Street Art! Istruzioni per l'uso

 

Tecnica spray nel sottopasso dei licei a Novara

 

La macchina si aggira per la periferia. Lo sguardo, attraverso il finestrino, si concentra sulla lunga teoria di graffiti multicolori. L’attenzione dell’osservatore è contesa da colori vivaci oppure stinti per le intemperie, da forme curve o appuntite, nel tentativo di decifrare in qualche modo quei messaggi dipinti.
E’ chiaro che anche nella città della Cupola la “Street Art” o “Urban Art”, come viene definita, abbia ormai i suoi adepti e i suoi protagonisti più o meno noti anche a chi è totalmente estraneo a queste forme espressive.
Già, perché di questo si tratta, di una forma di comunicazione artistica che dai sobborghi neri di New York e Filadelfia è divenuta un fenomeno globale con alle spalle ormai quasi trent’anni di storia.

Un linguaggio controverso e a volte impopolare che è stato però capace di trasferirsi da un universo puramente provocatorio e clandestino fino nelle gallerie d’arte moderna e addirittura di influenzare il design contemporaneo.
Cercando di definire questo mondo così articolato bisogna subito premettere che forse l’unica caratteristica che accomuna le tecniche più disparate della “Street Art”, come spray, sticker art, stencil, proiezioni video, poster, sculture, installazioni, è appunto il fatto di trovare il proprio sfogo naturale nel tessuto urbano, interagendo con e esso e a volte modificandolo. Non si può certo evitare di menzionare poi anche il lato più discusso di questo fenomeno, la perenne questione sul suo effettivo valore come forma d’arte o come semplice espressione di disagio che vede il suo sbocco in meri atti di vandalismo su muri e mezzi pubblici.

Ed è recente la discussione intorno alle “norme anti-writers” che inizialmente dovevano essere contenute nel decreto sui rifiuti di quest’estate, poi rinviate a data da destinarsi e che potrebbero rientrare in un emendamento al “pacchetto sicurezza” in discussione al Parlamento. A fermare il provvedimento, nel Consiglio dei Ministri che si tenne a Napoli il 10 ottobre scorso, furono Lega e An, a non convincere fu la parte del decreto per la tutela del decoro urbano che prevedeva multe fino a 30 mila euro e sei mesi di carcere per chi “imbratta i muri degli edifici”, una misura ritenuta “spropositata” e “poco congrua con i problemi legati alla macchina della giustizia”. Ad ogni modo il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, a margine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi ha dichiarato che “il governo conferma il suo impegno contro chi imbratta i muri”.
E’ certo come, perlomeno nel “graffiti-writing”, una buona parte dei suoi seguaci si dedichi unicamente a quell’attività definita in inglese “Throw-Up”, cioè lo scegliersi un nome d’arte (la cosiddetta “tag”) e quindi diffonderlo il più possibile, quasi fosse un logo da pubblicizzare, con la sola tecnica della vernice spay e senza nessuna particolare ricerca stilistica o consapevolezza nella scelta di luoghi o supporti. Ma circoscrivere il fenomeno dell’arte urbana a questo elemento è certamente limitante e parziale visto che da parte degli stessi artisti l’uso indiscriminato di semplici firme è condannato, e che le forme espressive, come si è già detto, non sono ristrette all’uso delle bombolette.

Le motivazioni che spingono alcune persone a dedicarsi a questa forma d’arte possono essere anche molto diverse, dalla pura opportunità di esporre il proprio talento ad un pubblico potenzialmente vastissimo, alla voglia di esprimere una vera e propria urgenza artistica non comunicabile con altre tecniche più convenzionali, che risultano forse meno accessibili, alla valenza politico-sociale di appropriazione degli spazi pubblici, a una forma di critica o addirittura di sovversione. Pur non esistendo ancora una vera e propria corrente artistica riconosciuta e definita in cui far confluire queste diverse forme espressive, si può certo far risalire tutto questo movimento ad una cultura urbana propria, spesso uniforme, pur nella sua diffusione globale, connotata da codici espressivi comuni che si esprimono nelle tecniche ma anche in particolari codici di comportamento, oltre alle scelte degli ascolti musicali e nell’abbigliamento.

