| I
Vigili del Fuoco
tra passato e presente |
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Tutti gli anni, anche a Novara, il 4 dicembre si
celebra Santa Barbara, patrona dei pompieri, con la
consegna delle benemerenze e l’ideale abbraccio
alla cittadinanza che, da sempre, come in tutta Italia,
dimostra un profondo legame con i Vigili del Fuoco.
Per l’occasione presentiamo una carrellata sulla
nascita del Corpo, la sua storia e su come si sia
insediato a Novara.
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I primi documenti trovati nell’Archivio di
Stato risalgono all’inverno del 1774. Il giorno
8 febbraio, nel regolamento della città di
Novara, si creavano dei capi d’incendio ed ogni
gennaio si eleggevano quattro cavalieri, i quali dovevano
regolare e dirigere tutto ciò che sarebbe stato
utile in caso d’incendio. Venivano eletti anche
i facchini, i brentatori, i legnaioli, i ferrai e
i muratori, i quali, qualora di necessità,
dovevano impiegare gli strumenti delle loro arti.
Chi non interveniva veniva multato di cinque lire,
introiti che venivano impiegati per coprire le spese
per l’ospedale e per altre opere pie. Ma veniva
multato anche chi, nelle case attigue all’incendio,
non metteva a disposizione la propria acqua ai pompieri
per domare le fiamme. Le attrezzature, corde e scale,
che potevano raggiungere un secondo piano, erano custodite
nel palazzo di città e ad un segnale i facchini
andavano a prelevarle. Un decreto del re Carlo Felice
di Sardegna del 1824 permise lo stabilimento delle
“Guardie del Fuoco” nei comuni e nelle
città e nel 1829 nacquero le prime assicurazioni
contro gli incendi. Il regolamento per l’organizzazione
e la disciplina dei pompieri di Novara è del
1848, la compagnia è formata da 24 uomini,
tra cui un sergente direttore macchinista, due caporali,
un trombetta, dodici operai guardie ed otto aspiranti
allievi. Già si effettuavano servizi straordinari
come guardie a teatri. In occasione delle celebrazioni
di San Gaudenzio, il picchetto allo scurolo era costituito
dai pompieri di Novara. La divisa consisteva una giacca
di panno blu e colletto nero, bottoni gialli a due
file con la scritta “Pompieri della città
di Novara”, spalline a caglia gialle con frange
di lana blu scuro, pantaloni di tela rigati blu e
bianco, cintura nera con fibbia e bottoni gialli,
berretto di panno, scure e sciabola da un lato. L’elmo
era conforme al modello stabilito dalla giunta comunale.
Nel 1880 il regolamento fu rivisto e l’organico
passò a 23 uomini; il parco automezzi era formato
da tre trombe idrauliche ed una corriera per il trasporto
del personale. Nel 1917 il servizio al telefono era
effettuato dal sergente che rispondeva alle chiamate
direttamente da casa sua, poi fu istituito un servizio
specifico con turni di lavoro di 24 ore. Nacquero
le prime sale operative. L’8 novembre 1925,
durante una manifestazione pompieristica del Corpo
Civici Pompieri di Novara, ci fu l’inaugurazione
del loro vessillo, benedetto alla chiesa del Rosario.
Nel 1934 arrivò la prima scala girevole in
acciaio a rimorchio “Magirus”, con un’altezza
di 26 metri ed il costo di settantacinquemila lire
e sempre in quell’anno il Comune acquistò
un centinaio di bombe profughe dal costo di centocinquanta
lire ciascuna, di fabbricazione nazionale e considerate
mezzi estinguenti innovativi. Il 10 ottobre del 1935
fu approvata la nuova organizzazione con il passaggio
delle competenze dal Comune alla Provincia. La nuova
caserma si trovava in via Mossotti 19. Dal 1941, il
Corpo dei Vigili del Fuoco divenne Corpo Nazionale
e si distinse per specifici interventi come nella
Seconda Guerra Mondiale, prodigandosi nelle città
colpite dalle incursioni aeree e prestando soccorso
sotto l’infuriare dei bombardamenti. Ma i pompieri
prestarono la loro opera anche in Polesine, in Calabria,
in Toscana, nelle paurose alluvioni e nei funesti
terremoti in Sicilia, in Friuli, così come
nei disastri del Vajont e della Val di Stava.
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I Vigili
del Fuoco oggi |
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Nell’immaginario collettivo, la figura del
pompiere è strettamente collegata al fuoco,
allo spegnimento di un incendio, alle autoscale che
si arrampicano per decine di metri o al gattino che
non sa più scendere dall’albero su cui
è salito. Il Comandante del Corpo dei Vigili
del Fuoco di Novara, Rosario Aulicino, in carica dal
2005, spiega che gli scenari di intervento dei pompieri
è oggi molto mutato e che lo spegnimento di
un incendio è tra gli interventi meno gravosi,
poiché il Corpo è ormai impiegato costantemente
nella difesa nazionale, in caso di combustioni di
sostanze chimiche ed allertato in caso di eventuali
attacchi terroristici e batteriologici. Sovente si
sente parlare di Protezione Civile, ma non va dimenticato
che in ogni frangente di pericolo, i pompieri sono
presenti: basti pensare alle migliaia di incidenti
stradali, ad eventi climatici improvvisi, a fenomeni
naturali ed indotti dall’incoscienza umana.
“La sicurezza”, ci ha spiegato Aulicino,
“non è solo avere accanto la Polizia
e i Carabinieri, ma anche la figura del Pompiere che,
con abnegazione ed enorme altruismo, è pronto
a donare la propria vita per salvarne un’altra.
Ed il compenso economico è veramente irrisorio…”
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La Caserma
di Novara |
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Risalente alla fine degli anni Sessanta, la caserma
di via Generali appare internamente molto ben organizzata.
Gli uomini impiegati su quattro turni sono 121, oltre
agli amministrativi. La centrale operativa è
costantemente presidiata, pronta a ricevere le chiamate
di intervento. Il parco mezzi è dotato di autopompe,
autoscala, mezzi anfibi e per sommozzatori, oltre
che di un mezzo adibito all’impiego in caso
di attacco terroristico. Le divise sono adeguate ad
interventi speciali, non solo in termini di incendio.
Sono presenti anche un’automobile di rappresentanza,
una vettura per brevi spostamenti ed un bus per il
trasporto dei Vigili del Fuoco. Il Comando di Novara
è “permanente” con i distaccamenti
di Borgomanero e di Arona, in più ci sono i
volontari. A Novara non vi sono effettivi donne, ma
volontarie che prestano regolare intervento in caso
di bisogno. Aulicino riscontra una carenza in fatto
di organico rispetto alle reali esigenze e loda i
suoi uomini per i sacrifici orari che talvolta sono
costretti a fare poiché la disponibilità
deve esserci ventiquattro ore su ventiquattro.
Manuela Peroni Assandri
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