Auguri Presidente Boniperti

Parlare di Giampiero Boniperti è parlare della Juventus: il legame indissolubile che per molti anni ha legato i due è entrato nei manuali e non solo calcistici. Nato a Barengo il 4 luglio 1928, per il quale è ricorso il suo 80° genetliaco, debuttò nel Momo (serie C) a sedici anni, pagato ben 16.000 lire, si trasferì due anni dopo alla Juventus e lì contribuì a farne la storia. Giocò 444 partite con la maglia bianconera, vinse cinque scudetti (1950, 1952, 1958, 1960 e 1969), oltre a due Coppie Italia (1959 e 1960), segnando complessivamente 177 gol in campionato. Giocò complessivamente 38 gare nella Nazionale, della quale fu capitano in 24 occasioni. Giocatore completo, capace di giostrare in attacco, sulla fascia, e, verso la fine della carriera, a centrocampo.
Ebbi modo, juventina e bonipertiana da sempre, di incontrarlo sedici anni fa e di trascorrere una giornata con lui, trovandomi dinanzi un uomo dolcissimo e di un’umiltà disarmante. Ora, dopo quasi vent’anni, l’ho risentito per telefono, l’ho rivisto e l’ho abbracciato per i suoi 80 anni, con un enorme senso di gratitudine, ricordando insieme i tempi in cui il calcio aveva ancora la C maiuscola.
Gli ho chiesto di raccontarmi brevemente alcuni momenti importanti della sua vita e primo fra tutti, Boniperti ha ricordato i suoi genitori, la madre maestra, che smise di lavorare per seguire i tre figli. “Io ero una disperazione”, racconta, “perché non stavo mai fermo, anche quando andavo a vedere i contadini che lavoravano la campagna per mio padre. Sono nato nel benessere, avevamo una gran quantità di terra”.
Ovvia la domanda sulla nascita del suo amore per il calcio. “Questo sport é entrato nella mia vita intorno agli undici anni, in collegio ad Arona, quando partecipai ad una partita tra allievi e non: vincemmo noi studenti interni 5-2 ed io segnai tre goal nei primi quindici minuti. Continuai a giocare nella squadra del mio paese, Barengo, ma più che delle partite erano delle vere e proprie risse. Poi i dirigenti del Momo, che erano venuti a sapere che segnavo molto, mi pregarono di indossare la loro maglia, solo per quell’incontro che, però, faceva parte di un campionato regolare con tanto di coppa in palio. Firmai, giocai, vinsi 2-0 e le due reti del Momo portavano la mia firma”.
L’incontro con la Juventus fu per Boniperti il coronamento del sogno: “La Juve era tutta la mia vita, avevo anche il distintivo bianconero, l’unico a Barengo ed avevo un solo desiderio: giocare in serie A, anche solo una partita con la maglia della Vecchia Signora”. Il destino lo aiutò, poiché il medico di Barengo, Egidio Perone, tifosissimo della Juventus, era amico del dirigente bianconero Giovanni Voglino, a cui presentò Giampiero. ”Venne a vedermi anche il campione del mondo del ’34 Borel, entrò in campo e mi lanciò la palla, che dovetti calciare di destro, di sinistro e ciò lo convinse. Il 12 maggio del 1946 ritornammo a Torino, sulla Topolino del dottor Perone ed andammo allo Sporting: incontrai Sentimenti IV, Rava, Parola e Piola, conobbi la ‘mia’ Juve. Mi portarono al campo a giocare con il Fossano, vincemmo 7-0 ed io segnai i sette goal. La Juve si convinse definitivamente, ma dovette trattare col Momo, perché anche se per una sola partita, ero affiliato a lui”.
Quando esordì nella squadra bianconera nel campionato 1946-47, nel ruolo di centravanti, segnò ben 5 reti in sole 6 partite. In quel modo “Marisa”, così nominato dai tifosi juventini per il colore dei suoi capelli, si conquistò subito un posto da titolare, tanto che l’anno dopo l’acquisto non saltò alcuna partita e fu anche capocannoniere, a venti anni appena compiuti, davanti al mostro sacro Valentino Mazzola. Dopo la tragedia di Superga, che pose fine all’epopea del Grande Torino, Boniperti conquistò lo scudetto del 1949-50, continuando a segnare una media impressionante di goal e prima di compiere 24 anni ha già segnato 100 reti in serie A. Durante gli anni Cinquanta arrivano solo tre scudetti, a causa delle imprese dell’Inter di Skoglund e Lorenzi, del Milan di Grignolino, della Fiorentina di Bernardini. Ma nel 1957-58 Boniperti riconquista il tricolore, il decimo per la Juve (che da quel momento sarà la prima squadra italiana ad aver fregiata la stellina sulla maglietta), ricoprendo quel ruolo di mezzala in cui già da qualche tempo brillava, potendo così al meglio sfruttare per la squadra le sue eccellenti doti tecniche e di visione del gioco, formando un attacco eccezionale con il gallese John Charles e l’argentino Omar Sivori, dando vita la famoso “Trio Magico”.
La squadra bianconera di inizio anni Sessanta, ricordata tra le più forti di tutti i tempi, vince il quarto scudetto nel 1959-60 e 1960-61, ma proprio dopo questi trionfi nel 1961 Boniperti diede l’addio al calcio: avrebbe voluto giocare ancora ma non gli era stato più garantito il ruolo da protagonista, pertanto optò per appendere le scarpe al chiodo, a soli 33 anni.



