Un "restauratore"
per l'ispettore Derrick

Non è un doppiatore ma ne prepara il campo, il suo lavoro si colloca alle basi del doppiaggio cinetelevisivo, anzi ne è elemento fondamentale. Le voci nostrane potranno anche essere le migliori, ma si deve sapere cosa dire e in che contesto, essere rigorosi nel rispetto della natura dell’opera, sia essa cinematografica o televisiva. Qui entra in gioco Giovanni Petronaci, novarese, da quattordici anni si occupa di televisione, dapprima come appassionato di produzioni televisive tedesche poi come tecnico. Ha trovato per sua fortuna in RAI persone con cui sviluppare contatti che lo hanno spinto su una strada più professionale e tecnica nel campo dell’edizione e del doppiaggio. Ma le sue origini sono decisamente diverse ed incuriosiscono. “Il mio background di studi originale”, ci spiega Petronaci, “mi qualifica come restauratore, in particolare di organi da chiesa, e ancor oggi mi occupo di consulenza per la sovrintendenza al restauro di organi da chiesa, ma proprio da questo è nata la mia propensione al recupero di materiale storico. Mi occupo di doppiaggio dall’esterno e dal 1997 collaboro al Premio Nazionale di Doppiaggio, prima di Finale Ligure poi di Sanremo, che ogni anno seleziona prodotti cinematografici e televisivi evidenziandone le migliori voci (maschili, femminili, caratteristi) e la miglior direzione di doppiaggio (dialoghi e adattamento). A questo affianco la mia attività di responsabile di edizione alla Yamato Video, seguendo la nuova produzione di serie d’animazione nipponiche o di culto europee, come la classica “I sopravvissuti” del 1975, di cui finalmente tra settembre e novembre uscirà il cofanetto dell’edizione integrale totalmente ridoppiata”.
Come è stato possibile coniugare l’esperienza di restauratore con quella di professionista del doppiaggio?
“Per una decina d’anni ho fatto l’organista, sia in basilica che in cattedrale a Novara, ma in realtà queste mie passioni nascono da una volontà comune, che è quella di capire cosa stia dietro le cose, siano esse un bell’organo o una bella serie televisiva, scoprire il lavoro che c’è dietro un buon prodotto. La mia ultima fatica è stato il recupero della famosa serie poliziesca dell’Ispettore Derrick, ben 281 puntate, che in Europa è giudicato il miglior doppiaggio in lingua straniera per una serie dallo stesso produttore e dall’attore principale, Horst Tappert. Nell’ottica della salvaguardia di un materiale storico il gioco è “perché non pensare di recuperare quello che è un prodotto particolarmente valido, considerando che il doppiaggio più che mai era valore aggiunto ad un serial già giudicato di per sé buono?” Per “L’ispettore Derrick” parliamo di un recupero televisivo per ZTF. L’opera è uscita per una piccolissima parte in qualità obiettivamente pessima, avendo l’editore utilizzato master della RAI di bassa qualità, io sono arrivato tardi. Ma quando si è accesa la possibilità che i canali satellitari avessero necessità di riproporre questa serie cult la mia offerta per la ZTF è stata non dare il materiale RAI, ormai improponibile, ma il restauro completo della serie… tre anni solo per convincerli e due per realizzare il lavoro! Ora l’opera è finita ed è stata acquistata da FoxCrime, un canale americano che ha scelto di proporre un prodotto fuori dal loro standard, e una parte dalla RAI, che non ha rivoluto suo malgrado tutto il pacchetto, nonostante fosse prodotto loro, preferendo solo gli ultimi episodi (ed è un peccato, perché quelli vecchi, ancora in pellicola e non su nastro magnetico, erano conservati meglio), attualmente in onda su RAI Uno.
Come avviene il restauro di una serie televisiva?
“Il restauro è avvenuto in modo filologico, abbiamo recuperato una puntata mai trasmessa dalla RAI nonostante fosse stata acquistata nel 1981, ridoppiata e con il suo titolo originale, da noi cambiato per volere della precedente editrice, con la reintegrazione di scene tagliate per vari motivi (non ultimo il contenere le lunghezze entro i 50 minuti). Avvicinarsi al restauro di un’opera cinematografica o televisiva comporta il rispetto totale dell’opera stessa. Con tutti i suoi limiti: può essere bello o può essere brutto. Nel caso di Derrick il doppiaggio ha clamorosamente migliorato il prodotto. Io ho avuto gravi problemi nel reinserimento di scene con dialoghi originali perché questi non erano all’altezza di quelli italiani. Erano di una banalità assurda! Nel sottotitolato non posso metterci del mio, per rispetto dell’opera originale e per il fatto che un tedesco che sa l’italiano o viceversa si accorge subito delle discrepanze. Nel doppiaggio posso cambiare, pur tenendo il tono di tutto il resto, ma nei sottotitoli no. Quindi li ho fatti in stile col doppiato originale. Per un banale errore di traduzione per anni si è creduto che i tedeschi nei serial TV si dessero del “ loro” invece che del “lei” ed io ho mantenuto questo italiano dell’epoca. Insomma, traduco letteralmente quello che è un testo originale ma nella forma italiana lo metto coerente coi dialoghi. Per tutto questo ho trovato un doppio riscontro. Positivo da parte dei fans della serie e dei tedeschi che hanno molto apprezzato questo lavoro ma non unanime da parte del pubblico generico. Un limite culturale del pubblico italiano è quello di non conoscere correntemente una seconda lingua, perciò trovarsi di colpo puntate di un telefilm con pezzi sottotitolati ha creato proteste nei telespettatori. Il doppiaggio italiano sarà quindi sempre presente, per due motivi fondamentali: uno, la provata bravura dei doppiatori, ottimi tecnici e fedeli negli adattamenti, due, perché almeno per un paio di generazioni non avremo gente che parli benissimo una seconda lingua”.
Un lavoro delicato, poiché l’appassionato esige l’onestà e l’integrità di un’opera anche nei suoi strafalcioni. Oggi col computer molti autori ritoccano i propri lavori e di fatto quelli di oggi non sono più le opere di ieri…
“E’ una cosa che mi deriva dalla mentalità del restauratore, che deve rendere fruibile un’opera senza modificarla. Non tutti possono avere in casa un Raffaello, se sei fortunato ce l’hai se no ti accontenti di una crosta, che non necessariamente deve essere in assoluto brutta, può avere una sua valenza e va rispettata comunque. Io ho trovato una battuta sbagliata in una puntata in tedesco, pronunciata da un attore, che non voleva dire assolutamente niente. Forse era l’unico ciak buono ed è stato tenuto. Nel sottotitolarla non capivo il senso quindi ho letto la sceneggiatura originale col testo giusto. Ho dovuto correggere l’errore nel sottotitolo, senza ovviamente modificare il senso. E’ stata una scelta correttiva in cui posso documentare che proprio l’attore ha preso una cantonata. Sì, è un lavoro delicato e lo è ancor di più quando ti trovi a toccare un lavoro di grande successo. A volte ho dovuto colmare dei veri e propri “buchi”, quando il fonico di mix non vedeva bene cosa si stava proiettando e gli sfuggiva il sincrono del sonoro, utilizzando la mia collezione di battute “neutre” e buone per ogni occasione da inserire nei vuoti d’audio. Con la serie d’animazione “Occhi di gatto” ho avuto uno scontro a livello aziendale coi miei superiori: la combinazione di una cassaforte era recitata in due modi diversi, andava corretta, anche a costo di scontentare il fan più incallito, tanto più che era un errore di doppiaggio e non di sceneggiatura originale. Se i telefilm sono conservati male, i cartoni animati sono pure peggio. Bisogna andare in pari rispettando l’opera, reintegrando dove si può scene in lingua originale”.
Progetti futuri?
“Ho in programma recuperi di altre serie tedesche ma mi interesserebbe molto restaurare la serie inglese “The Professionals”, forse il più bel prodotto televisivo d’azione degli anni Settanta, estremamente realistico. Il lavoro del restauro ha un grande fascino in sé. Quando restauravo organi la soddisfazione migliore era farli suonare, dar vita ad un materiale inerte, rispettando dei parametri e comprendendo il loro funzionamento anche rapportato al gusto dell’epoca. Anche il recupero del televisivo ti fa scoprire cose meravigliose, riporti alla luce materiale che al tempo non poteva essere lavorato in un certo modo. L’atteggiamento mentale è il medesimo, il rispetto dell’originale e l’esigenza di non poter offrire un pezzo di restauro incompleto, quindi anche la necessità di inventarti qualcosa che però sia accuratamente fruibile nella sua completezza e in linea con la natura del prodotto”.
Michele Tetro


