Era il 15 maggio 1910 – Gli azzurri giocarono e vinsero 6-2 all’Arena di Milano contro la Francia

5 maggio 1910: il primo allenamento della prima Nazionale Italiana. Nella foto i "probabili" che battendo i "possibili" vennero scelti in blocco per formare la nuova Nazionale
NOVARA, 16 MAR 2010 - E’ certamente da considerare una data storica il 15 maggio 1910, perchè in quel giorno, precisamente alle ore 15,30, debuttava la Nazionale italiana di calcio.
Il palcoscenico fu l’Arena di Milano, quel mitico impianto che aveva ospitato le più importanti manifestazioni sportive di fine 800 e inizio 900. L’Italia -allora in maglia bianca e calzoncini neri- incontrò la più esperta Nazionale di Francia che aveva debuttato nel 1904.
L’Italia fu uno degli ultimi Paesi ad organizzare una squadra Nazionale nel calcio. L’avevano preceduta ovviamente le Nazionali di scuola inglese, cioè Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia. E anche molti Paesi europei come Austria, Svizzera, Belgio, Germania, Norvegia, Svezia….
Ritardo dovuto alle difficoltà di organizzare la Federazione, nata a Torino e poi trasferita a Milano.
Le due metropoli del Nord costituirono con Genova la base per il varo del gioco del calcio, il “football”. Il calcio italiano entrò ufficialmente nella Federazione Internazionale nel 1905.
Si cominciò a parlare di rappresentativa Nazionale quando si venne a conoscenza dei risultati delle altre Nazionali, specialmente quelle vicino a noi: Austria, Svizzera, Francia. I primi passi, decisi, furono compiuti nella primavera del 1910 quando la Federazione del calcio era guidata dal ragioniere milanese Luigi Bosisio, con segretario generale Arturo Baraldi che presto passava le consegne ad un giovane torinese, Vittorio Pozzo, classe 1886.
Le squadre partecipanti al campionato del 1910 furono ben nove, numero considerevole per quei tempi, con la Pro Vercelli (campione d’Italia 1907 e 1908), il Genoa, l’Andrea Doria di Genova, il Torino, la Juventus di Torino, l’Internazionale di Milano, il Milan, l’Unione Milanese e l’Ausonia di Milano. Dunque, due squadre di Genova; due di Torino; quattro di Milano più l’unica provinciale, la Pro Vercelli.
Il campionato, disputato per la prima volta a girone unico con partite di andata e ritorno (sedici partite per ogni squadra), iniziò nel novembre del 1909 e registrò una battaglia implacabile fra tre squadre: Internazionale di Milano, Pro Vercelli e Juventus; quest’ultima venne staccata nelle ultime partite. Finirono in parità, dopo 16 partite, l’Internazionale di Milano e la Pro Vercelli, con 25 punti a testa.
E’ necessario quindi uno spareggio, fissato dalla Federazione per il 24 aprile 1910. C’è contrasto sulla sede: i nerazzurri pretendono un campo neutro, la Pro Vercelli insiste per giocare sul proprio terreno, perchè campione d’Italia uscente e perchè vanta il miglior quoziente reti (46 gol fatti contro 15 subiti) rispetto all’Internazionale (gol fatti 55, subiti 26).
La Federazione decide per il campo di Vercelli. Ma i dirigenti della “Pro”, avendo molti giocatori della propria squadra impegnati in un torneo militare (a quel tempo c’era molta riverenza verso le autorità con le stellette!), chiedono un rinvio della partita al 1° maggio.
La richiesta è respinta sia dall’Internazionale (poco sportiva) che dalla Federazione. Quindi domenica 24 aprile, sul campo della Fiera di Vercelli, l’Internazionale incontra e maramaldeggia contro una squadra vercellese composta da ragazzi di 10-15 anni, inviata in campo come gesto di clamorosa protesta.
L’Internazionale vince facilmente per 10 a 3, arbitro Umberto Meazza (dell’Unione Sportiva Milanese) e si aggiudica il suo primo scudetto tricolore.
La Federazione squalifica sino al 31 dicembre 1910 tutti i titolari della Pro Vercelli. A causa di questa sanzione, nessun giocatore della Pro Vercelli viene convocato per i primi allenamenti e poi per i primi incontri della Nazionale.
Intanto, l’idea della Nazionale “corre” ed entusiasma dirigenti, giocatori e tifosi. La Federazione vara una commissione tecnica composta da Umberto Meazza (Unione Sportiva Milanese), Alberto Crivelli (Ausonia Milano), Agostino Recalcati (Milan), Giuseppe Gama (Internazionale) e Gianni Camperio pure milanese.
Questa Commissione sceglie come allenatore Umberto Meazza, e convoca venticinque giocatori, facendo disputare all’Arena di Milano il 5 maggio una partita di allenamento fra “probabili” e “possibili”. Alla fine viene decisa la seguente formazione che debutterà in Nazionale contro la Francia:
portiere, Mario De Simoni (U.S.Milanese)
difensori, Franco Varisco (U.S.Milanese), Francesco Calì (Andrea Doria Genova) capitano, Attilio Trerè (Ausonia Milano), Virgilio Fossati (Internazionale)
centrocampo, Domenico Capello (Torino), Franco Bontadini (Milan), Giuseppe Rizzi (Ausonia)
attaccanti, Aldo Cevenini (Milan), Pietro Lana (Milan), Arturo Bojocchi (U.S.Milanese).
Bontadini, infortunato, sarà poi sostituito da Enrico Debernardi (Torino).
Il primo capitano della prima Nazionale italiana è Francesco Calì, detto Franz, difensore dell’Andrea Doria. Aveva iniziato la carriera di calciatore quand’era studente in Svizzera, ha giocato poi nel “Doria” per diverse stagioni senza vincere mai lo scudetto.
La partita con la Francia, disputata all’Arena di Milano di fronte ad un nutrito numero di spettatori (4000 circa!), ha uno sviluppo abbastanza imprevedibile. L’Italia parte forte e mette in difficoltà i più compassati francesi.
Nel primo tempo vanno a segno il milanista Lana e l’interista Fossati. In apertura di ripresa, reazione dei transalpini che vanno in gol con Sellier, poi dopo un’ora di gioco fioccano le marcature: segnano nell’ordine ancora Lana, il francese Ducret, Rizzi dell’Ausonia Milano. Sul punteggio di 4 a 2, la partita ha un momento di pausa. I giocatori appaiono stanchissimi.
Nel finale, sorretti dal pubblico entusiasta, gli italiani passano ancora due volte con il torinista Debernardi e ancora Lana su calcio di rigore. Finisce con un trionfale 6 a 2, il debutto della Nazionale d’Italia.
La seconda partita del 1910, giocata il 26 maggio, a Budapest sul terreno del “Millenaris”, si configura come una mezza disfatta: 6 a 1 a favore dei fortissimi magiari di Jeno Karoly (futuro allenatore della Juventus).
Ma storicamente importante è stato il debutto della Nazionale italiana che entra nella storia con un netto successo. In cento anni gli “azzurri” hanno giocato più di ottocento partite!
Con un bottino considerevole: quattro titoli mondiali; un titolo europeo; un titolo olimpionico.
Gianfranco Capra