In maglia bianconera ha collezionato 462 presenze (444 in A, 13 in coppa Italia e 5 in Europa), realizzando un totale di 183 reti (di cui 178 in A, una in Coppa Italia e tre nella Coppa Latina). La sua ultima partita, il 10 giugno 1961, fu quella contro l’Inter dei ragazzi, schierata per protesta dal presidente Angelo Moratti, in quel famoso 9-1 in cui esordì Sandro Mazzola.
Poco dopo il suo ritiro, Boniperti fu subito chiamato dalla famiglia Agnelli a ricoprire il ruolo dirigenziale all’interno della società, di cui venne presidente per molti anni e del quale è tuttora presidente onorario.
Il palmares è tipico dei grandi: 5 volte campione d’Italia nelle date già menzionate, 2 Coppe Italia, nel 1958/59 e nel 1959/60, capocannoniere della Seria A nel 1947/48 con 27 reti; inoltre l’incarico istituzionale alle elezioni europee del 1994 si è candidato ed è stato eletto deputato europeo nelle liste di Forza Italia, rimanendo in carica fino al1999.
E’ Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 30 settembre 1991, su iniziativa del Presidente della Repubblica.
Ma più di tutto, parlare di Boniperti vuol dire parlare della grande Juventus, ripercorrendone mezzo secolo di storia del club. Al gesto scaramantico di incrociare le dita nello scoccare un tiro a rete si sostituirà quello di lasciare la tribuna al termine del primo tempo. Sceglie come proprio collaboratore Pietro Giuliano, tanto modesto quanto fondamentale, Vycpalek e Parola, infine Trapattoni. Qui si apre una parentesi di continui successi e vittorie.
La parsimonia nel gestire il patrimonio da parte di Boniperti non è da confondere con una presunta avarizia, sui quali circolano alcuni aneddoti. Boniperti ci vide bene anche quando investì in una serie di giovani, di lì a poco vincitori: Spinosi, Morini, Furino, Bettega, Causio, ed ancora Scirea, Cabrini, Tardelli.
Dopo l’addio di Trapattoni arrivò Dino Zoff, affiancato dal grande e sfortunato Gaetano Scirea del quale tutti ricordano la tragica fine. Negli anni successivi, quando al mercato si affaccia il Milan pigliatutto, Boniperti iniziò a non riconoscersi in un calcio fatto di sponsor e di procuratori, pertanto si mise da parte, anche se Trapattoni gli dedicò l’ultima Coppa Uefa vinta. Il resto è storia recente, ma ancora di più è mito.
Gli chiedo cosa ne pensa del calcio di oggi ed evita di rispondermi, il suo silenzio è eloquente, poi mi fa una confessione: “Allo stadio non vado più, le partite le guardo a casa e naturalmente quelle della Juve non me le perdo, ma terminato l’incontro spengo il televisore, perché il resto è solo moviola, le partite ormai vivono solo sugli errori degli arbitri. La prego, non mi faccia più dire niente”.
Boniperti è un vecchio signore del calcio ed è un uomo serio, molto ritroso su determinati argomenti, che dell’amore per la Juve ha fatto tutta la sua vita; è facile intuire cosa gli passi per la testa quando si pensa ai fatti più recenti, alla condizione attuale del calcio nei quattro angoli del mondo. Si illumina quando gli parlo del suo amico Giulio, colui che già sedici anni fa mi aiutò a concretizzare il mio sogno e cioè quello di conoscere Boniperti: Giulio Savoini, il quale crebbe insieme ai fratelli Boniperti, anche se in una condizione economica ben inferiore: “Tuttavia”, conclude il Presidente, “Giulio è cresciuto con noi fratelli e lo è per me ancora oggi, gli voglio veramente bene e con lui ricordo ancora le nostre colazioni da bambini insieme a mio fratello maggiore Gino…” Insomma, un uomo come tanti, questo Giampiero Boniperti, legato alla sua Barengo, che lo ricambia con un doveroso e caloroso affetto, alla sua famiglia e al suo più grande amore: la Juventus.
Manuela Peroni Assandri

 

 


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