Laura
Milani: il cane e la bambina
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E' come la protagonista umana di “La volpe
e la bambina”, Laura Milani, che ha imparato
che non bisogna confondere amare con possedere. E
ha la sua stessa curiosità e gentilezza.
“Laura bambina viveva in città ma aveva
i nonni in campagna, dove trascorreva i tre mesi estivi”,
racconta. “Sono stata fortunata: trascorrevo
le mie giornate in mezzo agli animali del cortile,
galline, conigli, quaglie. Ho assorbito la cultura
contadina dei miei nonni. Da piccola ho imparato il
rispetto per le forme di vita diverse da me. È
un dentro-fuori molto formativo: il rispetto per l’altro
va a braccetto col rispetto per se stessi. Mi piaceva
tanto il contatto con la natura, lo cercavo proprio
a livello fisico: non appena c’era un prato,
correvo e mi ci tuffavo! Lo faccio anche oggi. Crescevo
praticamente circondata sempre da cani, nessuno dei
quali era ‘mio’. Ho imparato il rispetto
per la libertà dell’altro, la libertà
del cane: avveniva un incontro per scelta reciproca,
ma non c’era mai possesso e costrizione. Sono
stata fortunata: ho appreso fin da bambina la ricchezza
della relazione libera e volontaria”.
Continua Laura: “I migliori insegnanti sono
stati proprio loro: tutti i cani che ho incontrato,
in particolare Rudy, il meticcio che da 11 anni condivide
la casa e la vita con me. Ma anche le persone che
ho incontrato e con cui ho fatto esperienze: i miei
colleghi Luca Scannavacca e Daniela Panozzo”.
Oggi si occupa di istruzione, che dal latino “in-struere”,
significa dare gli strumenti. “È il mio
lavoro: fornire alle persone strumenti di conoscenza
per poter vivere bene con il cane, far acquisire competenze
relazionali e una migliore capacità di osservazione
e di comunicazione, per favorire e creare la relazione
col proprio cane. Quando si va a lavorare su una famiglia,
ci sono in gioco equilibri delicati, le dinamiche
tra i suoi membri, le aspettative delle persone, la
personalità del cane, l’influenza del
contesto, che modellano il sistema di relazione uomo-cane,
all’interno di ogni famiglia. Tutto va costruito,
ogni volta”.
Cosa ricordi dei tuoi inizi?
“Quando ho cominciato, in Italia non si parlava
ancora di relazione: il cane lo si “portava
ad addestrare”, tra l’altro con metodologie
che prevedevano l’uso di strumenti e metodi
coercitivi, collari a strozzo e costrizioni fisiche
come se il cane fosse una macchina da assoggettare
alla propria volontà. Poi c’è
stato l’avvento delle metodologie gentili, arrivate
sull’ondata del successo di Karen Pryor e del
suo Clicker Training, che si basava sui principi di
rinforzo positivo della psicologia comportamentista.”
Si arriva quindi alla zooantropologia…
“Nel 2000 ho conosciuto il professor Roberto
Marchesini che ha portato in Italia la zooantroplogia
e un approccio basato sulle scienze cognitive, all’educazione
del cane. La zooantropologia è la disciplina
che studia la relazione tra uomo e animali: che caratteristiche
ha e come influenza in modo reciproco gli uni e gli
altri. La chiave di volta dell’approccio zooantropologico
è il rispetto dell’alterità: l’animale
è un soggetto e non un oggetto della relazione.
È un’idea che cambia tutte le carte in
tavola. Infatti, se il cane è visto come un
oggetto, allora diventa un problema: il cane ha, oppure
è, un problema. È quasi automatico poi
pensare che si risolve da solo, perché ‘tanto
sono cani’”.
Come si può trasformare questo
pensiero?
“Il primo passo consiste nel portare l’attenzione
sull’intelligenza del cane e quindi intervenire
con un approccio cognitivo, che pone l’accento
non solo sul comportamento, ma anche sullo stato emotivo
e sui processi cognitivi che determinano il comportamento.
Quindi, una volta comprese le cause: spiego, racconto,
faccio vedere e scoprire questi aspetti del cane,
un essere che pensa. Cerco di far capire cosa ci dà
la relazione col cane, cosa si scambia. Porto a riconoscere
che il cane ha una sua soggettività, una personalità,
una intelligenza e dei bisogni propri. Va riconosciuta
la diversità: il cane non è un bambino,
il cane non è una cosa, non è un sostituto
o un surrogato di un figlio, di un compagno. Come
si scopre la diversità del cane? Un modo può
essere quello di conoscere i suoi modi di pensare,
i suoi modi di comunicare. Le scoperte saranno sorprendenti”.
Ci si accorge così dei tantissimi fraintendimenti
di comunicazione tra noi e il cane, dell’enorme
impegno che il cane fa per comunicare con noi e delle
mille frustrazioni a cui va incontro perché
noi non ci sforziamo di conoscere i suoi modi comunicativi,
almeno tanto quanto si sforza il cane. È bello
per loro, quando le persone imparano e apprendono:
scoprono davvero come se fosse la prima volta il cane,
scoprono una diversità che è ricchezza,
scoprono un nuovo mondo che è quello di una
specie diversa dall’umana. Abbiamo allora due
individui diversi, che cominciano a scambiare tra
di loro, a creare la relazione. Per cambiare la relazione
col proprio cane, occorre cambiare se stessi.