Tecnica spray alla stazione degli autobus a Novara

Abbiamo provato di addentrarci in questo mondo e di capire un po’ di più sul fenomeno domandandolo proprio ad alcuni dei suoi protagonisti, cercando di scoprire intenti e fattori stimolanti di un linguaggio che quotidianamente coinvolge anche la nostra città.
Ufocinque, ventiseienne di Novara, artista che espone da tempo i suoi lavori in gallerie e spazi dedicati come la Triennale di Milano, circa i propri esordi come writer, che risalgono ad una decina di anni fa, ci dice che “all’inizio ho visto i muri come dei fogli più grandi, preferendo quelli brutti, tipo quelli di ponti o fabbriche abbandonate, luoghi di degrado e abbandono dove era chiaro che non veniva leso nessuno o danneggiato alcunché”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Mister Capez, 25 anni, insegnante di disegno, che ricorda quando ha cominciato. “Era il febbraio del 1995, mi piaceva disegnare, lo facevo già su altre superfici e così…”
Affrontiamo subito l’argomento più scottante e chiediamo proprio a loro cosa pensino di quelli che tempestano la città con le famigerate “tag”, cioè le firme di cui abbiamo già detto.

"Formet": la tag che appare in modo ormai irritante su molti muri di Novara

“Penso che siano vandali”, afferma Ufocinque, “il cui unico intento sia distruggere, e gonfiare il proprio ego, purtroppo però vengono a torto accomunati a quelli che al contrario sono spinti dalla voglia di ‘creare’ e magari abbellire a loro modo il mondo, spesso brutto e degradato, in cui vivono quotidianamente”.
Per Mister Capez è una questione di motivazioni: “Loro sono spinti da altri motivi che non condivido, io dipingo per il piacere e la voglia di disegnare veramente, per cui ho bisogno di tempo e tranquillità”.
Si sa comunque che ci sono delle regole non scritte, dei codici comuni di comportmento anche in un mondo al limite com’è quello della “ Street Art” e in proposito Ufocinque conferma che “ce ne sono molte, una che sanno tutti è che non si rovinano monumenti, chi lo fa non è nè un writer nè uno Street Artist”.

Cambiamo prospettiva e ci informiamo invece su quale sia la loro idea circa quegli “Urban Artists” che alla strada preferiscono la tela (o altri supporti simili) per esporre in musei e gallerie d’arte. “Sono uno di loro”, taglia corto Ufocinque, mentre Mister Capez ci spiega che “fanno molto bene, inserirsi in un circuito ufficiale con la propria arte è una soddisfazione che pochi si possono permettere, vedere riconosciuta la propria opera è sicuramente un grande piacere”.
E in tema di arte ufficiale e riconosciuta chiediamo quali siano le loro fonti di ispirazione e gli autori che più li hanno influenzati. Per Mister Capez fonte primaria sono i fumetti e circa le influenze “la corrente Art Noveau, Egon Schiele, Dalì come pittori, come fumettisti Nicola Mari, Corrado Roi, due autori che stanno agli antipodi, poi Luigi Piccatto e molti altri” mentre per Ufocinque è “l’arte e la comunicazione visiva in generale a ispirarmi, oltre ai sogni, le guerre, il telegiornale”. A influenzarlo nientemeno che “Caravaggio, Leonardo, Picasso, Mirò, Bacon, e ancora Haring, Basquiat, Bad Trip”.
Le tecniche che prediligono?
“Attualmente uso spesso supporto cartaceo con acquerello e pastello grasso, invece su tela, pannello o muro, preferisco l’acrilico a pennello anche abbinato alla tecnica a spray”, ci spiega Mister Capez.
Concludiamo cercando di capire se ci sono determinati messaggi che vogliano trasmettere attraverso la loro arte ed entrambi concordano nell’assoluta subordinazione del messaggio all’ispirazione del momento e alla singolarità del lavoro .
Insomma, quel che viene fuori dal confronto diretto con chi fa o ha fatto della “Street Art” una passione o addirittura una carriera è il ritratto di veri e propri artisti coscienti della realtà che li circonda e immersi in una società di cui sentono di far parte, assolutamente distanti dalle demonizzazioni veicolate da certi media che spesso accomunano in maniera superficiale realtà nettamente distanti e diseguali.
Alberto Salvalaio

 

 

 


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Paola Principe
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Direttore Responsabile
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