proprio ad un cuore stilizzato, e si trova incastrata tra il porfido bruno davanti alla pizzeria di Piazza delle Erbe, facile da trovare. Per estensione, questa antichissima piazzetta novarese è a sua volta il cuore cittadino.

Uno spazio che risale indietro nei secoli, addirittura nei millenni, dato che già in epoca Romana esisteva nello stesso luogo uno spiazzo che era completamento del Foro adiacente, anche se solo nel 1200 si avrà il primo documento scritto che parla di “uno slargo a fianco delle case dei Canonici della Cattedrale dove tengono bottega i macellari” (in dialetto “bichè”, da cui il nome originale della piazzetta, nota come “delle Beccherie Maggiori”).
E’ proprio dal periodo medievale che possiamo farci un’idea di come potesse apparire questa piccola piazza, una visione tutt’altro che piacevole: una distesa putrescente di fango, sangue e altri liquami dovuti all’opera dei macellai e alla mancanza di fognature, vera e propria discarica a cielo aperto, al punto che per poter transitare (meglio, “guadare”) fu necessario costruire un ponticello di legno.
In questo malsano ambiente si stabilirono i calzolai, uniti in una gilda destinata a diventare potentissima, in modo da poter trattare coi fornitori di pellame e cuoio con cui produrre le loro calzature. Il portico a settentrione, nel 1204, fu appunto detto “de’ Calzolai”, ingrandito e rinforzato con colonne di pietra nel 1400. Il paratico dei Calzolai divenne ricchissimo, in grado di fornire denaro allo stesso Comune indebitato e pretendendo il controllo di tutto il lato settentrionale della piazza, cosa che non dovette certo fare piacere ai Canonici della Cattedrale, padroni del lato sud, gelosi del loro predominio e decisi a non recedere dal loro. La contesa si risolse secoli dopo a favore dei Calzolai che, diventati veri padroni della piazza, imposero l’affitto ai mercanti che si radunavano per la vendita di merce.

Finalmente si poterono intraprendere lavori di abbellimento: scomparsi i macellai e i rigagnoli di scolo, lo slargo viene pavimentato in pietra viva, le case si innalzarono attorno all’area. Ancora oggi esiste l’imponente (per i tempi) costruzione di Palazzo Canobio, a levante, eretto nel 1400 dalla famiglia di commercianti il cui ultimo rappresentante, Amico Canobio, nel 1592 fece dono al Comune dell’edificio, a patto che vi si aprisse nel suo interno una scuola per giovani di talento, attiva dal 1603 al 1849. Si trattò di un’importante istituzione, con 500 allievi all’anno, passata ai Gesuiti nel XVII secolo (inevitabile lo scontro col potere laico e un conseguente “isolamento” degli studenti dal “volgo” di merciaioli, erbivendoli e “femmine spudorate”). La piazzetta si configura in quel periodo come mercato ortolano, e da qui il nome conservato fino ai nostri giorni di Piazza delle Erbe, piena di bancarelle con frutta, verdura, pollame, ghiotte rane infilate in uno spago e, nelle storiche postazioni del portico settentrionale, le botteghe dei calzolai.

Col tempo sotto gli stessi portici apparvero i primi negozi, di cui possiamo ricordare l’ottocentesca Tipografia Miglio e i suoi preziosi volumi di storia cittadina, il corniciaio Colombo attivo per oltre mezzo secolo nel portico di mezzogiorno, il famoso Caffè del Moro, ai primi del Novecento, molto moderno con la sua gigantesca macchina per il caffè espresso e ritrovo per professionisti e borghesi di giorno e tiratardi e sfaccendati di sera. Un edificio rilevante ma oggi non più esistente si trovava a nord, appartenente alla gilda dei Calzolai e prima sede dell’Ospedale San Giuliano da loro fondato: sotto il portico c’era un affresco dedicato a San Lorenzo, venerato dagli ortolani e illuminato da una lanterna che era anche l’unico punto luce (assieme ai lumini davanti alle immagini sacre dipinte sui muti delle case) durante le ore notturne prima dell’arrivo dell’illuminazione pubblica, ad olio e poi a gas, intorno al 1861.

Come la vicina piazza del Rosario, anche Piazza delle Erbe è stata caratterizzata sin dalla prima metà dell’Ottocento dalla presenza di un’edicola, capace di attirare attorno a sé la vita pubblica. Il chiosco era di forma goticheggiante, con il tetto prima spiovente poi sostituito da una cupoletta di rame, in origine al centro dello slargo ma dal 1910 a ridosso di Casa Canobio. A questa edicola è legata la figura dell’ultimo strillone novarese, Dante Miramonti, che annunciava le notizie, storpiandole a volte argutamente, anche a rischio di finire nei guai con i militi fascisti del periodo. La sua conoscenza del mondo della musica fece dell’edicola il ritrovo preferito dei melomani novaresi, sia semplici appassionati che professionisti del settore, come il tenore Antonio Spruzzola. E malgrado tutti i cambiamenti occorsi nel tempo a questa piccola piazza, ancora oggi l’edicola, gestita da Giovanni Aquili e Renata Regis, veicola l’attività dei novaresi in transito e affaccendati nelle loro incombenze, ai quali comunque non sarà difficile percepire qui il cuore pulsante della città o vederlo incorniciato tra i cubetti di porfido nel selciato.
Michele Tetro

 

 

 


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Paola Principe
e Michele Tetro, rispettivamente
Direttore Responsabile
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