È un enorme scoglio, è la
sfida a mettersi in gioco.
“Ma è una sfida che dà in cambio
una ricchezza espressiva che non si può misurare”,
afferma Laura, che continua: “Oggi ho imparato
che la relazione fa da specchio. Quando ti rendi conto
che sul tuo cane proietti stati d’animo o pensieri,
devi metterti in gioco, per far sì che questa
proiezione sia costruttiva. È una crescita
molto intensa. Il cane ragiona per analogia e privilegia
l’area intuitiva, le emozioni, il linguaggio
non verbale. Ho scoperto il cane, come un essere che
ha un senso di soggettività e una sua posizione
sensoriale, cognitiva, emotiva nel mondo, delle sue
aspettative. Ha uno scambio col mondo, non ne viene
solo influenzato ma riesce a sua volta a influenzarlo.
Ecco allora che l’approccio e la relazione col
cane dipende da come sei tu come persona, come individuo,
di fronte a un altro individuo di una specie animale
diversa ma fortemente orientata alla relazione e in
simbiosi con l’uomo da migliaia di anni. Io
sto sviluppando un approccio olistico, un cammino
fatto di livelli sottili, con l’aiuto di tecniche
non tradizionali, come il contatto, gli olii essenziali,
proprio perché il cane lavora moltissimo con
le finestre emotive e sensoriali. E perché
sono strade che rafforzano la pratica del coinvolgimento
individuale. Ci metti tanto del tuo, quando inizi
una relazione con un cane! Si può cominciare
da bambini: credo che sia un’ottica importante
da trasmettere ai bambini oggi quella del rispetto
per la natura e per questo immagino e realizzo progetti
educativi didattici nelle scuole. Con una serie di
incontri e giochi, si aiutano i bambini a entrare
nel modo di pensare e sentire del cane e per superare
paure e diffidenze”.
Che derivano inevitabilmente da atteggiamenti
di molti adulti.
“Nelle città c’è tanta intolleranza.
In parte è responsabilità dei proprietari.
L’intolleranza non si calma con le ripicche
o con lo scontro, ma si scioglie solo con la conoscenza
di quanto ti dà l’animale. Se sto attenta
al disagio altrui, tutelo il mio cane e ne propongo
un’immagine bella, favorisco un reciproco rispetto
e la voglia di conoscere. È importante come
la persona porta in giro il proprio cane. Ecco come
e perché il cane insegna. Insegna il valore
dei piccoli gesti, la consapevolezza del loro significato.
Se c’è rispetto nasce relazione, altrimenti
no. Però non bisogna criminalizzare il cane:
è necessario abbandonare il concetto di cane
pericoloso, parlando di museruola o simili costrizioni.
Così, non si progredisce, non si risolve, non
si aiuta la situazione di nessuno”.
Più saggio e lungimirante, incentivare progetti
per la creazione di un proprietario responsabile,
una coppia uomo-cane con delle chance in più.
Alla base di tutto, il concetto profondamente sentito
e convinto che il cane è un valore e non un
problema. Si può divulgare la cultura cinofila,
con progetti come “Uomini e Cani in Città”
di promozione culturale, aperti a tutti, così
da arricchire l’esperienza dell’intera
cittadinanza, promuovere la collaborazione e il rispetto
e contro l’intolleranza.
“L’uomo ha sempre vissuto tra gli animali
e ha sempre imparato da loro. Quando ha cominciato
ad allontanarsene, è iniziato un grave impoverimento
della sua sfera cognitiva, emotiva, della sua immaginazione
e capacità di relazione. Uomo e cane vivono
insieme da almeno 12000 anni. A lui si riconosceva
una soggettività, oltre che, naturalmente una
sua funzione e una utilità. Le macchine hanno
stravolto questo approccio, con un distacco brusco
dalla natura. Hanno creato i presupposti per uno scontro
con la natura, fatto di sottomissione e di controllo”.
Giovanni Savoini
CHI E' LAURA MILANI
Classe 1976, Laura Milani lavora nell'ambito
della zooantropologia dal 2001. Consulente
e istruttore della relazione uomo-cane, si
sta attualmente formando come Counselor presso
la scuola ASPIC di Milano. È docente
per la Scuola Cognitivo Zooantropologica della
SIUA (Scuola Interazione Uomo Animale) di
Roberto Marchesini. Membro del Comitato Tecnico
Nazionale del Settore Cinofilia del CSEN (Centro
Sportivo Educativo Nazionale) per il "Buon
Cittadino a 4 Zampe®", è Giudice
Nazionale e autrice del relativo manuale tecnico.
È formatore CSEN per i corsi nazionali
per tecnici e consulente di Lega Nazionale
per la Difesa del Cane, ENPA e di canili e
rifugi privati per la gestione e la valorizzazione
dei cani ospiti in rifugio e la formazione
di operatori di settore. Ha fondato la Dogs'
People, per lo sviluppo dell'interazione uomo-cane,
dove è responsabile e autrice dei progetti
di zooantropologia urbana e didattica.
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