I cimeli della Marina

Chiunque lanci un'occhiata anche distratta lungo la via del Contado a Novara non potrà fare a meno di notare un’insolita insegna marinaresca, che indica tra l'altro anche l'elevazione cittadina sul livello del mare. Spinti magari dalla curiosità si verrà ad apprendere che questa stretta via del centro storico ospita i locali della sezione novarese dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia e le due sale dedicate al Museo della Marina, che meritano indubbiamente una visita. La sede del Museo della Marina si deve, dopo anni di inutile ricerca tra enti comunali, provinciali, regionali e militari, all’Ospedale Maggiore di Novara, proprietario dell’edificio risalente ai quartieri spagnoli di via del Contado, concesso in comodato. I locali ospitavano originariamente una pasticceria nota per la produzione artigianale del “triscotto” di Novara, che veniva cotto all’interno di un forno ancora oggi visibile nel museo. L’aiuto dei soci e di molti privati è stato determinante per riallestire al meglio gli ambienti fatiscenti ma gran parte dei reperti marinari della vecchia sede vacante erano andati quasi tutti perduti nel tempo ed è stato necessario ricominciare da collezioni personali e materiale giunto in sede grazie agli scambi culturali intercorsi con gli enti della Marina e con possessori privati di oggettistica legata al mondo del mare e della navigazione.
I due locali del piccolo museo sono un vero e proprio scrigno dei tesori per curiosi ed appassionati, contengono infatti numerosi elementi di grande interesse: sotto il motto “Patria e Onore”, principio ispiratore per ogni marinaio, dipinto sull’ingresso della seconda sala, vediamo l’ancora ammiragliato di piccola dimensioni, recuperata e regalata dall’Arsenale della Marina Militare di La Spezia, e la campana, simbolo primario su una nave dove serviva a scandire l’allarme ed ogni servizio a bordo, fusa in bronzo appositamente per il gruppo di Novara (unica in tutta Italia) dalla fonderia della Marina Militare, sotto la quale, agganciato al batacchio, c’è un curioso oggetto in corda di canapa definito in modo goliardico dal gergo marinaresco (e non si possono trovare giri di parole) “cazzo del nostromo”, importante figura che gestiva ogni servizio sulle navi a vela.
Prima di accedere nella sala grande scorgiamo, sotto un telemetro che serviva a misurare le distanze dalle navi, un telegrafo di bordo, macchinario non impiegato sulle nostre navi, ma visto in tanti film hollywoodiani e utilizzato da bastimenti di grossa mole per inviare ordini sulla gestione delle macchine nelle sezioni poppiere non in vista per il comandante. Al di sotto di una bellissima rosa dei venti dipinta sul soffitto, il cui Nord è quasi sovrapponibile al vero Nord geografico, e al di là di un grosso doppio timone in legno, colpisce subito l’attenzione la pesante tenuta da palombaro, formata da elmetto, calzature piombate e muta, collegata ad una pompa dell’aria, usata negli anni Trenta dagli incursori della Marina: lo scafandro è uno dei pezzi storici più pregiati, proveniente dal Comando Subacqueo Incursori della Marina, assieme ad altre rare mute da incursori affisse alla parete, sotto le quali si trova un grosso arco di legno, una cavigliera un tempo situata alla base degli alberi della nave-scuola “Amerigo Vespucci”, definito il più bel mezzo navale del mondo, ed impiegata per l’aggancio di tutte le cime delle vele. Altri oggetti provengono da questa celebre nave, tutti siglati e protocollati dalla Marina in occasione di una vendita all’asta volta al recupero di fondi per ristrutturare le storiche imbarcazioni liguri.
Sulle pareti troviamo due grosse lanterne colorate di segnalazione funzionanti, ad indicare la sinistra e la destra in navigazione, tra le quali sono affissi tutti i crest con i simboli di enti o di navi stesse donati o acquistati nel corso del tempo. Il crest in origine era il tappo dei cannoni, prima in legno poi in metallo, che il comandante di una nave donava ai visitatori.
Immancabile il pannello con tutti i nodi marinari, appositamente realizzato dagli addetti della Lancia remi dell’Arsenale della Marina, che provvedono a tutti i lavori sulle navi a vela e sull’Amerigo Vespucci. In un angolo vediamo la sciabola appartenuta al comandante di sommergibili Carlo Fecia di Cossato, donata alla sezione dalla sorella dell’eroe morto suicida nel 1944 per aver visto crollare tutti i valori della Marina in cui credeva, dopo la consegna della flotta navale al nemico. Appena sotto lo spadino e le spalline della divisa di un altro eroe di guerra, Enea Picchio, cui è intitolata la sezione.
Nella seconda stanza, tra vari modelli di navi, spicca un fucile a scoppio tranciacatene impiegato dagli incursori subacquei per consentire l’ingresso nei porti di piccoli mezzi d’offesa, come il famoso siluro a lenta corsa noto come “Maiale” e un troncone di sommergibile posamine per la difesa costiera, utilizzato come modello di studio e proveniente dallo Stato Maggiore della Marina, dove giaceva in uno scantinato pronto per il macero. E’ invece stato recuperato e ricostruito nella parte della timoneria (eliche e pinne) da un esperto modellista ed ora fa bella mostra di sé all’ingresso del museo.
La bandiera di bompresso, o “Jack”, issata sulle prue delle navi e raffigurante gli emblemi delle Repubbliche Marinare, proveniente dall’incrociatore lanciamissili “Impetuoso”, ci saluta al termine di questa breve ma interessante visita di un luogo che si può senza alcun dubbio considerare denso di memoria ma ancora poco conosciuto, che davvero merita una riscoperta da parte di giovani e meno giovani, non solo appassionati di mare.
Michele Tetro








 

 

 


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