Gli anniversari servono a ricordare, a rammentare ciò che le persone sono state, ciò che hanno fatto o detto, le lezioni che hanno impartito. Ad ottant’anni dalla nascita di Anna Frank ho pensato di celebrarla, di celebrarne il ricordo e di riproporlo, di riproporne il pensiero, seguendo i passi della sua breve ma intensa vita; i passi di una ragazza che sta diventando una donna, tragicamente terminati in un terribile campo di concentramento.

Il suo vero nome era Annelies Marie Frank ma tutti la chiamavano semplicemente “Anne”. Nacque in Germania a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929; nel 1933 con l’ascesa dei nazisti al potere emigra con la famiglia in Olanda stabilendosi ad Amsterdam.

Il volto di Anna Frank
La sua famiglia era composta dal padre, Otto Heinrich Frank, la madre Edith Hollander, e la sorella maggiore, Margot Betti Frank; il padre in Olanda diede vita ad un’azienda che permise alla sua famiglia di vivere anche durante la guerra. Erano, infatti, i locali sopra agli uffici della loro Azienda a costituire l’alloggio segreto in cui la famiglia Frank visse, “rubando” due anni ai nazisti.
Nonostante le leggi razziali, introdotte in Olanda con l’occupazione tedesca, Anne visse felicemente i suoi primi tredici anni, persa fra lezioni a scuola e i primi amori…
La cartolina che precettava la sorella Margot arrivò il 5 luglio, di domenica pomeriggio, e in capo alla mattina successiva la famiglia si era già trasferita nell’alloggio segreto, l’Achterhuis.
Poco dopo anche la famiglia Van Pels (vero nome dei van Daan) e poi anche Fritz Pfeffer (vero nome del Signor Dussel, un dentista ebreo) andarono ad abitare nell’alloggio segreto, portando il numero degli occupanti a otto.
Cosa accadde ad Anne e agli altri occupanti dell’alloggio segreto nei due anni successivi, lo apprendiamo di racconti che Anne fa nel suo diario, una cronaca minuziosa e spietatamente sincera dell’universo che la circondava.

Le pagine originali del diario
La polizia, cercando ori e denari nascosti, mise a soqquadro l’alloggio spargendo, fra l’altro, le pagine del diario per la camera che Anne occupava. Dopo l’arresto Miep Gies ed Elly Vossen, due persone che durante la clandestinità dei Frank avevano aiutato la famiglia con viveri, abiti e libri per le ragazze, raccolsero il diario e lo conservarono, in attesa di poterlo restituire ad Anne.
Gli occupanti dell’alloggio segreto vennero trasferiti al campo di smistamento di Westerbork, dove rimasero per circa un mese. Il 3 settembre 1944 Anna Frank e gli altri clandestini vennero caricati sull’ultimo treno merci in partenza per Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo. Presumibilmente il 28 ottobre Anne e Margot furono trasferite da Auschwitz-Birkenau a Bergen-Belsen. Fra la fine di febbraio e il mese di marzo (la data precisa non è certa) Anne, e il giorno prima Margot, morì di tifo esantematico, non più di un mese prima della liberazione del campo da parte degli inglesi.

La tomba di Anne e Margot a Bergen-Belsen
Il solo del nucleo familiare che sopravvisse ai campi di concentramento fu il padre di Anne, che si trovava ad Auschwitz quando il campo fu liberato dai russi. Otto Frank tornò ad Amsterdam nel giugno del 1945 dopo tre mesi di viaggio. Miep gli diede il diario ed egli lo aggiustò per la pubblicazione. Da allora è stato pubblicato in 55 lingue.
Otto Frank morì a Basilea nel 1980.
Recentemente una versione “integrale” del diario ha visto la pubblicazione, in essa le parole di Anne risuonano di sonorità nuove, sono venuti meno quei tagli che il diario aveva subito in occasione della prima pubblicazione.
La casa dove Anna e la famiglia si nascondevano è ora un museo. Si trova al 263 di Prinsengracht, nel centro della città.
Dalla finestra della soffitta Anne poteva ammirare un castagno (un ippocastano per la verità) che recentemente è stato abbattuto perché malato. Ma on line è diventato un simbolo di dell’affetto che i lettori del diario hanno per Anne.
Il diario di Anna Frank
Inizia come una espressione privata dei propri pensieri intimi, manifestando l’intenzione di mai permettere che altri ne prendessero visione. Descrive candidamente la sua vita, la propria famiglia ed i propri amici, nonché appunto la sua vocazione a diventare un giorno scrittrice affermata di racconti. Durante l’Inverno del 1944, le capitò di ascoltare una trasmissione radio di Gerrit Bolkestein - membro del governo Olandese in esilio - il quale diceva che, una volta terminato il conflitto, avrebbe creato un registro pubblico delle oppressioni sofferte dalla popolazione del Paese sotto l’occupazione nazista. Menzionò la pubblicazione di lettere e diari, cosa che spinse Anna a riscrivere sotto altra forma, e con diversa prospettiva, il proprio.
Esistono quindi tre versioni del diario: la versione A, l’originale di Anna, la versione B, la seconda redazione di Anna, su fogli volanti, in vista della pubblicazione, la versione C, scritta da Otto Frank basandosi sulla versione B, apportando modifiche e cancellazioni.
Una recente edizione critica del diario compara queste tre versioniraggiungibile a piedi dalla stazione centrale, dal palazzo reale e dal Dam.
Bibliografia
I diari di Anna Frank: Edizione Critica, Anne Frank, curato da David Barnouw e Gerrold Van der Stroom, Einaudi - Collana: Grandi Opere - 2002 - ISBN 8806147307. A cura dell’Istituto per la documentazione bellica dei Paesi Bassi. Compara diverse edizioni del diario con l’originale, e include uno studio approfondito della sua autenticità, riporta la storia delle persone coinvolte prima e dopo la guerra.
Racconti dell’Alloggio Segreto, di Anne Frank, Einaudi 2008
Miep Gies. Si chiamava Anna Frank a cura di Alison Leslie Gold. Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1987. ISBN 88-04-30506-1
Melissa Müller. Anne Frank –una biografia, Einaudi 2000. ISBN 88-0616834-7
Willy Lindwer. Gli ultimi 7 mesi di Anna Frank, Newton Compton 1995 ISBN 88-8183-078-7