La Certosa delle meraviglie

 

La facciata della Certosa di Pavia

 

La Certosa di Pavia ha sempre suscitato nella mia memoria, sin dalla gioventù, una curiosità e un interesse del tutto particolare. Sarà che, tra i 13 e i 14 anni, rimasi incantata da un romanzo che parla di un'altra celebre Certosa, quella di Parma (in realtà Stendhal, l’autore del romanzo, sembra ambientò la sua opera non nella vera e propria Certosa di Parma, ma nell'abbazia di Paradigna, a nord del centro della cittadina emiliana, lungo la strada che porta a Colorno), e da allora fui sempre attratta da questa tipologia di edifici, monasteri normalmente situati in luoghi solitari e particolari.
Nacque quindi in me la voglia di visitare la Certosa più vicina alla mia città, a Pavia (sono stata anche a Parma, ma alla fine si visitarono i principali monumenti del centro, dal battistero di Benedetto Antelami al teatro Regio sino al duomo: in quell’occasione però, niente Certosa).
L'opportunità per una gita fuori porta, in compagnia di amici, l'ho avuta più volte, ma sempre, per una ragione o per l'altra, la tanto agognata visita culturale al celebre monumento della periferia di Pavia, lungo la strada per Milano (chi lo sapeva, però, che era così lontana... “Ma - dicevano tutti - basta prendere per Pavia e si arriva in un attimo”. “Sì - dico ora io - per nulla. Cammina, cammina, pedala pedala.... Altro che mezz'ora di viaggio in auto”), è sempre, costantemente e con tristezza, saltata. Almeno sino alla scorsa estate, quando, in una domenica di fine agosto, per esaudire finalmente questa mia curiosità e per trascorrere una giornata tra arte, cultura, tradizione e un po' di avventura (quella che, in un certo senso, ispirava il romanzo stendhaliano), tiro fuori l'auto dal garage e in compagnia della mia fida navigatrice (mia mamma, anche lei con una visita alla Certosa da recuperare sin dagli anni delle elementari, quando non ci poté andare per un disguido) mi accingo ad intraprendere la strada che, in base a quanto trovato in internet, mi dovrebbe portare alla Certosa.
Partenza poco dopo pranzo, le 13 o giù di lì. “Eh sì, Monica. Non sappiamo la strada. Meglio partire un po' prima, mica che poi ci perdiamo e giriamo a lungo a vuoto”. Questo l’aspetto pragmatico di mia mamma. Io, invece, sbuffo e dico che ce la facciamo senza domandare a nessuno (odio chiedere alla gente per strada la direzione verso una meta particolare, mi garba farcela da me, soprattutto se mi sono già informata). Uno sguardo alla strada sul web l'avevo data e, pertanto, mi sentivo sicura. “Ma va, prendiamo per di qua e per di là. Poi si arriva alla strada per Milano, si gira a destra e si è lì. All'avventuraaaaa. Poi a me piace guidare, mi rilassa, arriviamo in un attimo e stiamo tutto il pomeriggio lì”.
Infatti, guido, osservo strade e paesaggi nuovi e particolari, architetture che variano. Mi piace questo cambiamento di scenario, pur rimanendo nelle tradizionali caratteristiche della pianura Padana. Certo che, però, prima di giungere all'agognata meta, del tempo ne trascorre davvero. Piano piano, seguendo tutte le indicazioni, non sbagliando mai direzione (pur con alcune segnalazioni stradali non proprio univoche), si arriva sino a Garlasco (vedo per la prima volta le famose Rotonde) e, quindi, via via, iniziamo a leggere indicazioni per Pavia... “E vai, dico io, siamo arrivati. No?”. Ma chi l'ha detto, ragazzi? A Pavia si era pure giunti, ma della Certosa neppure traccia. In lontananza si vedevano cartelli per i principali monumenti del centro (già di per sé molto bello, come quello della vicina Vigevano), davanti a noi stradoni lunghi e interminabili e nessuna indicazione verso la nostra meta. Io guidavo tranquilla. Dicevo: “la strada per Milano non è ancora arrivata, quindi stiamo tranquilli”. Un po' diversamente la pensava la mia navigatrice, che iniziava già a friggere... “Fermiamoci. Chiediamo a qualcuno o torniamo indietro”. Dopo pochi minuti di ambasce, ecco finalmente l'indicazione tanto cercata! Però di strada ancora da fare ce n'era...

