La "genitorialità sfumata"

 

Disagio familiare, infanzia abbandonata, mancanza di responsabilità nelle figure parentali sono alla base dell’attuale malessere giovanile.

 

 

Famiglie deresponsabilizzate, che non sanno mai dire “no” e che sovente, a causa di questa difficoltà del “negare”, portano ad una generazione di ragazzi problematici, privi di vere guide, lasciati a se stessi. Sole, però, sono anche le stesse famiglie, nella loro incapacità di risolvere questo problema. Famiglie, tanto povere quanto benestanti, prive di un riferimento, private del loro ruolo di guida nei confronti dei figli.
Un insieme di circostanze che crea una generazione di giovani orfani di genitori vivi, di ragazzi isolati che provano un profondo male esistenziale, una noia infinita che, sempre più spesso, sfogano nell’alcol, nella droga e in atteggiamenti deleteri e rischiosi, nella vana ricerca di un surrogato per una famiglia in crisi come realtà educante e per colmare il grande vuoto che consegue questa “genitorialità sfumata”.
Questi gli elementi insiti nella condizione dell’infanzia e dell’adolescenza oggi, emersi al convegno del Forum Kiwanis Infanzia 2008 dal titolo “Diritti dei minori e garante per l’infanzia: quali impegni in Piemonte”.

L’incontro, moderato dal giornalista Alberto Sinigaglia, ha approfondito temi quali il disagio giovanile, l’infanzia abbandonata, le violenze sui minori e tutto quell’ampio spettro di argomenti che rientra nella tutela dei minori.
A promuovere l’evento, il Kiwanis Novara, con il suo attuale presidente Fabrizio Maiocchi e con il past president, Mario Finotti. A moderare il convegno, Alberto Sinigaglia, giornalista.

A far emergere la questione e a coniare il termine “orfanezza”, don Dino Campiotti, direttore della Caritas diocesana. “Siamo di fronte ad una generazione di orfani”, ha esordito, “di ragazzi allo sbando e senza guide. Un po’ tutte le agenzie educative, dalla famiglia alla scuola alla chiesa, sono al collasso. Questa situazione, in particolare delle famiglie, deve spingerci a ridefinire le relazioni interpersonali”.

Ha fatto invece riferimento alla difficoltà delle famiglie nel seguire i figli e nel saper dire i giusti “sì” e i giusti “no” l’assessore regionale al sociale, Teresa Angela Migliasso, invitata al convegno per rispondere sul tema dell’istituzione della figura del garante dei minori. “I genitori preferiscono fare doni, anziché porre una negazione. Occorre dare molto più tempo ai figli”.
Migliasso, però, non ha voluto colpevolizzare le famiglie. “Spesso sono lasciate sole e non hanno punti di riferimento cui poter chiedere”.
La Regione, intanto, dedica ogni anno risorse che hanno permesso di creare, in Piemonte, trenta centri famiglie. “Abbiamo stanziato quattro milioni di euro per gli oratori, ritenuti importanti luoghi educativi per i ragazzi”, ha aggiunto Migliasso.

Raffaella Fusco, dell’Ufficio Minori della Questura, ha tratteggiato molte situazioni di “genitorialità sfumata”, rilevando come il disagio in ambito familiare a Novara sia alto e provocato dalle molte separazioni vissute in modo traumatico dalle coppie. L’ufficio minori è attivo da dodici anni e da allora svolge il suo compito di soccorso. In caso di lite familiare violenta i genitori vengono convocati per svolgere opera di mediazione. Spesso, e questo è il problema, le liti avvengono davanti a bambini molto piccoli. Per questo gli operatori sono formati a saper capire subito dinanzi a che tipo di situazione ci si trova quando intervengono nelle liti familiari, che, in un anno, toccano anche i 500 casi.

Alfonso Iadevaia, dirigente della Squadra Mobile, ha illustrato invece i reati sui minori avvenuti in un anno e mezzo (dal settembre 2007 al giugno scorso). Sono stati 112 i maltrattamenti in famiglia in questo periodo e “rappresentano una crisi familiare trasversale e assolutamente slegata da fasce di reddito o classi sociali”.
Si sono verificati ottantasei episodi di violazione degli obblighi di assistenza familiare, tre i casi di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, sette gli abbandoni di minori, otto le sottrazioni dei figli al genitore al quale sono stati affidati, sei gli episodi di atti sessuali con minori, due i casi di pedopornografia e quattro gli abusi di mezzi di correzione. Diversi, seppur fortunatamente pochi, i casi di minori, in particolare nomadi, costretti all’accattonaggio.

Don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e fondatore della Comunità Nuova per l’inserimento dei giovani dopo il carcere, ha evidenziato come “le comunità servono, ma dopo i 18 anni i ragazzi non sono più seguiti e, in loro, soprattutto negli italiani, nasce una profonda depressione e una scarsa fiducia nel futuro”.

In occasione del convegno, il Kiwanis ha consegnato a don Carlo Bonasio, parroco di Sant’Agabio, il nuovo finanziamento (all’interno del service del club cittadino) per mandare avanti il Centro Bonza, che, in via Bonzanini, segue i minori e offre loro una mano importante con educatori e progetti di grande validità.

Monica Curino

 

 

 


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