CHI E' GIOVANNI PETRONACI

Giovanni Petronaci è nato a Novara. Collabora dal 1996 con la testata Mondadori “TV Sorrisi e Canzoni” e ha curato la rubrica “I segreti della fiction” su “Teresa”, settimanale televisivo pubblicato per “Il Messaggero” di Roma. Ha inoltre collaborato alla redazione del libro “Grazie, Derrick”, la guida ufficiale all'omonima serie TV edita da Bompiani, alla redazione di “Harry, hol schon mal den Wagen”, la guida ufficiale della ZDF alla serie “Derrick”, e del primo “Dizionario dei Telefilm” pubblicato da Garzanti. Per “Noir in Festival”, la manifestazione dedicata al cinema noir che ogni anno si tiene a Courmayeur, ha pubblicato il saggio “Da Maigret a Julie Lescaut: evoluzione e tendenze del poliziesco televisivo in Francia”. È membro della giuria del Premio Nazionale di Doppiaggio Cinematografico e Televisivo “Voci nell'Ombra”, che si tiene dal 1996 a Finale Ligure.

 

 

 


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Mensile di informazione e cultura della Provincia di Novara. Esce ai primi di ogni mese. Lo trovate nelle edicole di Novara e provincia.


Paola Principe
e Michele Tetro, rispettivamente
Direttore Responsabile
e Caporedattore de
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