Dichiarava il grande maestro Arturo Toscanini dopo
averlo sentito cantare alla “Scala”: "Tu
sei il principe dei comprimari". E con questo
autorevole biglietto da visita, Angelo Badà
s'incamminò per le strade del mondo e diventò
uno dei “comprimari” più applauditi
del suo tempo. Era un tenore, nato a Pernate, popolosa
frazione di Novara nel 1876, che iniziò la
sua carriera come autodidatta, educando poi la sua
voce alla "Schola Cantorum" del Duomo. Naturalmente
il suo sogno, quand'era giovane apprendista ciabattino,
era quello di cantare in teatro. E l'occasione capitò
alla befana del 1900 quando fu chiamato a sostituire
un cantante ammalato. Fece la sua prima apparizione
in “Aida” nel ruolo del “messaggero”.
Ebbe poi l’occasione di continuare nelle stagioni
al teatro Coccia di Novara fino al 1904, avendo la
fortuna di essere ascoltato e complimentato dai grandi
compositori Cilea e Leoncavallo, presenti al teatro
novarese, in occasione delle loro opere “Adriana
Lecouvreur” e “Zazà”.
I due compositori segnalano il giovane e promettente
Badà ad un loro amico, il famoso direttore
d'orchestra Leopoldo Mugnone, un'autorità assoluto
nel suo campo. Mugnone accoglie Badà come un
figlio e lo lancia alla ribalta di alcuni teatri come
il Lirico di Milano, il San Carlo di Napoli, il Covent
Garden di Londra. Mugnone consiglia Angelo Badà
a specializzarsi nei ruoli di comprimario. Troverà
sempre ottimi contratti in questo ruolo, mentre per
il “primo tenore” avrebbe potuto essere
confinato in teatri marginali. Angelo, che è
furbo e intelligente, comprende benissimo che quella
del comprimario sarà la sua strada. Glielo
conferma anche il potente sovrintendente a “La
Scala”, Eugenio Gatti Casazza, che lo fa debuttare
nel già celebre teatro milanese. Intanto Angelo
si è spostato con la vespolina Vittorina Rossetti,
che però muore presto e lo lascia vedovo e
solo. Ecco, anche per questo motivo, perché
Angelo Badà nel 1908 accetta di partire per
gli Stati Uniti insieme a Gatti-Casazza, al maestro
Toscanini e al tenore Giuseppe Amato. Sono stati chiamati
a risollevare le sorti del famoso teatro “Metropolitan”
di New York che da qualche anno è scivolato
in una paurosa crisi. Il sovrintendente Gatti-Casazza
ottiene dai finanzieri americani carta bianca, e sorretto
dal maestro Toscanini in pochi anni trasforma la crisi
del “Met” in straordinari successi che
dureranno tre decenni.
Al “Metropolitan”, il nostro Angelo Badà
canta come dipendente fisso di quel prestigioso teatro,
per ben 30 anni consecutivi, fino al 1938, in quasi
100 opere e producendosi in oltre 2200 rappresentazioni.
Una carriera prodigiosa! Il pernatese Badà
canterà al fianco di Caruso per dieci anni
diventando il suo fedele “scudiero”. Tornerà
in Italia nel 1909 quando il celebre tenore napoletano
sarà operato a Milano per polipi alla gola.
Sarà vicino a Caruso in cento e cento opere,
da “La fanciulla del West” di Puccini
alla “Aida” di Verdi; da “Gli Ugonotti”di
Meyerbeer a “L'elisir d'amore” di Donizetti.
I successi di Caruso e di Badà sono continui
e durano sino al 1921, quando il tenore napoletano
muore a Napoli all'età di 48 anni per grave
ascesso polmonare. Angelo Badà seguirà
i grandiosi funerali di Caruso svoltisi nella chiesa
di San Francesco di Paola a Napoli, presente una folla
oceanica. Intanto ha avuto l'occasione di cantare
con i migliori soprano del tempo: Rosa Ponselle, Lucrezia
Bori, Frances Alda, Emmy Destinn, e di interpretare
il miglior repertorio italiano, francese, tedesco,
spagnolo.
Nel 1915 Badà sposa a New York la sua fidanzata
milanese Giuseppina Frattini, e continua la sua favolosa
carriera con altri celebri tenori, come il veneto
Giovanni Martinelli e il grande Beniamino Gigli. Chiuderà
la sua attività al “Metropolitan”
nel marzo del 1938 interpretando il ruolo di Knight
nel “Parsifal” di Wagner.
Da segnalare che Angelo Badà cantava in tutte
le lingue necessarie, ed era apprezzato sia per la
sua versatilità che per la perfezione delle
sue interpretazioni, brevi ma precise. Badà
è stato “Goro” nella “Madama
Butterfly” di Puccini per ben 136 volte! Purtroppo,
un secondo gravissimo lutto colpiva Badà nel
1930, quando moriva anche la seconda moglie, Pina
Frattini. Il tenore pernatese, onusto di gloria ma
triste per essere rimasto senza moglie né figli,
tornava a casa nel 1938, occupando con i parenti la
bellissima villa da lui fatta costruire in via Torelli
a Novara (oggi proprietà del notaio Mittino).
Poteva godere della meritata pensione soltanto per
pochi anni, perché era destinato a morire il
23 marzo del 1941, colpito da un male incurabile.
Angelo Badà, oltre che al “Metropolitan”
di New York, ha svolto importanti tournées
anche a Filadelfia, Chicago, San Francisco e in Sud-America,
al teatro Colon di Buenos Aires e al teatro Solis
di Montevideo. Il tenore pernatese è considerato
oggi uno dei maggiori “comprimari” del
Novecento.
Gianfranco Capra