Dettaglio della facciata della Certosa di Pavia

Finalmente, dopo un'oretta abbondante, la meta della nostra gita appariva davanti agli occhi: è già un belvedere mentre sto ancora parcheggiando, luogo solitario ma ricco di storia, di tradizione, di cultura, di arte. L'ingresso colpisce subito alla vista, con una spettacolare decorazione ornamentale delle volte e, a metà del vestibolo, una porta in marmo riccamente scolpita, con le medaglie di Filippo Maria Visconti e di Gian Galeazzo Visconti. Ai fianchi di questa, sono effigiati i santi Sebastiano e Cristoforo, attribuiti a Bernardino Luini.
Altra sorpresa si ha nel superare l’ingresso, quando ci si trova davanti a un immenso cortile lungo 110 metri e alla spettacolare facciata della Certosa. Sembra quasi di entrare in un piccolo angolo di meraviglie riprodotto nelle sculture, negli affreschi, nella pietra, nei colori e nei lapislazzuli. Qui un accostamento di stili diversi si equilibra nelle bellezze delle pitture, delle decorazioni e dei marmi, tutti elementi che Gian Galeazzo Visconti fece erigere nel 1396 (l'inaugurazione del monumento è avvenuta il 27 agosto), chiamando a sé i più noti e apprezzati artisti e architetti dell'epoca. A fianco, sulla destra, abbiamo il Palazzo Ducale, costruito nel 1625 da frate Maria Richino.
La facciata, incredibile nella sua maestosità, ancor di più se si riflette su un cielo sereno e azzurro come quella domenica, è di stile bramantesco. Il progetto iniziale era di Guiniforte Solari, ma era molto meno grandioso e complesso. La facciata segna un'epoca importantissima nella storia dell'arte, un avvio per una nuova architettura, destinata a innovare il sistema archiacuto introdotto dagli ingegneri tedeschi del Barbarossa. La Certosa divenne così il centro di questa scuola innovatrice.
Tra le principali caratteristiche della facciata, alla base ben 60 medaglioni rappresentanti teste d'imperatori e di re, stemmi e medaglie antiche. Il lavoro più notevole, senz'altro, i quattro finestroni, le cui arcate sono bipartite da colonne che sembrano candelabri. Si tratta di alcune finestre finte, corrispondenti alle cappelle, e di alcune vere, che corrispondono alle navate. Furono eseguite dopo il 1501. Splendidi, poi, sono i due chiostri, con decorazioni e sculture di grande qualità.
Una volta che si entra nell'area del Palazzo Ducale è un respirare tradizione, cultura e arte. Lungo il corridoio, infatti, tante ricette, rigorosamente in latino, per curare le malattie più disparate e poi le caratteristiche di ogni tipologia di erba e di tisana. Segue il negozio dove i monaci si occupano della vendita di tisane, oggetti raffiguranti la Certosa e tanti prodotti legati alla tradizione.
Da quest'anno, precisamente da marzo, il sabato e la domenica è possibile visitare il museo della Certosa, passato alla gestione della Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano. La gipsoteca raccoglie più di 200 calchi di grande e piccola dimensione ed è un unicum non solo in Lombardia ma in tutto il panorama italiano. Negli ultimi anni (dal 2002 al 2006) sono stati restaurati la maggior parte di questi calchi e collocati, con un nuovo allestimento nella Galleria a pianterreno del Palazzo Ducale. Al primo piano del Museo si è mantenuto l'allestimento storico del Beltrami (risalente al 1911), salvo alcuni adeguamenti, e sono conservati gli straordinari altorilievi in marmo di Bambaia e le sculture, databili circa al 1480, di Giovanni Antonio Amadeo e Antonio Mantegazza.
Un tesoro da scoprire, dunque. Certo non è sufficiente un pomeriggio per conoscere tutte le bellezze nascoste in questo splendido gioiello della provincia pavese. Nell’accingersi a tornare a casa ecco la sorpresa: un imprevisto divieto impedisce di utilizzare la medesima strada dell'arrivo e pilota e navigatrice si perdono per le campagne lombarde.... Fortunatamente, dopo un lungo girovagare per paesini sconosciuti, si imbocca la strada giusta e iniziano ad apparire nomi familiari, Garlasco, Vigevano, Cilavegna. “Sì, ce l'abbiamo fatta anche questa volta. Gita andata alla grande e... non abbiamo dovuto chiamare le forze dell’ordine per rientrare a casa”. Intanto negli occhi restano le bellezze viste alla Certosa di Pavia.
Monica Curino

 

 

 


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